A Cavallo con i Navajo

Salute a voi, amici viaggiatori. Ci piacerebbe condividere con voi un’esperienza, forse una delle più belle, vissute durante il nostro viaggio nella Costa Occidentale: si tratta della corsa a cavallo nelle terre Navajo, in particolare, all’interno del parco della Monument Valley. Vi consigliamo spassionatamente di arrivare in zona la mattina presto, è il momento più giusto per la vostra visita, non avvertirete temperature insopportabili e potrete godervi il momento in cui i colori, tra le rocce, giocano a nascondino con le ombre da queste proiettate, in un caleidoscopico dipinto che sperimenta tutte le possibili combinazioni, ma solo di due tinte nell’arsenale infinito  della tavolozza della natura. Il tutto contornato da un cielo in contrasto, poiché acerbo, ancora innamorato del blu della notte e con il sole anelante di figgersi al picco del cielo. Inoltre, sarete quasi da soli, potendo assaporare più profondamente coi sensi accesi per i misteri vibranti del petroso deserto, insieme al vostro accompagnatore che si occuperà di farvi da guida e raccontarvi cosa rappresenta la Monument Valley per i nativi. Non serve essere esperti fantini per vivere la Monument Valley a cavallo, gli animali sono docili ed abituati a stare tra le persone ed i loro allevatori sono ampiamente capaci e competenti, assolutamente in grado di assistervi per ogni evenienza. E’ vero, è possibile visitare il parco in macchina o a piedi, ma viverlo a cavallo è stata una delle scelte più azzeccate che avessimo potuto fare.

Vi lasciamo qui di seguito alcuni articoli sull’argomento:

 

La Polis senza nome

Vi fu un tempo in cui gli dei si spartivano le città per diventarne custodi.
Gli uomini avrebbero innalzato templi per i loro protettori ed istituito culti per i divini patroni .
Tutto scorse come stabilito senza affanno alcuno, fino a che rimasto l’ultimo luogo innominato, una contesa si aprì tra il secondogenito di Crono e la figlia nata dalla testa di Zeus: Poseidone ed Atena.
Il Dio con il tridente si fece avanti con un prodigio e su quella che sarebbe poi divenuta l’Acropoli famosa, fece emergere una sorgente d’acqua salata.
Atena, che di tutte le arti è saggia, portò un dono all’apparenza assai più modesto rispetto al primo, ma ella vede ciò che gli altri non immaginano .
Accanto al pozzo che i greci avevano costruito intorno alla sapida fonte da cui si ode il canto delle onde al soffio del vento del Sud, germogliò un primigenio ulivo, pianta tenace che può  pascersi anche in terre aride come quelle. Riuniti gli Olimpi dal loro sovrano a collegio, si volsero a giudicare la disputa e finalmente assegnare ad uno dei pretendenti la terra ancora senza nome. Zeus, padre dell’una e fratello minore dell’altro, si tolse dall’imbarazzo familiare, dichiarando la propria neutralità. Il responso della votazione dichiarò vincitrice Atena, che con un voto in più rispetto allo zio, si accaparrava  il premio tanto ambito. Ciò fu possibile poiché gli dei, contando un egual numero di individui per i due generi, ed ognuno esprimendo la preferenza per il candidato del proprio sesso con l’abbandono del re, il  gentil sesso poté prevalere. Lo sconfitto non vide con favore quest’onta ed, infuriato, sommerse con inondazioni le piane dell’Attica. Per placarne l’ira, i mortali decisero di compiacere il dio, trasmettendo da quel momento in poi solo nomi maschili alla discendenza come forma di rimborso onorario.
La città prese dunque il nome di Atene e ove si manifestarono i divini prodigi, gli ateniesi  edificarono un grande sacrario: l’Eretteo, in memoria di quei memorabili avvenimenti.