15 giorno > Salita sul Vulcano Grabrok e visita alla sorgente geotermale di Deildartunguhver

Buongiorno lettori, come vi abbiamo segnalato nell’ultimo articolo dedicato all’Islanda, Hvammstangi è un minuscolo paesino che non ha, sostanzialmente, nulla da offrire se non l’eventuale avvistamento dei leoni marini. Purtroppo noi non abbiamo avuto la fortuna di vederli, nonostante ciò, questa è una delle tappe dove è più probabile avvistarli, anche se non vale assolutamente la pena pernottare nei dintorni. Ora, però, è tempo di rimettersi in marcia verso la nostra penultima tappa, Reykholt.

Oggi intendiamo visitare due posti un po’ fuori dai soliti circuiti turistici, il cratere del Vulcano Grabrok e le sorgenti geotermali, dal nome assolutamente I M P R O N U N C I A B I L E, Deildartunguhver. Il vulcano si trova sulla strada, non dobbiamo compiere quindi alcuna deviazione, troverete qualche cartello a segnalarlo ed un comodo parcheggio dove lasciare la vostra auto. Grabrok è un vulcano ormai spento, al cratere del quale si arriva tramite un sentiero in legno molto comodo che permette la salita in maniera sicura ed abbastanza semplice. Non vi ruberà molto tempo, ma vi consigliamo di fermarvi ed arrivare fin sù, dove potrete camminare tutt’intorno al cratere e godere di un panorama davvero mozzafiato sulla vallata circostante. Piccolo consiglio: qui il vento tira fortissimo, tenetevi agli appositi sostegni e non distraetevi nemmeno per un secondo!

Conclusa la nostra scalata sul vulcano, ci aspettano le sorgenti geotermali di Deildartunguhver, un luogo che sembra davvero surreale, dagli odori sulfurei fortissimi e dai colori brillanti e particolari. Deildartunguhver è la sorgente geotermale più ampia d’Europa e rifornisce d’acqua calda una grandissima fetta di popolazione dell’Islanda Occidentale. Qui l’acqua arriva alla temperatura di quasi 100 gradi, prestate quindi attenzione e, se proprio proprio volete toccarla, fatelo per pochi secondi per evitare di bruciarvi! Ci hanno colpito molto i colori di questa sorgente, tra il verde ed il giallo, alghe che sembrano davvero radioattive (perdonate questa nostra interpretazione da film di fantascienza). In ogni caso, anche qui lo spettacolo ha dell’incredibile, sembra quasi di sentire l’acqua che ribolle sotto terra, dando vita a vapori umidi e del tutto imprevedibili.

Deildartunguhver

14 giorno > Di nuovo on the road: cavalli islandesi e il Faraglione di Hvitserkur

Buongiorno lettori, dopo l’emozione del Whale Watching, torniamo un’altra volta on the road con un bel sole che splende in cielo. Oggi siamo diretti verso il paesino di Hvammstangi, famoso per i leoni marini. Come vi racconteremo nei prossimi articoli, Hvammstangi è stato un po’ una cantonata ed una perdita di tempo, col senno di poi sarebbe stato meglio passarci senza pernottare, anche perché oltre ai leoni marini, che comunque non abbiamo visto, non c’è davvero null’altro da visitare. In ogni caso, il viaggio su strada è stato bello e rigenerante anche questa volta perché avevamo una tappa intermedia di una bellezza davvero mozzafiato. L’idea sarebbe stata quella di raggiungere subito Hvitserkur, uno stupendo faraglione oceanico di cui poi vi racconteremo la storia, ma abbiamo avuto una piccola distrazione a causa dei bellissimi cavalli che abbiamo trovato sul ciglio della strada. Di cavalli, in Islanda, se ne trovano tantissimi, ma sono quasi sempre all’interno del loro recinto circondato da altre barriere, questa volta invece li abbiamo trovati vicinissimi, siamo quindi scesi a fare un po’ di amicizia!

Cavalli islandesi

Dopo questa piccola deviazione siamo pronti a rimetterci in marcia verso il faraglione, che si trova alla fine di una strada sterrata non troppo facile da percorrere, ma che non dovrebbe crearvi grossi problemi anche con una macchina normale, basterà semplicemente moderare la velocità. Al vostro arrivo troverete un parcheggio dove posteggiare comodamente, in pochi minuti sarete davanti ad Hvitserkur, una vera meraviglia della natura che racconta una storia davvero affascinante. La leggenda, infatti, narra che questa zona dell’Islanda fosse abitata dai troll, figure mitologiche tipiche della tradizione islandese. Pare che i troll non amassero particolarmente le campane in quanto al loro suono, sarebbero stati pietrificati, uno di questi esseri, però, decise di sfidare la sorte con l’obiettivo di distruggere la chiesa di Þingeyrar a pochi chilometri di distanza. Calcolando male il percorso, purtroppo, il troll non riuscì ad arrivare in tempo e fu sopraffatto dal suono delle campane che lo pietrificarono. Hvitserkur sarebbe quindi un troll pietrificato e, nonostante la triste storia, dovremmo essere grati a questa coraggiosa creatura che, grazie alla sua impresa non riuscita, ci ha regalato un luogo dall’atmosfera davvero magica.

Hvitserkur

A parte queste interessanti e misteriose storie tradizionali, vi raccontiamo la nostra discesa verso il faraglione, perché di discesa si tratta! Diciamo che il panorama che si vede dall’alto è davvero molto suggestivo e potrebbe anche bastarvi, ma possiamo assicurarvi che scendere fino al mare sarà un’esperienza ancora più indimenticabile e particolare. Il percorso, però, non è per nulla semplice, anzi, vi consigliamo di mettervi con il sedere a terra e scendere quasi scivolando, la sera tornerete in hotel con i pantaloni conciati molto male, ma ne sarà valsa senza dubbio la pena. Non correte, non fate movimenti bruschi e prestate molta attenzione a dove mettete i piedi, solo così riuscirete a non scivolare e ad arrivare integri davanti a Hvitserkur. Una volta arrivati giù, siamo certi che ci penserete, e ci ringrazierete 🙂 Se, come noi, avete la fortuna di trovare la bassa marea, potrete attraversare un pezzettino di mare ed arrivare a toccare la formazione, solo da così vicino vedrete le tante alghe colorate, le conchiglie e le varie angolazioni da cui ammirare questo posto.

Hvitserkur

13 giorno > In cerca di balene: un sogno che si realizza

Il porto di Husavik, da dove partono i tour di Whale Watching

Buongiorno lettori, le mani ancora ci tremano mentre scriviamo questo articolo, vedere le balene nuotare a pochi metri da noi è stata un’emozione mai provata prima, qualcosa di immensamente bello ed appassionante. Immaginarle nuotare sotto la propria imbarcazione, pensarle mentre si dimenano in mare pronte per essere fotografate è stata una delle esperienze più belle mai vissute. Ma partiamo dal principio, in modo da potervi dare tutte le informazioni necessarie per vivere questa meraviglia nel migliore dei modi.

Perché fare tappa ad Husavik per vedere le balene

Come ormai sapete, ci piace raccontarvi per filo e per segno le nostre esperienza, ma anche essere chiari e precisi in modo che possiate valutare tutte le opzioni possibili e scegliere, infine, quella che fa al caso vostro. Husavik è senza dubbio il punto più favorevole per avvistare questi meravigliosi cetacei. Non è un caso, infatti, che la baia che si affaccia su Husavik sia ricca di nutrimento per questi giganti e che costituisca, perciò, l’habitat perfetto per le balene. Un’altra informazione utilissima perché il vostro viaggio non sia da considerarsi inutile è il periodo, il lasso di tempo in cui è più probabile avvisarle va da giugno ad agosto, se quindi visitate l’Islanda durante l’inverno, anche se avrete la possibilità di vedere questo paese cosparso di ghiaccio e, se sarete fortunati, vedere l’aurora boreale, le balene saranno molto più difficili da avvistare. Come nella vita di tutti i giorni, anche nei viaggi ci sono delle scelte da fare ed è proprio questo il caso.

Agenzie che organizzano tour di Whale Watching ad Husavik

Ora che abbiamo assodato che Husavik è il posto giusto per avvistare le balene, vi spieghiamo come funziona il processo di prenotazione dei tour, quali sono le agenzie che lo propongono e qualche altro consiglio. Ad Husavik ci sono due agenzie che offrono tour di Whale Watching e sono Gentle Giants e North Sailing, noi abbiamo scelto la seconda e ci siamo trovati bene, ma considerate che le due offerte sono del tutto equivalenti, i prezzi sono pressoché gli stessi e l’esperienza dura il medesimo numero di ore. Il costo per il tour, che dura tre ore, è di circa €80, l’equipaggio e preparato e le imbarcazioni sono assolutamente sicure. Noi abbiamo prenotato online circa dieci giorni prima ed al momento eravamo già in Islanda, ma temiamo di aver trovato posto anche grazie alla situazione Covid che ha, inevitabilmente, ridotto la quantità di turisti. Vi consigliamo quindi di prenotare con un po’ più di anticipo, magari qualche settimana prima della partenza.

Whale Watching

Il Whale Watching

Il nostro tour è partito alle 14.00, quindi abbiamo fatto colazione la mattina appena svegli, ma non abbiamo più mangiato nulla fino a dopo l’escursione, questo per evitare di non sentirci bene durante l’esperienza. Non sottovalutate questa possibilità, considerate invece di trovarvi nell’Oceano Atlantico, essere abituati a navigare non è necessariamente una garanzia e le onde, seppur non altissime, vi provocheranno un po’ di nausea. Al momento della prenotazione l’agenzia vi scriverà di arrivare al porto una decina di minuti prima dell’orario da voi scelto, questo avviene per far sì che tutti vengano radunati e portati insieme davanti all’imbarcazione di competenza. Una volta saliti a bordo, avrete la possibilità di indossare un impermeabile fornito dall’agenzia, che vi eviterà di tornare a casa bagnati fradici, le onde si infrangono spesso sulla barca durante il tour e questo comporterà degli schizzi d’acqua salata molto forti. All’inizio sicuramente avvertirete un senso di sconforto, la prima ora serve, in sostanza, per spostarsi il più possibile a largo e cercare di giungere nei punti dove solitamente si avvistano gli esemplari. Per voi, invece, costituirà il momento in cui sentirvi annoiati e sconfitti, convinti di aver fatto un buco nell’acqua. Questa sensazione non vi abbandonerà fino a quando qualcuno sull’imbarcazione, forse il capitano, griderà “WHAAALEEE”. Qui inizia il bello, comincerete a scorgere in lontananza la vostra prima balena, probabilmente vedrete subito lo spruzzo proveniente dallo sfiatatoio, quella fessura dalla quale i cetacei immettono aria ricca di ossigeno nel loro organismo, per poi espellerla spettacolarmente davanti a voi. Da questo momento in poi il tempo comincerà a volare, potreste vedere la stessa balena più volte, o tante altre che si avvicinano, lo spettacolo è assicurato. Purtroppo molto spesso vengono mostrate foto spettacolari in cui le balene saltano fuori, facendosi vedere quasi per metà, considerate che questa possibilità è davvero un po’ remota, vedrete però le code, la parte centrale riconoscibile dalla pinna dorsale e forse anche qualche muso 🙂 Ci è stato chiesto quanto effettivamente ne valga la pena, dobbiamo dirvi onestamente che, nonostante la causa che si è fatta sentire, rifaremmo quest’esperienza altre mille volte!

Whale Watching

12 giorno > partenza per Husavik e tappa a Godafoss, la cascata degli dei

Husavik

Buongiorno lettori, oggi si riparte in direzione Husavik. Dobbiamo essere sinceri, questo paesino del Nord rappresenta uno dei motivi principali per i quali abbiamo scelto l’Islanda per il nostro viaggio estivo. Si dice infatti che Husavik sia il luogo migliore d’Europa per avvistare le balene, ma di questo vi parleremo nel prossimo articolo. Con un enorme sorriso sul viso, quindi, partiamo per il Nord con in mente una tappa intermedia ben precisa, la cascata di Godafoss.

Dopo meno di un’ora di viaggio arriviamo a destinazione e, finalmente, capiamo per quale motivo questa cascata sia considerata una delle mete imperdibili di un viaggio on the road in Islanda. Godafoss è letteralmente meravigliosa, non si tratta di una cascata nascosta o misteriosa, ma di un’enorme attrazione composta da tre cascate di dodici metri che regalano uno spettacolo inimmaginabile. E’ curioso anche il suo nome, Godafoss significa infatti “cascata degli dei”, la leggenda narra che intorno all’anno 1000 il Cristianesimo divenne la religione ufficiale d’Islanda, per questo motivo le statue degli dei pagani sarebbero state gettate nell’acqua di Godafoss. Un’altra teoria, però, racconta che fosse chiamata in questo modo anche precedentemente alla conversione del paese, poiché le tre cascate da cui è composta rappresentavano simbolicamente la sacra triade della mitologia norrena, ovvero Odino, Thor e Freyr. Nonostante queste affascinanti storie, Godafoss merita moltissimo, è senza dubbio una delle più spettacolari cascate mai viste fino ad ora. Nei pressi della cascata, troverete inoltre dei comodi tavoli in legno dove sedervi e consumare un pasto veloce, magari un picnic, davanti a questo bellissimo panorama, purtroppo noi avevamo solo un po’ di cibo spazzatura, tra cui patatine e pop corn, ma è stato comunque molto carino 🙂

Godafoss

La giornata, però, non è ancora giunta al termine, abbiamo ancora qualche chilometro da macinare per arrivare ad Husavik, quindi dopo un bel po’ di foto torniamo verso la nostra auto e ci rimettiamo in strada. Giunti ad Husavik, lasciamo velocemente le valigie in hotel e facciamo un giro per la cittadina, una delle più tipiche che abbiamo visitato durante il nostro viaggio. Husavik è raccolta e colorata, sicuramente molto turistica, vista la possibilità di avvistare le balene, ma non troppo da risultare fastidiosa. L’escursione relativa alle balene sarebbe stata il giorno dopo, ma oggi vogliamo entrare nella modalità giusta, per questo motivo decidiamo di visitare l’Husavik Whale Museum. L’ingresso costa 1600 ISK, circa €10 e l’interno è davvero molto interessante e curato, qui sono esposte foto e scheletri di questi meravigliosi cetacei pronti a stupirvi, vi assicuriamo che vederne le ossa vi farà capire esattamente cosa andrete a scovare il giorno dopo, questi animali sono davvero enormi, sembra quasi che appartengano ad un altro modo, hanno qualcosa di antico, misterioso ed arcaico ed è davvero emozionante rendersi conto di tutto ciò. Il museo è piccolino, ma merita, l’unica cosa che ci ha fatto un po’ arrabbiare è stato il fatto che una parte interna alla struttura fosse chiusa, ma che la cosa non fosse stata segnalata all’ingresso.

Whale Museum

Nonostante un po’ di amarezza, è stata una bella esperienza, ma ormai si è fatto tardi ed è tempo di cenare. Non ve l’abbiamo ancora raccontato perchè abbiamo deciso di dedicare un articolo alla fine della serie sull’Islanda a questo argomento, ma durante il viaggio abbiamo quasi sempre cenato in hotel. Questa volta però, vogliamo trattarci bene, e mangiamo un hamburger con patatine in un bel ristorante sul porto per poi andare a dormire con il pensiero che il giorno dopo avremmo visto le balene, questa volta in carne ed ossa.

11 giorno > Grjotagja Cave e Dummoborgir: i luoghi di Game of Thrones

Buongiorno lettori, la nostra giornata a Myvatn inizia con un po’ di delusione per quando riguarda le terme omonime, ne abbiamo sentito parlare molto prima di partire ed abbiamo letto altrettanti articoli dedicati a questo posto, quindi l’istinto è stato quello di visitarle non appena possibile. Arrivati in loco, però, ci siamo resi conto di quanto, talvolta, i racconti non siano davvero fedeli alla realtà, ma soprattutto del fatto che le terme siano state circondate da un circolo di bar e ristorante che ha contribuito a rovinarne l’atmosfera, senza contare il fatto che per immergersi il prezzo sarebbe stato davvero eccessivo, circa €50 a persona. Avevamo già messo in conto di non immergerci a Myvatn, ma in qualche sorgente più intima e sperduta, però è stato davvero degradante notare quanto questo luogo, naturalisticamente molto interessante, sia stato rovinato dalla mano dell’uomo. Per questo motivo la nostra visita è durata pochissimo, giusto il tempo di qualche foto.

Terme di Myvatn

Niente panico! La giornata continua, e le due prossime tappe invece sono totalmente in linea con le nostre aspettative. Per prima cosa ci dirigiamo verso Grjotajia Cave, una delle location utilizzate anche nel celebre Game of Thrones, nello specifico nella quinta puntata della terza stagione “Baciata dal Fuoco”. Questa grotta ospita una pozza geotermale dalla temperatura molto alta, oscilla infatti tra i 40 ed i 45 gradi, per questo motivo non è possibile immergersi al suo interno. Il bello di questo posto è che si trova un po’ in profondità e dall’esterno la pozza non è assolutamente visibile, salta all’occhio solo una piccola spaccatura tra le rocce, che costituisce il punto d’ingresso. Per rendere il tutto un po’ più semplice è stato posizionato un cartello a sinistra di Grjotagja, che ne spiega le peculiarità ed avvisa i turisti della temperatura della pozza. Proprio in prossimità della grotta troverete un piccolo parcheggio dove lasciare la vostra auto ed iniziare ad esplorare uno dei luoghi più incredibili di questa zona. Entrare è semplice, vi basterà inerpicarvi su qualche roccia e scendere lentamente, appena arrivati giù, lo spettacolo è assicurato. Il calore dell’acqua si percepisce forte e chiaro, l’intimità che si prova qui dentro è unica e la sorpresa del colore dell’acqua è meravigliosa. L’acqua è infatti di un azzurro intenso, quasi da non sembrare vero, il contrasto tra le rocce e la pozza è davvero incredibile.

Grjotagja Cave

Dopo la visita a Grjotagja Cave, ci aspetta l’ultima tappa di questa bella giornata, costituita dai campi di lava di Dimmuborgir. Il nome Dimmuborgir significa letteralmente “castelli tenebrosi” e questo grande parco di formazioni laviche solidificate è frutto di eruzioni vulcaniche avvenute nella zona del Lago Myvatn. Passeggiare per Dimmuborgir è un’ottima idea per concludere la giornata, è infatti al tramonto che i giochi di luce che si formano tra le pareti laviche danno il loro meglio. Qui vi renderete conto di quanto la natura sia meravigliosa, vedrete enormi buchi nella roccia, grotte formate a causa delle eruzioni e cerchi perfetti di origine vulcanica. Ci è piaciuto molto scattare qualche foto in questo campo vulcanico, è stato emozionante trovarsi a camminare su un tappeto nero che una volta era lava. Non dovete necessariamente girare il parco in toto, ma credeteci quando vi diciamo di rimanerci almeno una o due ore in modo tale da godervi i meravigliosi panorami di Dimmuborgir e non perdervi nulla di cui poi potreste pentirvi.

Dimmuborgir

10 giorno > Studlagil Canyon, Hverir ed arrivo a Myvatn

Studlagil Canyon

Buongiorno lettori, il nostro viaggio on the road continua e, nonostante l’imprevisto di ieri pomeriggio, siamo pronti ad una nuova giornata all’insegna della natura. Oggi cambieremo nuovamente hotel e la destinazione finale sarà Myvatn. Di buon mattino facciamo colazione in una tavola calda in stile America anni ’50 e cominciamo a guidare in direzione Studlagil Canyon. Inizialmente questa spaccatura nella roccia non faceva parte dei nostri piani, ma dopo aver visto delle meravigliose foto durante le nostre ricerche pre-partenza, abbiamo deciso che non ci saremmo potuti perdere questa deviazione. La strada che porta a Studlagil non è propriamente in buone condizione, si tratta di una strada sterrata a strapiombo, quindi vi consigliamo di limitare la velocità e non esagerare con l’acceleratore.

Ci troviamo nella Jokuldalur Valley, una meravigliosa vallata che nasconde preziosità di ogni genere, a partire proprio da Studlagil. Una volta conclusa la strada dissestata e giunti al parcheggio dell’attrazione, il canyon sarà ormai vicino, nonstante ciò, la discesa verso il punto panoramico non è particolarmente sicura, quindi anche qui dovrete prestare un po’ di attenzione a dove mettete i piedi. Finalmente, dopo qualche passo lungo una ripida discesa, vedrete Studlagil, una delle più monumentali formazioni di rocce basaltiche di tutta l’Islanda. Questo posto rimase sconosciuto per lungo tempo, questo avvenne a causa del livello del fiume Jokla, ancora troppo alto perché le formazioni fossero visibili. Quando, però, il livello si abbassò, Studlagil apparve in tutta la sua bellezza stregando milioni di visitatori all’anno. E’ inoltre importante parlare del turchese intenso di queste acque, estremamente brillante ed affascinante, soprattutto nei giorni più limpidi. Purtroppo, nonostante sia assolutamente vietato, molti turisti si armano di drone e provano a riprendere il canyon dall’alto, vi diamo quest’informazione più che altro per questioni di sicurezza. Il canyon è molto profondo ed i droni, con i loro rumori molesti, rischiano di spaventare gli altri turisti che potrebbero accidentalmente perdere l’equilibrio, tenetevi sempre stretti ai sostegni e prestate attenzione per tutta la durata della visita. Nonostante questa piccola postilla, il canyon è magnifico, noi siamo stati molto fortunati ed abbiamo avuto l’opportunità di vederlo con un sole meraviglioso che ha contribuito a rendere la nostra visita, se possibile, ancora più bella ed emozionante. E’ possibile, con un trekking di media lunghezza, giungere sull’altra sponda del fiume e fotografare Studlagil da varie angolazioni.

Studlagil Canyon

Il tempo, però, non è mai abbastanza, quindi dopo circa un’oretta, ci rimettiamo in marcia verso Myvant, certi di arrivare in hotel in poco meno di un’ora. L’Islanda, però, è una continua scoperta ed ecco che lungo la strada cominciamo ad intravedere qualche fumo proveniente da un luogo che non avremmo pensato di visitare. Si tratta di Hverir, un area geotermale di cui non avevamo mai sentito parlare. Qui il paesaggio è lunare e nel giro di pochi metri vi troverete nel bel mezzo di soffioni, pozze di fango e fumarole, anche qui l’odore di zolfo è forte e pervasivo, nonostante ciò, sarete davvero stupiti dai colori di questa zona. Fate molta attenzione alle pozze, all’interno delle quali l’acqua è bollente e pericolosa, seguite il percorso indicato e non prendete l’iniziativa. Ammirate i depositi sulfurei ed il fumo che ne fuoriesce in quantità ingenti e spettacolari, vi sentirete davvero su un altro pianeta.

Hverir

9 giorno > L’oceano, la disperazione ed un tramonto da favola

Tramonto Islandese

Buongiorno lettori, il meteo continua ad essere dalla nostra parte, il sole splende ed il cielo è azzurrissimo! Vi preannunciamo che la giornata di oggi, seppur partita molto bene, ha subìto un grande intoppo, che vi raccontiamo per evitare che anche voi possiate incorrere nello stesso pericolo. Ma torniamo un po’ indietro. Vi dicevamo… il cielo è blu e la giornata che ci aspetta è per lo più di guida, da sud, ci sposteremo ad est per visitare qualche attrazione il giorno dopo. Lasciamo la nostra camera d’albergo e partiamo accompagnati dallo stereo a tutto volume. Qui i paesaggi sono verdi e rilassanti, non vi annoierete, nonostante le ore di guida, ma ammirerete un’Islanda un po’ diversa, quella del Sud, della costa che si bagna nell’Oceano Atlantico e delle meravigliose scogliere a picco sul mare. Per goderci appieno il clima ed il sole, abbiamo scelto la contea di Austur-Skaftafellssýsla, non ci siamo fermati a dormire per questioni di tempo, ma abbiamo comunque trovato meravigliosi promontori e straordinarie formazioni rocciose da ammirare in tutta la loro bellezza. Durante il tragitto ci siamo fermati più volte e, credeteci, se vi diciamo che sarà la stessa cosa per voi, tutta la strada è costellata da visuali pazzesche ed il blu del mare vi obbligherà a sostare per scattare qualche foto.

Scogliere a picco sul mare

Il problema, e parlare di problema è un eufemismo, si è palesato nei pressi di Djúpivogur, un comune abitato da poco meno di 500 persone a sud-est dell’isola quando, attirati da un faro e vedendo una stradina solcata da ruote d’auto, abbiamo pensato di addentrarci in un piccolo sentiero secondario. E’ vero che la strada era composta perlopiù da erba e terriccio, ma è anche vero i segni di pneumatici ed il fatto che non ci fosse nessun divieto, ci ha fatto sentire tranquilli nell’attraversarla. Dopo qualche centinaia di metri, in sostanza, ci siamo affossati nel fango, la macchina ha smesso di stare dalla nostra parte ed è iniziata la giornata più snervante del nostro on the road. L’auto si è inclinata, le ruote posteriori, non avendo un 4×4, non aiutavano, mentre quelle davanti giravano a vuoto. Dopo vari tentativi, un quad si è avvicinato a noi ed abbiamo sperato che il signore che lo guidava sarebbe venuto a darci una mano. Purtroppo, però, ci ha semplicemente detto che non avremmo potuto entrare nell’area e ce la saremmo dovuti cavare da soli. Insomma, diciamo che non è stato in alcun modo d’aiuto. Le abbiamo provate tutte: abbiamo cercato di spingere l’auto, di farla partire più volte, abbiamo cercato di utilizzare vari oggetti per far leva ed infine, abbiamo provato a scavare in prossimità delle ruote, ma nulla sembrava migliorare la situazione. Dopo ore ed ore di tentativi, lo stesso signore che nel pomeriggio si era avvicinato a noi in quad, è tornato con un trattore e, finalmente, ci ha tirati fuori dal pantano, dicendoci che ha volontariamente aspettato a darci una mano per “punirci”. Dobbiamo dire che ci siamo rimasti particolarmente male. Abbiamo capito che non saremmo dovuti entrare, però non c’era assolutamente nessuna indicazione ad impedircelo e, soprattutto, non abbiamo violato alcuna proprietà privata, di conseguenza abbiamo capito la sua arrabbiatura, ma non abbiamo condiviso la modalità secondo la quale dovesse “farcela pagare”. Non vi raccontiamo quest’episodio per incolpare qualcuno, ma per avvisarvi del fatto che la vostra macchina, in Islanda, sarà la vostra migliore amica, quindi dovete evitare in tutti i modi di metterla in pericolo. Evitate, quindi, strade non battute, a patto che non abbiate noleggiato un 4×4, e prestate molta attenzione al terreno dentro al quale vi state inoltrando.

Insomma, nonostante tutto, è bene tutto quel che finisce bene, quindi ci siamo rimessi in marcia con nuova linfa ed abbiamo continuato sulla nostra strada ripensando all’accaduto. Per fortuna, la natura, a differenza del signore di prima, ha deciso di regalarci qualcosa di meraviglioso. Ormai erano le 8 di sera passate ed il sole ha cominciato a tramontare, regalandoci uno dei tramonti più belli del nostro viaggio su strada, inoltre abbiamo scovato un bel posticino dove ci siamo fermati, questa volta lasciando l’auto in sicurezza. Poco dopo una grande curva, abbiamo notato una deliziosa casetta in legno adibita, secondo ciò che c’era scritto dentro, al bird watching. La struttura era molto piccola, ma tenuta egregiamente e con il tetto completamente coperto d’erba, abbiamo quindi deciso di goderci un po’ di tranquillità, dopo la disperazione del pomeriggio appena trascorso.

Cabina per il Bird Watching

8 giorno > Jokusarlon Lake e Diamond Beach: iceberg e diamanti di ghiaccio

Jokusarlon Lake

Buongiorno lettori, oggi vogliamo raccontarvi la nostra giornata alla scoperta dei ghiacci islandesi, una giornata che ci ha regalato emozioni a non finire, un posto magico che vi rapirà il cuore. Si tratta di Jokusarlon Lake, un lago di origine glaciale, formatosi per la prima volta nel 1934 in seguito allo scioglimento del ghiacciaio Vatnajökull.

Anche questa mattina, dopo aver fatto colazione, prendiamo la chiavi della nostra macchina e partiamo, direzione Glacier Lagoon. L’aspettativa è alta, nonostante i molti viaggi, questa è la prima volta che ci troviamo così vicini al circolo polare, ma soprattutto, non abbiamo mai visto iceberg. Avete capito bene, oggi ammireremo dei meravigliosi blocchi di ghiaccio che galleggiano all’interno di Jokusarlon Lake. Dopo una mezz’ora abbondante di macchina, vediamo in lontananza diventare preponderanti i colori bianco ed azzurro, siamo quasi arrivati, i ghiacci sono vicini… e lo spettacolo inizia. Già dal parcheggio è semplice intravedere qualche iceberg, soprattutto quelli più massicci, ma più ci si avvicina alle sponde del lago, più gli scenari cambiano, diventano man mano più freddi, glaciali, azzurri. Jokusarlon Lake è il paradiso dei fotografi, la cosa bella è che ovviamente gli iceberg scorrono, quindi ogni pochi minuti, i panorami cambiano, come la luce ed i riflessi che questi giganti di ghiaccio regalano ai visitatori. A Glacier Lagoon esiste la parte alta e la parte bassa, dall’alto vedrete uno scenario che da su tutto il lago, potendo così spingere il vostro sguardo più infondo possibile, se invece scendete sulla spiaggia che costeggia lo specchio d’acqua, vi sentirete davvero a contatto con il ghiaccio, sarete a pochi metri dagli iceberg, vi sembrerà quasi di poterli toccare.

Jokusarlon Lake

In caso voleste avvicinarvi ancora di più agli iceberg, c’è la possibilità di prenotare un tour in gommone che vi permetterà di girare a zonzo all’interno della laguna, noi abbiamo preferito evitare l’esperienza, visti i prezzi abbastanza alti, quasi 70€ a testa, ed il fatto che anche da riva la visuale è davvero mozzafiato.

Venire a Jokusarlon Lake, però, non vuol dire solo vedere dei bellissimi iceberg che galleggiano sull’acqua, ma anche visitare Diamond Beach, un spiaggia che dista poco più di un minuto a piedi. Il parcheggio è lo stesso, non dovrete quindi spostare la vostra vettura, ma solo fare una brevissima passeggiata. Il nome di questa lingua di terra è paradigmatico, l’idea dei diamanti si sposa molto precisamente con i residui di ghiaccio che vedrete qui. Si tratta di una spiaggia nera, dalla sabbia di origine vulcanica, dove moltissimi pezzetti di ghiaccio si sono fermati, rendendo il luogo davvero ricco di queste pietre preziose di ghiaccio. I residui hanno le forme più stravaganti, alcuni sono più grandi, altri più piccoli, ed il contrasto con la sabbia scurissima rende il tutto ancora più suggestivo. Date la caccia ai “diamanti” più disparati, scattate qualche foto e trascorrete la vostra giornata tra i ghiacci islandesi.

Diamond Beach
Diamond Beach

7 giorno > Reynisfjara Beach e Laufskalavarda: la spiaggia nera ed un campo di preghiera

Reynisfjara Beach

Buongiorno lettori, anche oggi ci svegliamo con la prospettiva di guidare per poco più di due ore e fermarci qua e là per scattare foto alle meravigliose strade islandesi. La sveglia non suona prestissimo, del resto due ore di auto non sono troppe e possiamo prendercela con comodo, ma la sorpresa di questa giornata è un’altra. Sì, perché oggi ci siamo svegliati con il sole, è stato davvero stupendo aprire gli occhi e non sentire il ticchettio della pioggia sulle finestre o il vento muovere i fili d’erba. Questo giorno ha sancito il nostro proclama di pace con l’Islanda, che fino a quel giorno non ci aveva dato tregua a livello metereologico. Con questa nuova consapevolezza e, soprattutto, questa nuova luce che rende tutto migliore, facciamo colazione, ci vestiamo ed usciamo dal nostro alloggio, pronti per la prima tappa di oggi: la Spiaggia Nera. Questa spiaggia, chiamata dagli islandesi Reynisfjara Beach, si trova sulla costa sud e dista pochi chilometri da Vik, il luogo dove vi consigliamo di soggiornare per visitarla.

La sua particolarità sta nella presenza di una meravigliosa scogliera basaltica, una grande grotta rocciosa e due straordinarie formazioni rocciose che sorgono poco lontano dalla riva e rendono la spiaggia una perfetta location per i viaggiatori e per i fotografi. Nonostante il nostro suggerimento comprenda la visita a Reynisfjara Beach, vorremmo fare alcune precisazioni. Questa spiaggia è stata spesso teatro di tremendi incidenti, anche mortali. La sua pericolosità si articola in fattori come le colonne basaltiche, molto scivolose e da scalarsi solo in sicurezza, la corrente dell’oceano che alcuni temerari sfidano, sottovalutandola, e le rocce che talvolta si staccano dalla loro origine. Il nostro consiglio è quello di visitarla con attenzione, evitando di entrare in acqua, di scalare le scogliere con poca accortezza e di mettersi in situazioni pericolose.

Reynisfjara Beach

Fatte queste brevi precisazioni, non perdetevi Reynisfjara Beach, è un luogo che porta con se una meravigliosa atmosfera e degli scenari da cartolina, dove è possibile scattare foto estremamente suggestive. Arrivarci da Vik è molto semplice ed impiegherete pochi minuti d’auto, vi basterà parcheggiare al punto di ristoro e seguire le indicazioni. La spiaggia, come ormai avrete intuito, è molto scura, formata da sassolini di piccole dimensioni, una stupenda scogliera basaltica ed una grotta dalla quale cadono goccioline che vi bagneranno la testa. Purtroppo è anche un luogo molto turistico, sarà quindi difficile non trovare altre persone oltre a voi, ma armatevi di santa pazienza ed aspettate che l’ambiente si svuoti un po’ per godervi il luogo e scattare qualche foto ricordo. Il consiglio principale che possiamo darvi per trovare la spiaggia deserta, o quasi, è la classica sveglia prestissimo ed un appostamento nelle prime ore del mattino, solo in questo caso avrete la libertà di vagare in totale serenità.

Reynisfjara Beach

La nostra visita si è svolta, prima di tutto, davanti alla scogliera. Qui la natura ha fatto davvero un bel lavoro, sembra che sia tutto costruito con righello e taglierino, le rocce sono di una regolarità quasi disarmante, capace di stupire anche i più scettici tra noi. In seguito ci siamo diretti verso la grotta, anch’essa di formazione basaltica ed anch’essa meritatamente fotografata da chiunque. Non è per nulla facile catturare la vera bellezza di questi luoghi, né con le foto né con le parole. Infine abbiamo deciso di avvicinarci al mare (non troppo!) per ammirare le due mastodontiche formazioni che fanno capolino in acqua, se proverete a spegnere il cervello ed a tapparvi le orecchie per un attimo, proverete un’immensa malinconia, questa è Reynisfjara.

La visita alla spiaggia nera ci ha lasciato un meraviglioso ricordo, ma il tempo scorre e noi dobbiamo rimetterci in marcia. Questa parte dell’Islanda è davvero molto bella da percorrere in auto, complice sicuramente il bel tempo, ma anche qualche piccola deviazione lungo la strada, come Laufskalavarda. Questo posto è stato per noi una sorpresa, non era infatti nei nostri progetti, ma abbiamo intravisto dall’auto qualche cartello ed abbiamo deciso di fermarci. Se non conoscete la storia, come noi, non riuscirete a capire di cosa si tratti, ma basta avvicinarsi e leggere ciò che raccontano i cartelli.

Laufskalavarda è una grandissima distesa di piccole montagnette di sassi, ma è il motivo di costruzione di queste montagnette ad essere curioso ed anche molto carino. Nel 894 una forte eruzione del vicino Vulcano Katla distrusse completamente il circondario, compresa una fattoria che si trovava proprio qui. Dopo l’esplosione, gli abitanti chiaramente provarono a ricostruire tutto, per questo motivo i civili cominciarono a lasciare dei piccoli sassolini ed a metterli impilati in segno di incoraggiamento. Da quel momento in poi, tanti viaggiatori che passano da qui fanno la stessa cosa, come abbiamo fatto noi dopo aver saputo la vicenda. Ogni sassolino è di buon auspicio.

Laufskalavarda

6 giorno > Trekking nel deserto: la carcassa dell’aereo abbandonato

Carcassa dell’aereo abbandonato

Buongiorno lettori, oggi è ancora giorno di trekking, nonostante ciò, siamo elettrizzati da ciò che vedremo questo pomeriggio. Nel Sud-Ovest dell’Islanda, dove ci troviamo noi ora, nel novembre del 1973 un piccolo aereo della US Navy dovette intraprendere un atterraggio di emergenza, tutta la flotta aerea si salvò, ma l’aeromobile rimase lì abbandonato, tanto che ancora oggi non è stato mosso di un millimetro, diventando così un importante luogo turistico, anche se non troppo inflazionato, ma molto indicato per ammirare qualcosa di estremamente particolare.

Onestamente prima di partire per il trekking eravamo un po’ spaventati, soprattutto dai pareri e dalle opinioni trovate in internet. Avevamo letto che l’aereo si trova praticamente nel nulla, e fin qui, nulla in contrario, ma avevamo anche letto parole come “trekking molto impegnativo”, “fate molta attenzione perché rischiereste di perdervi” e via dicendo. In questo articolo, quindi, abbiamo il piacere di parlarvi, anche dal nostro punto di vista, in maniera veritiera di come si svolge il tutto, di cosa è pericoloso o meno, di quanto tempo ci metterete e di come organizzare la vostra camminata.

Insegne all’inizio del percorso

Il punto dove dovrete lasciare la vostra auto ed iniziare il trekking si trova sulla Hringvegur Road, o strada 1, vi lasciamo le parole esatte da impostare sul navigatore: “Parking for Solheimasandur Plane Wreck”. In questo modo, arriverete esattamente nel parcheggio dove potrete lasciare la vostra auto ed incamminarvi verso l’attrazione. Non preoccupatevi, vi accorgerete di essere nel posto giusto dal fatto che troverete cartelli ed insegne che presentano il luogo d’interesse. A questo punto, vi basterà seguire il percorso delineato da paletti gialli, che vi accompagneranno fino all’aereo. Il trekking è di circa 7 chilometri in totale, 3 e mezzo all’andata ed altrettanti al ritorno, c’è anche da dire che è tutto completamente in piano, quindi lo consigliamo anche a chi non cammina abitualmente. Il tempo di percorrenza va da un minimo di mezz’ora all’andata e mezz’ora al ritorno, ad un massimo di un’ora, se ci si ferma a riposare o si cammina molto piano. Onestamente non abbiamo ben capito le fonti che sembrano suggerire una certa pericolosità nel percorso, ovviamente non si deve assolutamente oltrepassare i paletti gialli, in quel caso potreste davvero perdervi, soprattutto in giornate con bassa visibilità dovuta a nebbia o altri fenomeni atmosferici, ma come spesso accade, basta seguire le regole e non prendere strane iniziative e tutto andrà per il verso giusto.

Carcassa dell’aereo abbandonato

In ogni caso, vi consigliamo vivamente quest’esperienza, poter vedere un aereo in quelle condizioni è davvero qualcosa di molto particolare, soprattutto per chi è appassionato di fotografia e vuole portarsi a casa dei bei ricordi. Una volta giunti sul posto, vedrete che oltre all’esterno dell’aeromobile, è possibile, seppur con cautela, esplorare anche l’interno, la parte posteriore non è più intatta, quindi potrete entrare e scattare anche qualche foto dell’interno. Purtroppo, come spesso accade, qualche vandalo ha pensato bene di incidere con chiavi ed altri oggetti il proprio nome, o di scriverlo in bella vista con penne e pennarelli, ovviamente vi invitiamo a non farlo e ad avere il rispetto adeguato con il quale ogni viaggiatore dovrebbe partire 🙂

Carcassa dell’aereo abbandonato