“LE MUSE INQUIETANTI”, Giorgio de Chirico

“Le Muse Inquietanti” Giorgio de Chirico, Palazzo Reale, Milano

“Le Muse Inquietanti” Giorgio de Chirico, 1917-1919. Palazzo Reale, Milano.

(97 × 67 cm, olio su tela)

Il dipinto ritrae, all’interno di un indefinito ed irreale spazio aperto, due figure principali dalle fattezze di statue classiche di ispirazione ionica in pose distinte: l’una mollemente assisa sul proprio basamento e l’altra diritta in piedi, pressoché posta al fianco della prima. Entrambi questi simulacri dalla forma umana si discostano dalla comune imitazione, poiché esse si cingono sulla propria sommità di un capo di manichino da sartoria e non d’uomo o donna che sia, e se ne stanno lì indaffarate nei loro misteriosi ed invisibili propositi, circondate da diversi, colorati e multiformi oggetti geometrici. Come soventemente accade nella pittura metafisica, di cui l’opera fa iconicamente parte, la staticità straniante della scena raffigurata, si fregia di uno sfondo che la incornicia nell’ambientazione, presunta, di una piazza italiana, in questo caso di Ferrara, poiché codeste sono considerate misteriose e romantiche, la collocazione geografica è permessa dal riconoscimento del castello Estense, affiancato da una fabbrica a riposo, posto alle terga ed, in lontananza, degli attori ammutoliti sul silenzioso e solitario palco, totalmente fitti nell’atmosfera melanconica ed opprimentemente rarefatta. Diverse sono state le interpretazioni sui soggetti irriconoscibilmente rappresentati, alcuni sono giunti a considerare il manichino eretto in primo piano protagonista della tela, come se fosse la rappresentazione trasfigurata della figura mitologica di Ippodamia, principessa di un’antica polis le cui rovine giacciono nell’attuale Archaia Pisa, la quale durante la battaglia dei Centauri e dei Lapiti, attese con inquietudine l’esito dello scontro da cui dovrebbe provenire il titolo. Altra interpretazione, più che avversa alla prima, da considerarsi “stratificabile” a questa, è espressa all’interno del saggio di Maurizio Cavesi: “La Metafisica Schiarita”, nel quale sostiene che la scelta del de Chirico di presentare sprovvisti di occhi i propri soggetti, sia un riferimento agli Aedi della tradizione greca, sofferenti del buio della cecità. Di seguito l’autore considera la “disumanità” rappresentata dai manichini l’espressione ed il rimando ad “un’umanità arcaica ed originaria, veggente, eroica, abitatrice di tempi lontani e misteriosi ed, in questo senso, certo, disumana”. “Le Muse Inquietanti” è un quadro intensamente vibrante, ricco di significati e metafore che non possono risolversi in poche righe né tantomeno con la semplice descrizione in parole.

P.s. L’autore catturato dal soggetto ne confezionerà tre versioni quasi identiche

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