1 giorno > L’entusiasmo, la partenza e l’arrivo.

Il giorno della partenza è come sempre un giorno entusiasmante, pieno di aspettative e di punti di domanda.

Ci si chiede se effettivamente il viaggio che si sta per intraprendere sarà all’altezza delle proprie aspettative, se gli hotel prenotati corrispondano alle foto viste sui vari siti, se forse sarebbe stato meglio fare tappe diverse, se in aereo si riuscirà a dormire o se, come spesso accade, l’agitazione per alcuni e la paura del volo per altri, impediranno di godersi il viaggio nel migliore dei modi. Con in testa tutto questo, lasciamo casa con le valigie e pieni di curiosità intorno alle 6 del mattino e ci dirigiamo tramite un autobus, verso la stazione centrale di Milano. Lì ci aspetta il treno denominato Malpensa Express, molto comodo perché permette l’arrivo all’aeroporto di Malpensa dalle varie stazioni ferroviarie di Milano e porta comodamente davanti al terminal 1 ed al terminal 2. A prescindere dal terminal che interessa il vostro volo, non dovrete prendere un treno diverso perché il mezzo fa varie fermate in città e le ultime due corrispondono ai due terminal. Il viaggio può durare dai 35 minuti circa ai 60 minuti, in base a dove lo prendete ed a che terminal vi fermate, il costo è di 13€ a persona.

Piccola riflessione: il prezzo non è bassissimo, però considerate che prendendo un taxi spendereste intorno ai 100€. Quindi le opzioni a nostro avviso sono due o prendete il Malpensa Express, comodo perché vi porta proprio alle porte del terminal, o in caso possiate farlo, fatevi accompagnare da qualcuno in macchina. 

Finalmente arriviamo in aeroporto, facciamo velocemente il check-in al banco della United e ci fermiamo nel Duty Free per quelli che sono gli immancabili acquisti non certo utili, ma che sanno di viaggio, classici di ogni pre partenza che si rispetti.  Facciamo una colazione leggera, cornetti al cioccolato, un cappuccino ed un marocchino e ci piazziamo al gate da cui sarebbe partito il nostro volo. Dopo pochi minuti, arriva una comunicazione che ci informa del ritardo di mezz’ora del nostro aereo. Poco male, ci mettiamo l’anima in pace ed aspettiamo. Dopo una mezz’ora che è sembrata un giorno, cominciano ad imbarcarci, ci sediamo ai nostri posti e via. Si parte. Le ore di volo sono circa 9 e per fortuna il nostro aereo, come spesso accade per i voli intercontinentali, è dotato di schermi sullo schienale davanti a noi sul quale è possibile passare un po’ di tempo guardando vari film. Inoltre la compagnia aerea serve un pasto, ovviamente il classico pasto da aereo, quindi sicuramente non un’indimenticabile esperienza, ma nel complesso passabile e soprattutto, fa volare ancora un po’ di tempo. Arrivati a Newark, scendiamo dall’aereo e ci rendiamo conto che, avendo solo un’ora di tempo, dobbiamo darci una mossa. Fortunatamente non abbiamo dovuto aspettare le valigie per fare un nuovo check-in, ma un aeroporto americano, è davvero una città. Tra un passo veloce e l’altro pensiamo che siamo sul suolo americano ormai, e poche ore ci separano dalla nostra prima destinazione.

Dopo una buona manciata di minuti arriviamo al gate e ci sediamo. Tra un pensiero e l’altro posiamo lo sguardo sullo schermo che sarebbe dovuto essere quello relativo al nostro volo, peccato che ci fosse scritto Singapore. Abbastanza increduli ed irrequieti chiediamo alla hostess al banchetto che ci informa con una calma irritante che il nostro volo non parte da lì, ma da un altro gate. Le mostriamo il biglietto, convinti che ci fosse scritto il numero del gate al quale ci eravamo recati. In effetti il numero era giusto, ma c’era una postilla alla quale non avevamo fatto caso che recitava, in un tono che al momento della lettura abbiamo avvertito tra lo scostante ed il supponente “GATE MAY CHANGE”, tradotto “IL GATE POTREBBE CAMBIARE”. Ottimo. Corriamo, sudiamo ed infine arriviamo al gate giusto. Porte chiuse. Volo partito. Fossimo arrivati due minuti prima saremmo tranquillamente saliti a bordo, il che ci innervosisce ancor di più. Nonostante la vocina in testa che ci suggeriva qualcosa tipo “iniziamo bene”, proviamo a non perderci d’animo, andiamo al banco della United, spieghiamo la situazione ed il fatto che, oltre ad aver sbagliato gate, abbiamo avuto davvero poco tempo tra un volo e l’altro considerando il ritardo precedentemente accumulato. Senza troppi giri di parole, la signorina ci comunica di recarci ad un terzo gate e che lì ci avrebbero fatto un nuovo biglietto, non appena avrebbero trovato due posti liberi su un aereo diretto a San Francisco. Seguiamo i suoi ordini ed infine, senza spendere un euro in più, ci trovano due posti su un volo che sarebbe partito circa 6 ore dopo, e ci danno anche dei voucher da 20$ a testa da spendere in aeroporto. Tutto sommato, nonostante il disagio del volo perso, abbiamo ottenuto un buon servizio ed ora, non possiamo far altro che aspettare ed esplorare un po’ l’aeroporto. Tra una cosa e l’altra ci è venuta una certa fame e ci siamo fermati a mangiare un hamburger, onestamente nulla di che, non ce lo siamo goduti troppo, complice l’aria condizionato molto alta e la stanchezza. Dopo l’interminabile tempo d’attesa, finalmente arriva il nostro aereo e veniamo imbarcati. Il volo è durato 6h e 30min e l’aereo era confortevole quanto il primo. Concluso quello che appena ripresa lucidità avremmo cominciato a chiamare “il viaggio della speranza”, usciamo dall’aeroporto e ci dirigiamo verso la taxi aerea. Va fatta una piccola precisazione: negli Stati Uniti è molto più comodo e soprattutto economico muoversi con Uber. In questo caso abbiamo preso il taxi perché non avevamo ancora scaricato l’applicazione e collegato la carta, ed essendo per noi la prima volta, volevamo controllare bene come funzionasse una volta arrivati con calma in hotel. Nel giro di una mezz’oretta arriviamo a destinazione, spendiamo intorno ai 50$ di taxi, ed entriamo all’ Inn at the Opera.

L’hotel ci ha fatto subito una buona impressione, facciamo il check-in, arriviamo in camera e ci facciamo una doccia, ormai sono quasi le 2 di notte, ma nonostante la stanchezza, abbiamo voglia di sgranchire un po’ le gambe dopo tutto quel tempo seduti. Scendiamo con felpa e cappuccio, San Francisco è fredda e ventosa, facciamo un breve passeggiata intorno all’isolato e da subito avvertiamo la sensazione di essere effettivamente dall’altra parte del mondo. Siamo elettrizzati, ma ormai le batterie sono proprio scariche. Torniamo in hotel e ci mettiamo finalmente sotto le coperte.

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Alcatraz Island, San Francisco.