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La nostra presentazione

Siamo Daniela e Mattia,

25 e 28 anni, milanesi Doc, con la testa sulle spalle ed il cuore sempre in giro per il mondo. Nasce esattamente da questo il nostro progetto, non abbiamo deciso di aprire un blog per viaggiare, ma di viaggiare per unire le nostre due passioni: l’esplorazione e la scrittura.

Io sono Daniela, ho 25 anni, viaggio da sempre, ma in maniera molto diversa rispetto ad ora. Negli anni dell’infanzia il viaggio era più uno strumento di relax per i miei genitori, con i quali ho avuto la fortuna di approdare in terre lontane, isole sperdute e spiagge lunghissime. Oggi ho cambiato radicalmente il mio stile di viaggio, adoro spremere fino al succo le destinazioni che visito, fotografare istanti ogni volta diversi ed arricchirmi ad ogni passo. Sono una persona impulsiva e sanguigna, ragionare a mente fredda senza farmi sopraffare dalle emozioni non é esattamente il mio cavallo di battaglia, sono sempre pronta ad imbarcarmi in una nuova avventura, senza pensarci troppo. Non sempre questa mia particolarità é un bene, talvolta mi spinge a prendere decisioni sbagliate, perché poco ponderate; altre, invece, mi aiuta ad uscire dalla noia e dalla routine, dandomi la possibilità di vivere in maniera istintiva, passionale e tutta mia, dandomi una forte scossa. Sono amante dell’esplorazione, credo che questa mia passione derivi quasi per certo da un’altra delle mie più grandi inclinazioni, l’amore quasi sconsiderato per il mondo antico. Dopo le medie ho deciso di iscrivermi al liceo classico, unicamente perché odiavo la matematica, ad oggi, posso dire che quella é stata una delle scelte di cui vado più fiera. Ho imparato sui libri di scuola a viaggiare: viaggiare nel tempo e nelle epoche, appassionarmi alle storie degli eroi, seguirli nelle loro spedizioni, sognare insieme a loro. Quando, invece, ho bisogno di regolare i miei sentimenti, ragionare in maniera matematica, ponderata e razionale, intraprendo sostanzialmente due strade:

  1. Aprire un libro di grammatica greca: questo mi riconduce all’essenzialità dei concetti, o bianco o nero, non esiste la sfumatura, giusto o sbagliato.
  2. Andare da Mattia e farmi sgridare per le ultime decisioni prese, in effetti, coi piedi 😅

Ed ecco che entra in gioco lui. Mattia, classe ’91, leone ascendente leone, una personcina mica da ridere.

Razionale, l’eterno pensatore, pondera circa un’ora su come mettere giù il primo piede dal letto la mattina, perché sapete, non si sa mai. Una volta gli dissi ” se dovessi immaginarti in maniera stereotipata, ti penserei come un antico filosofo sempre con accanto il suo libro”. Ed é così davvero. La lettura é ciò che più lo appassiona, o meglio, la conoscenza, non importa di che argomento si tratti, lui deve esserne al corrente. Non credo esista nulla al mondo a cui lui non sia interessato, ogni cosa crea in lui sgomento ed ammirazione, per questo motivo, se mai doveste incontrarci in uno dei nostri viaggi, ci vedreste bisticciare perché io sto cercando di andare avanti mentre lui scatta foto ad ogni singolo particolare. Mattia ha la capacità di vedere il bello in ogni cosa, perciò si occupa di articoli diversi, rispetto a quelli più descrittivi del nostro blog, dei quali mi occupo io. Un’altra delle sue peculiarità é la naturale capacità di capire la mente delle persone in quattro e quattr’otto, ma non solo, a quanto pare entra in sintonia con gli animali ed i bambini piccoli, che generalmente stanno scappando da me.

Tutta questa diversità, tutto ciò che ci differenzia, é largamente compensato dalle cose che abbiamo in comune: il forte sentimento che ci lega, caratterizzato da stima e gioco di squadra, i viaggi e gli oggetti. Avete capito bene, ogni posto che visitiamo é per noi una miniera d’oro, non solo di esperienze, cibi, culture, racconti, ma anche di oggetti, siamo tornati dal nostro viaggio nella West Coast americana con una valigia piena di souvenir, tra cui tazze, frecce Navajo, biscottiere a testa d’alieno acquistate nei pressi dell’aria 51 e boccette di oro dello Utah. Il fatto é che ci piace il rimando visivo, il ricordo di un viaggio, a volte, é più bello ed emozionante del viaggio stesso. ( Spoiler: forse stiamo mettendo le mani avanti per giustificare una “leggera” mania da accumulatori ).

Speriamo tanto che questa presentazione, a questo punto doverosa, possa farvi conoscere meglio le nostre inclinazioni, le nostre passioni e, magari, strapparvi anche qualche risata ☺️

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Perché visitare la Liguria?

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Veduta dalla Costa di Bonassola, Liguria

Sembra scontato dovervi raccontare quali siano i motivi per visitare la Liguria, eppure, non è esattamente così. Spesso abbiamo sentito parlare delle regioni italiane in termini che non rendevano loro giustizia, ma in veste di “accompagnatori” dei vostri viaggi, se ne avrete voglia, ci piacerebbe darvi informazioni vere, reali, basate sulle nostre esperienze e non solo sul sentito dire.

Come ormai sapete, siamo soliti dare informazioni chiare, senza lasciar spazio all’interpretazione, quindi inizieremo, schematicamente parlando, a darvi qualche conoscenza utile per farvi venire una gran voglia di visitare questa bellissima regione.

Iniziamo!

  1. Vicinanza: chiaramente questo primo punto si riferisce più che altro a chi abita al nord, tra Lombardia, Piemonte e via dicendo. Fatto sta che la Liguria è incredibilmente vicina, in due ore, massimo tre se scendete più verso la Toscana, sarete arrivati a destinazione. Non avrete bisogno di voli aerei, battelli o altro, la vostra macchina, o il treno se non ne avete una, basterà.
  2. Buon cibo: beh, onestamente questo vale un po’ per ogni regione italiana, ma la Liguria è davvero uno dei fiori all’occhiello della cucina nazionale. Pesto, salsa di noci e la famosissima focaccia al formaggio di Recco, per non parlare dell’olio extravergine di oliva, uno dei migliori al mondo è proprio quello ligure. Questo è senza dubbio un altro dei motivi per i quali non potete fare a meno di visitare la Liguria.
  3. Mari e monti: questa espressione racchiude tutto ciò che c’è da dire sui paesaggi liguri. Spesso si tende a pensare alla Liguria come ad una regione che si affaccia semplicemente sul mare, mentre i paesaggi rurali e montuosi non mancano, anzi, se avete voglia di essere trasportati in un mondo un po’ eremitico, questa regione è perfetta per voi. Un assaggio l’avrete sicuramente guidando per arrivare a destinazione, le strade di questa regione, soprattutto quelle secondarie, sono totalmente immerse nel verde. Qui, però, ci teniamo a fare una precisazione doverosa: prestate attenzione e guidate con prudenza, i sentieri sono percorribili, ma talvolta risultano essere molto stretti e tortuosi, vi basterà limitare la velocità dare un occhio alla segnaletica.
  4. Cultura ligure: si parla davvero molto poco di quanto la cultura di questa regione sia affascinante, di grande interesse ed impatto, basti pensare al passato di Genova come Repubblica Marinara, al genovese Cristoforo Colombo ed alle storie di pirati legate a questa regione.
  5. Acquario di Genova: vi sembrerà banale, e forse un po’ turistico, ma questo acquario è assolutamente da visitare. Pensate che è stato inaugurato nel 1992 per il cinquecentesimo anniversario della Scoperta dell’America e l’architetto è il famosissimo Renzo Piano. Inoltre, vi troverete nel terzo acquario più grande d’Europa e nel nono più grande al mondo. Insomma, perdervelo sarebbe davvero un peccato mortale.
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Terraqueo: Progetto Milano

Si vegni senza paura, num ve songaremm la man
tucc el mond a l’è paes e semm d’accord
ma Milan, l’è on gran Milan!

Canzone composta da Giovanni D’Anzi nel 1934, in onore della Madonnina, la statua d’oro posta in cima al Duomo di Milano

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Piazza del Duomo, Milano

Come sapete, Milano è la nostra città… la città dove siamo nati, dove viviamo e dove lavoriamo e passiamo la maggior parte dell’anno. Riguardo a Milano si sente molto, si dice che il Milanese DOC sia freddo, strenuo lavoratore, malato d’impegni. Non vogliamo mentirvi, a Milano non ci si ferma un attimo, questa è una città dove il tempo corre veloce, i palazzi nascono e muoiono, le zone cambiano e si evolvono. Con loro anche i cittadini milanesi, che talvolta faticano a stare dietro a tutto ciò che questa città regala. Quando si nasce a Milano si imparano due cose: “Milan l’è on gran Milan” e “La metropolitana esiste solo a Milano”. Sono luoghi comuni, ma essendo tali, sono anche tanto presenti nel nostro, e probabilmente nel vostro, immaginario. Appena si esce dalla città ci si rende conto che esiste un mondo a parte, fatto di calma, di bei posti, di buon cibo ed anche di metropolitane!

Abbiamo deciso, a questo proposito, di realizzare un progetto che permettesse a tutti voi, nostri lettori, di conoscere ed apprezzare quella che per noi è casa. Non vogliamo lasciar nulla al caso, desideriamo parlarvi di tutti quei luoghi storici, della nostra cattedrale tanto bella e monumentale, della casa di Alessandro Manzoni, della meravigliosa Pinacoteca di Brera; ma anche della cosiddetta “Milano da bere”, quella Milano “fashionista”, tanto vanitosa quanto interessante. Abbiamo voglia di raccontarvi dove il Milanese va a prendere l’aperitivo, dove va a cena, ma anche dove compra da mangiare a Natale, perché non tutti sanno cucinare!

Desideriamo farvi conoscere gli eventi simbolo della nostra città, la Fashion Week ed il Salone del Mobile, così come la Fiera dell’Artigianato ed i mercatini della domenica. Inoltre, vorremmo avere il piacere di farvi entrare in quei luoghi quasi sconosciuti, le collezioni private, delle wunderkammer di estrema bellezza dove rimanere stupiti ad ogni angolo.

Da oggi in poi inizierà il nostro Progetto Milano, potete seguirci anche su Instagram tramite l’hashtag #progettomilanoterracqueo e rimanere aggiornati anche tramite le più belle ed interessanti foto della città 🙂

Buon viaggio e buon divertimento!

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Il “nostro” Machu Picchu

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Machu Picchu

Siamo dell’idea che ognuno, a suo modo, si goda le esperienze di viaggio come meglio crede, questo è il motivo per il quale questo articolo non vuol essere una guida al Machu Picchu, ma un insieme di informazioni per far sì che siate consci di ciò che state andando a visitare. Il Machu Picchu non è un luogo comune, nè facile da raggiungere sotto il punto di vista del tempo che ci si impiega e del denaro che si spende per visitarlo, nonostante ciò, non possiamo far altro che dirvi che ne vale davvero la pena. Le sensazioni che proverete quassù sono davvero uniche, sarebbe estremamente bello poter vivere l’esperienza in periodi dell’anno o momenti della giornata in cui l’affollamento turistico è minore rispetto al solito. Purtroppo, però, nonostante le nuove regole e la quantità di persone che possono accedere al giorno al sito, sarà molto difficile trovarlo vuoto. Questo scenario è uno dei più visitati del Perù, possiamo però consigliarvi di prendere il biglietto d’entrata la mattina presto, in modo tale da arrivare in loco ad un orario consono ad una visita tranquilla e priva di un’estrema quantità di turisti. Se sceglierete di arrivare la mattina presto, considerate l’opzione di dormire ad Aguas Calientes la notte prima, in modo da poter arrivare abbastanza velocemente. Per quanto riguarda il periodo dell’anno, il Machu Picchu può essere visitato per tutta la durata del calendario, tenete presente che il mese più affollato è quello di agosto, essendo alta stagione. L’entrata al sito è abbastanza veloce, vi basterà mostrare il vostro biglietto ed entrerete quasi subito.

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Machu Picchu

Il nome “Machu Picchu” deriva dalla lingua quechua e significa “vecchia montagna”, vi trovate a poco più di 2400 metri di altezza e la vista da quassù è davvero imperdibile, considerate inoltre che state visitando il terzo sito archeologico al mondo per grandezza. La Vecchia Montagna è considerata la città perduta più importante del Perù, per questo motivo fa parte del Partimonio dell’UNESCO e dal 2007 è annoverata tra le Sette Meraviglie del Mondo Moderno. Insomma, ricordate che state camminando in un luogo sacro agli Inca, infatti essi si stanziarono qui grazie al primo imperatore Inca, chiamato Pachacutec. L’epoca Inca fu un’epoca piena di innovazioni, di leggende e di misteri, un’epoca importante da ricordare ed estremamente affascinante. Il tutto, però, ebbe fine con l’arrivo dei coloni spagnoli che, circa un centinaio di anni dopo, con la conquista di varie parti del Sud America, contribuirono alla scomparsa della civiltà Inca.

Alla fine del 1500, purtroppo, degli Incas rimase poco o nulla, le persone ed i loro discendenti avevano lasciato il Machu Picchu, nonostante ciò, essendo il luogo geograficamente remoto ed ostile, i coloni non innalzarono chiese, templi e via dicendo, nè si stanziarono in zona, in quanto inutile per le rotte economiche dell’epoca. Accadde quindi che la città degli Incas perse man mano d’importanza, cadde praticamente nel dimenticatoio dal 1600 in poi, addirittura c’era chi pensava che la sua esistenza fosse solo una leggenda.

Ecco che, tra la metà dell’ottocento e l’inizio del novecento, alcuni esploratori tra cui un italiano di nome Antonio Raimondi, si recarono nella Valle dell’Urubamba per vari scopi e, pian piano, riportarono alla luce le rovine del Machu Picchu. Fu infatti nel 1912 che lo storico statunitense Hiram Bingham, accompagnato da una squadra, diresse gli scavi archeologici all’interno del sito. Da questo momento, il Machu Picchu divenne uno dei luoghi più agognati da visitare, sia per gli europei, che per il resto del mondo.

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A Cavallo con i Navajo

Salute a voi, amici viaggiatori. Ci piacerebbe condividere con voi un’esperienza, forse una delle più belle, vissute durante il nostro viaggio nella Costa Occidentale: si tratta della corsa a cavallo nelle terre Navajo, in particolare, all’interno del parco della Monument Valley. Vi consigliamo spassionatamente di arrivare in zona la mattina presto, è il momento più giusto per la vostra visita, non avvertirete temperature insopportabili e potrete godervi il momento in cui i colori, tra le rocce, giocano a nascondino con le ombre da queste proiettate, in un caleidoscopico dipinto che sperimenta tutte le possibili combinazioni, ma solo di due tinte nell’arsenale infinito  della tavolozza della natura. Il tutto contornato da un cielo in contrasto, poiché acerbo, ancora innamorato del blu della notte e con il sole anelante di figgersi al picco del cielo. Inoltre, sarete quasi da soli, potendo assaporare più profondamente coi sensi accesi per i misteri vibranti del petroso deserto, insieme al vostro accompagnatore che si occuperà di farvi da guida e raccontarvi cosa rappresenta la Monument Valley per i nativi. Non serve essere esperti fantini per vivere la Monument Valley a cavallo, gli animali sono docili ed abituati a stare tra le persone ed i loro allevatori sono ampiamente capaci e competenti, assolutamente in grado di assistervi per ogni evenienza. E’ vero, è possibile visitare il parco in macchina o a piedi, ma viverlo a cavallo è stata una delle scelte più azzeccate che avessimo potuto fare.

Vi lasciamo qui di seguito alcuni articoli sull’argomento:

 

6 giorno > Trekking nel deserto: la carcassa dell’aereo abbandonato

Carcassa dell’aereo abbandonato

Buongiorno lettori, oggi è ancora giorno di trekking, nonostante ciò, siamo elettrizzati da ciò che vedremo questo pomeriggio. Nel Sud-Ovest dell’Islanda, dove ci troviamo noi ora, nel novembre del 1973 un piccolo aereo della US Navy dovette intraprendere un atterraggio di emergenza, tutta la flotta aerea si salvò, ma l’aeromobile rimase lì abbandonato, tanto che ancora oggi non è stato mosso di un millimetro, diventando così un importante luogo turistico, anche se non troppo inflazionato, ma molto indicato per ammirare qualcosa di estremamente particolare.

Onestamente prima di partire per il trekking eravamo un po’ spaventati, soprattutto dai pareri e dalle opinioni trovate in internet. Avevamo letto che l’aereo si trova praticamente nel nulla, e fin qui, nulla in contrario, ma avevamo anche letto parole come “trekking molto impegnativo”, “fate molta attenzione perché rischiereste di perdervi” e via dicendo. In questo articolo, quindi, abbiamo il piacere di parlarvi, anche dal nostro punto di vista, in maniera veritiera di come si svolge il tutto, di cosa è pericoloso o meno, di quanto tempo ci metterete e di come organizzare la vostra camminata.

Insegne all’inizio del percorso

Il punto dove dovrete lasciare la vostra auto ed iniziare il trekking si trova sulla Hringvegur Road, o strada 1, vi lasciamo le parole esatte da impostare sul navigatore: “Parking for Solheimasandur Plane Wreck”. In questo modo, arriverete esattamente nel parcheggio dove potrete lasciare la vostra auto ed incamminarvi verso l’attrazione. Non preoccupatevi, vi accorgerete di essere nel posto giusto dal fatto che troverete cartelli ed insegne che presentano il luogo d’interesse. A questo punto, vi basterà seguire il percorso delineato da paletti gialli, che vi accompagneranno fino all’aereo. Il trekking è di circa 7 chilometri in totale, 3 e mezzo all’andata ed altrettanti al ritorno, c’è anche da dire che è tutto completamente in piano, quindi lo consigliamo anche a chi non cammina abitualmente. Il tempo di percorrenza va da un minimo di mezz’ora all’andata e mezz’ora al ritorno, ad un massimo di un’ora, se ci si ferma a riposare o si cammina molto piano. Onestamente non abbiamo ben capito le fonti che sembrano suggerire una certa pericolosità nel percorso, ovviamente non si deve assolutamente oltrepassare i paletti gialli, in quel caso potreste davvero perdervi, soprattutto in giornate con bassa visibilità dovuta a nebbia o altri fenomeni atmosferici, ma come spesso accade, basta seguire le regole e non prendere strane iniziative e tutto andrà per il verso giusto.

Carcassa dell’aereo abbandonato

In ogni caso, vi consigliamo vivamente quest’esperienza, poter vedere un aereo in quelle condizioni è davvero qualcosa di molto particolare, soprattutto per chi è appassionato di fotografia e vuole portarsi a casa dei bei ricordi. Una volta giunti sul posto, vedrete che oltre all’esterno dell’aeromobile, è possibile, seppur con cautela, esplorare anche l’interno, la parte posteriore non è più intatta, quindi potrete entrare e scattare anche qualche foto dell’interno. Purtroppo, come spesso accade, qualche vandalo ha pensato bene di incidere con chiavi ed altri oggetti il proprio nome, o di scriverlo in bella vista con penne e pennarelli, ovviamente vi invitiamo a non farlo e ad avere il rispetto adeguato con il quale ogni viaggiatore dovrebbe partire 🙂

Carcassa dell’aereo abbandonato

5 giorno > le più particolari cascate islandesi: Gljúfrabúi e Seljalandsfoss

Gljúfrabúi

Come avete letto nell’ultimo articolo, ci siamo addormentati in una delle zone più suggestive di questo paese, la Valle di Haukadalur, proprio davanti al parco che ospita i più antichi geyser islandesi. La mattina dopo, però, è già tempo di ripartire, salutare le calde sorgenti geotermali e dirigerci verso due delle più belle e particolari cascate islandesi, per giungere in serata a sud dell’isola.

Dopo una ricca colazione saliamo in camera a radunare le poche cose tirate fuori dalle valigie e partiamo, direzione Gljúfrabúi. La prima cascata di oggi non è così famosa e questo, se da una parte è un vero peccato, dall’altra è uno dei motivi per i quali l’atmosfera è serena e rilassante. Si tratta di una cascata più piccola rispetto alla vicina Seljalandsfoss, sia per portata d’acqua, che per altezza (circa 40 metri). Nonostante ciò, ha una peculiarità a renderla estremamente straordinaria: si trova quasi totalmente oscurata dalle rocce, tant’è che se ci si passa davanti senza conoscerne l’ubicazione precisa, si rischia di perdersela. L’unico indizio è il piccolo ruscello che raccoglie l’acqua della cascata, seguendolo, si arriva ad una fenditura tra le rocce e solo qui, avrete il secondo indizio, il rumore dell’acqua.

Ora non potete più confondervi, Gljúfrabúi si trova lì dentro, a pochi passi da voi. Consigliamo un abbigliamento tecnico o quantomeno impermeabile, ma anche scarpe comode e da trekking, dovrete addentrarvi tra rocce umide e muschiose, sarete quindi facili prede di scivolate mirabolanti! Una volta entrati, avrete davanti a voi uno scenario da favola, l’acqua che scroscia a pochi metri da voi, un microclima totalmente diverso da quello esterno e tanta, anzi tantissima acqua che vi arriverà addosso. Avvicinatevi il più possibile, ovviamente con le dovute attenzioni, e guardate in sù, vedrete il cielo da una prospettiva mai vista prima.

Gljúfrabúi

Noi abbiamo scattato centinaia di foto, ma fate attenzione alle macchine fotografiche, qui è tutto completamente bagnato, quindi abbiate cura dei vostri dispositivi, anche in vista della prossima cascata che visiterete, la maestosa Seljalandsfoss, molto più alta della precedente ed anche lei ad alto rischio di infradiciatura!!!

Seljalandsfoss

Questa seconda cascata si trova solo ad un chilometro di distanza dalla precedente, circa due minuti in macchina, ed in questo caso, una volta giunti al parcheggio, non farete alcuna fatica a scorgerla. Qui l’acqua cade da più di sessanta metri e vivrete un’esperienza indimenticabile grazie alla particolare conformazione di Seljalandsfoss. Avrete infatti la possibilità di aggirare la cascata e vederla da dietro il getto, trovandovi tra la roccia ed una potentissima cascata che si staglia davanti ai vostri occhi. E’ possibile ammirarla da questo punto di vista solo durante l’estate, mentre d’inverno il percorso è, comprensibilmente, chiuso ai turisti a causa della pericolosità data da neve o ghiaccio. Nonostante ciò, non preoccupatevi, il sentiero è assolutamente fattibile, ben segnalato e percorribile senza grande dispendio d’energia, ma solo con un po’ di attenzione alle irregolarità del terreno. Potrete arrivare fino a dove la cascata si conclude, toccando l’acqua ed, anche qui, bagnandovi ben bene.

Entrambe queste attrazioni non sono a pagamento, vi basterà arrivare in loco, scendere dalla vostra auto e fare qualche metro a piedi, stupendovi davanti alla straordinaria bellezza della natura.

Seljalandsfoss

Geysir e Strokkur: una meravigliosa passeggiata tra i vapori della Terra

Sorgenti nei pressi di Geysir

Buongiorno lettori, ci siamo lasciati con il racconto della bellissima cascata di Gullfoss e con un’irrefrenabile voglia di assistere ad uno dei più affascinanti fenomeni al mondo, i geyser. Dopo la nostra tappa alla cascata, dire che fossimo bagnati fradici è un eufemismo, quindi la prima destinazione per cambiarci e asciugarci un po’ era il nostro hotel. Finalmente abbiamo posato le valigie, ci siamo rimessi in sesto e siamo usciti. Fortunatamente il nostro albergo era a due minuti a piedi dai geyser, quindi è stato molto facile e veloce raggiungerli.

Anche per quanto riguarda quest’attrazione, non dovrete tirar fuori il vostro portafogli, l’ingresso è libero e gratuito per tutti, e questo è un altro buon motivo per non perdersi quest’esperienza. D’altra parte, avrete la possibilità di lasciare un’offerta a vostro piacimento e giudizio. Non appena ci si avvicina al sito, l’odore di zolfo prende il sopravvento, i vapori si fanno man mano più vicini e facili da vedere, se visitate i geyser durante una fredda giornata, come è capitato a noi, non appena vi troverete davanti ad una fonte di vapore, avrete una sensazione di calore estremamente piacevole. All’ingresso del parco troverete un cartello che vi spiegherà come comportarvi in quest’area, ma soprattutto, vi consiglierà di non avvicinarvi troppo e di prestare attenzione all’acqua bollente che fuoriesce dalle sorgenti.

Fatte queste precisazioni, entriamo nel vivo della visita e parliamo meglio dei geyser. Principalmente ne troverete due: Geysir e Strokkur. Il primo è il geyser conosciuto più antico più tutti e si è formato in seguito all’attività vulcanica del 1294, il suo record di eruzione è di 170 metri nel 1845, purtroppo però ad oggi la sua attività è saltuaria. Non c’è modo di sapere quando e se erutterà, questo fatto è dovuto alla noncuranza dei turisti che, per cercare di “svegliare” il geyser, hanno lanciato terra e pietre al suo interno, intoppando la sua attività. A questo proposito, per non peggiorare la situazione, vi consigliamo di evitare questi atteggiamenti, sia per quanto riguarda Geysir, che per quanto concerne Strokkur, il suo fratello minore che vanta, ancora adesso, un’assidua attività.

Strokkur

Veniamo quindi a lui, Strokkur, un geyser dal getto sicuramente meno potente di Geysir, ma comunque estremamente spettacolare, che erutta almeno due volte nel giro di dieci minuti, questo significa che avrete praticamente la certezza matematica di poter vedere questo meraviglioso fenomeno. La sua origine risale al 1789 e raggiunge picchi di trenta metri. Vi consigliamo di stare a guardarlo per un po’, non accontentatevi di una sola eruzione, non tutte sono potenti ed alte allo stesso modo, quindi vale la pena fermarsi qualche minuto in più per vederne le differenze. Proseguendo sul percorso delineato, vedrete anche delle più piccole pozze d’acqua, queste non eruttano, ma hanno la bella peculiarità di avere un’acqua di un blu intenso, estremamente affascinante e senza dubbio imperdibile, tutti questi colori sono dovuti a batteri ed alghe presenti al loro interno. Anche in questo caso i vapori saranno sulfurei, molto caldi ed estremamente umidi.

Sorgenti nei pressi di Geysir

Dopo aver camminato per almeno un’ora tra geyser, vapori ed odore di zolfo, abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa al bar di fronte, un grande complesso che contiene, oltre che una caffetteria, un grandissimo negozio di souvenir. La giornata si è quasi conclusa, ed ancora non riusciamo ad immaginare di aver visto un geyser eruttare per la prima volta proprio davanti a noi 🙂

Il Labirinto del Masone: la meravigliosa creazione di Franco Maria Ricci

Labirinto di Franco Maria Ricci

Buongiorno lettori, come sapete, siamo soliti raccontarvi di posti lontani, ma anche di luoghi magici a pochi chilometri da casa nostra. Vivendo a Milano, le regioni di confine, come l’Emilia-Romagna, rappresentano per noi destinazioni estremamente papabili per i fine settimana in cui sentiamo il bisogno di visitare posti nuovi. Questa volta è toccato a Fontanellato, provincia di Parma, un comune che ospita il Labirinto del Masone, ideato da Franco Maria Ricci con gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto. Era da tempo che questo labirinto aveva colpito la nostra attenzione, ma tra una cosa e l’altra, non siamo mai riusciti a visitarlo. Al ritorno dalle nostre ultime vacanze, però, complice la voglia di posticipare sempre più il ritorno alla vita normale, ci siamo convinti e siamo partiti per la vicina Fontanellato, impiegando circa un’ora e quindici di viaggio in macchina. Il Labirinto del Masone, però, a differenza di come il nome suggerisce, non è solo ed esclusivamente un labirinto, si tratta di un grande parco culturale, che ospita una meravigliosa collezione d’arte composta interamente da Ricci, un ristorante, alcune suite ed il labirinto, non contando le mostre temporanee che ospita durante tutta la durata dell’anno ed i vari eventi.

La nostra visita è iniziata nel pomeriggio, intorno alle 16.00 e con il senno di poi, vi consigliamo di non arrivare più tardi, la collezione d’arte è estremamente interessante, raccoglie oggetti particolari ed eclettici, esattamente in linea con il gusto di Ricci, il quale ha creato un percorso di straordinaria bellezza, fatto di busti in marmo ed in cera, splendidi dipinti, oggetti di un novecento alternativo, meno legato alle avanguardie rispetto al solito.

Collezione di Franco Maria Ricci

Oltre alle opere d’arte, troverete due stanze completamente tappezzate delle opere e delle edizioni pubblicate da Ricci, un tripudio di colori, di immagini evocative, di simbolismo e di gusto autentico, è tramite queste stanze che capirete, davvero, che cosa Franco Maria Ricci abbia rappresentato. Questa collezione merita almeno un’ora della vostra visita, non abbiate fretta e godete di ogni oggetto, cercando di coglierne peculiarità e valore.

Collezione di Franco Maria Ricci

Conclusa la nostra visita e saliti per pochi minuti sulla torre del Belvedere per ammirare parte del labirinto dall’alto, siamo entrati finalmente all’interno ed è stato subito amore! Questo dedalo è completamente costruito in bambù, questa scelta è stata fatta a causa del fatto che il bambù cresce velocemente, sia in altezza che in larghezza. Non è facile orientarsi al suo interno, anzi, l’unico modo per arrivare alla fine è trovare le varie piazzole, tutte numerate e ben identificabili, che tramite delle mappe poste ad ognuna di essa, vi sapranno indicare la strada giusta. Sappiamo bene che idealmente può sembrare facile, ma possiamo assicurarvi che non lo è, anzi, trovarsi in una situazione di questo tipo contrasta totalmente con il mondo che conosciamo, regolato da un’ossessiva conoscenza ed una prevedibilità, talvolta, disarmante. Vi sembrerà di tornare in un’epoca in cui il navigatore e gli smartphone ancora non esistevano, sarete obbligati a tentare, senza la certezza di dirigervi dalla parte giusta. Strade obbligate, vicoli ciechi ed imprevisti saranno i protagonisti della vostra prova, arrivare alla fine sarà l’obiettivo, leggere le mappe correttamente sarà la sfida, dileguarsi tra una via e l’altra sarà il divertimento.

L’esperienza è particolare, d’altri tempi, divertente e sfidante… nonostante ciò, qualunque cosa accada all’interno del labirinto, vi basterà chiamare il numero che vi verrà fornito all’entrata insieme ai biglietti e comunicar loro, all’evenienza, il numero della piazzola in cui vi trovate, nel giro di pochi minuti sarete portati in salvo.

Ora qualche informazione pratica

Il Labirinto di Franco Maria Ricci è aperto tutti i giorni, eccetto il martedì, il 25 dicembre ed il 1 di gennaio.

Orario estivo: 10.30-19.00, ultimo ingresso alle 17.30

Orario invernale: 9.30-18.00, ultimo ingresso alle 16.30

Prezzi: bambini sotto i 6 anni > gratuito, dai 6 ai 12 anni > €10,00 e dai 12 anni in poi > €18,00

Labirinto di Franco Maria Ricci

4 giorno > Sua Maestà Gullfoss, una delle più belle cascate d’Islanda

Gullfoss

Come avrete notato dai precedenti racconti di viaggio, in nostri ultimi giorni sono stati impegnativi, abbiamo visto la nostra prima cascata islandese, siamo arrivati alle pendici di un vulcano e siamo entrati nella sua coloratissima camera magmatica ed, infine, l’ultimo giorno ci siamo immersi tra due continenti.

Oggi però il riposo è ancora un miraggio, la sveglia suona un po’ più tardi del solito, verso le nove e trenta del mattino, facciamo colazione, lasciamo la nostra camera e procediamo verso la nostra prossima destinazione: Haukadalur, un centro abitato vicinissimo ai geyser. Nonostante l’enorme impazienza da cui eravamo guidati, non avremmo mai potuto tralasciare una tappa importante, la maestosa, titanica, monumentale cascata di Gullfoss. Questa è una delle cascate più famose d’Islanda, complice la vicinanza alle altre attrazioni del Circo d’Oro, come il Parco Thinvellir ed i geyser. Una delle peculiarità di Gullfoss sono i due gradoni che l’acqua percorre, il primo alto undici metri, ed il secondo ventuno, ed i meravigliosi giochi di luce che è possibile ammirare a causa dell’umidità. Visitare questa cascata è semplicissimo ed, anche in questo caso, totalmente gratuito, non possiamo dire la stessa cosa dei negozi nei pressi del parcheggio dell’attrazione, ricolmi di oggetti inutilmente ed eccessivamente costosi.

Ma torniamo a Gullfoss. Una volta giunti al parcheggio, avendo letto da varie fonti che bagnarsi sarebbe stato praticamente certo, ci siamo muniti di protezioni impermeabili e ci siamo avviati verso un sentiero davanti al quale dominava l’insegna relativa alla cascata. Percorrendo man mano la strada designata, non solo si sente cambiare l’aria, che diventa più umida e bagnata, ma si comincia a scorgere, sempre più chiaramente il rumore dell’acqua scrosciante, paradigmatico indizio di ciò che, da lì a breve, avremmo avuto davanti. Giunti sul ciglio di una scalinata, ci apprestiamo a scendere gli scalini con particolare attenzione a non scivolare, tenendo le mani attaccate come francobolli ai sostegni, ma con gli occhi rivolti verso Sua Maestà, Gullfoss.

Gullfoss

Nei giorni precedenti alla partenza per l’Islanda, abbiamo pensato che visitare Gullfoss sarebbe potuto essere superfluo, l’idea è stata quella che fosse una sorta di trappola per turisti. Il fatto che facesse parte del Circolo d’Oro non ha fatto che aumentare i nostri sospetti, portandoci a pensare che se l’Islanda è il paese delle cascate, sarebbe stato impossibile non trovare da altre parti qualcosa di simile. Ad oggi possiamo dirvi con certezza che il fatto che Gullfoss sia una meta turistica molto gettonata, non la rende di certo una copia di altre cascate islandesi, la sua unicità è visibile non appena la si intravede tra la nebbia. Il fatto che vi sarà necessario percorrere un sentiero per arrivare il più vicino possibile non deve spaventarvi, la pendenza è minima, basterà prestare attenzione a dove mettete i piedi e non inciampare tra un sasso e l’altro. La nostra visita è durata circa un’ora, un po’ per percorrere il sentiero, un po’ perché arrivati proprio davanti alla cascata, sarebbe stato stupido scattare qualche foto ed andarsene, ogni angolazione è speciale, la forza della natura di Gullfoss ha dell’incredibile, quindi nonostante tutto, abbiamo voluto goderci ogni minuto di questa splendida tappa del Circolo d’Oro.

Il tragitto di ritorno è stato un susseguirsi di torsioni per guardarla un’ultima volta, ma il nostro pensiero, a quel punto, erano i geyser che eravamo impazienti di ammirare. Nonostante ciò, abbiamo deciso di fare tappa in hotel, questo per cambiarci ed asciugarci un po’, viste le condizioni in cui possono ridurre moltissimi punti d’interesse islandesi 🙂

Come vi dicevamo, Haukadalur è il posto perfetto per vistare i geyser ed il nostro hotel era a meno di cinque minuti a piedi, nel prossimo articolo vi racconteremo il nostro pomeriggio tra i geyser e le emozioni che ci hanno regalato.

Gullfoss