Principessa Mononoke

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Principessa Mononoke (Foto dal Web)

Partiamo dal titolo: al contrario di quanto potrebbe apparire, “Mononoke” non è un nome proprio, bensì l’epiteto con cui gli umani della “fucina” hanno battezzato la, per loro inquietante, giovinetta che abita nel fitto del bosco con i cani selvatici (lupi). La parola, non avendo un equivalente in italiano, è traducibile per difetto in Principessa Spettro, andando però ad intendere, più compiutamente, Principessa degli Spiriti Vendicativi o anche Spirito Vendicativo. La pellicola, uscita nel ’97, consacrerà al successo lo studio Ghibli, il produttore di molti girati oramai celeberrimi, presso il pubblico occidentale, fino a quel momento inspiegabilmente reticente. Nonostante il film si intitoli in tal modo, il vero protagonista della storia non sarà la ferina San (vero nome della ragazza) figlia di Moro, in tale ruolo è calato invece Ashitaka, ultimo principe di una razza isolata caduta in disgrazia, nel recesso più nord orientale e sperduto dell’isola. I due ragazzi saranno uniti da una vicenda che prenderà le mosse dalle scelte intrepide della Eccelsa Eboshi, Signora della Città del Ferro, che guidata dall’avidità e dall’incrollabile volontà, darà seguito ad una serie di eventi concatenati, che legheranno indissolubilmente gli attori della perniciosa vicenda che si andrà a configurare. Torniamo all’inizio della narrazione per immagini: nel romito villaggio degli Emishi, proveniente dalla foresta, farà capolino un enorme demone devastatore che, accecato dalla collera, si abbatterà sulla placida cittadina. Il baldo principe affronterà la spaventosa creatura con grande coraggio e pietà, domandandogli il perché di quella furia scellerata, con vani tentativi di placarlo dopo gentili ma risoluti ultimatum, si vedrà costretto a neutralizzarlo con la forza. Abbattuto l’ospite, verrà alla luce che esso era un enorme cinghiale e più tardi, che prima di essere consumato dal risentimento generato dal tremendo dolore della sua condizione sciagurata, fu protettore di un bosco lontano. Ashitaka, costretto al contatto dallo scontro, andrà incontro al proprio destino, preannunciatogli dalla vecchia sentinella presente al tempo dei fatti, ed esso lo vedrà ereditare la maledizione di quell’afflitto guardiano enfio di malignità. Da qui si dipartono i fatti della trama che si sviluppa attorno al desiderio del protagonista di scoprire la verità e di “vedere con occhi non velati dall’odio”, il quale nel frattempo ha accettato il proprio terribile fato e con esso l’esilio.

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Principessa Mononoke (Foto dal Web)

Il film, scritto e diretto da Hayao Miyazaki, è ambientato in un Giappone Medievale, simile al periodo tardo Muromachi, un tempo di grandi rivolgimenti, ma in definitiva fantastico, ed offre allo spettatore un tema quanto mai attuale, esso è cioè un dramma ambientalista, in un certo qual modo, storicizzato che cerca di rappresentare la convivenza conflittuale tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, determinato dalla violenza del primo commessa, con poca avvedutezza, sul secondo. In Italia l’animazione venne distribuita la prima volta nel maggio del 2000, con il titolo di Princess Mononoke. Più di recente, nel maggio di 14 anni dopo, essa si vedrà rimessa a lucido e distribuita nuovamente nelle sale, non più dalla Buena Vista International, ma a cura della Lucky Red con il nome Principessa Mononoke. In aggiunta ci fu un novello doppiaggio, più fedele all’idea originale, che assecondasse quelle che erano le intenzioni espressive del suo creatore, che attraverso la costruzione di dialoghi vicini all’affettazione, ambiva a ricalcare, immergendovene le parole, le atmosfere storiche imitate.

 

 

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