Notturno – Isaac Asimov

Notturno, Asimov e Silverberg

Il Dr.Sheerin, uomo dall’aspetto robusto e rubicondo, è convocato con molta apprensione in qualità di esperto di malattie mentali, a condurre un’inchiesta sugli avvenimenti spiacevoli ed inquietanti, sfociati financo in decessi, che si sono succeduti ai danni dei vincitori del biglietto per il giro premio nella Galleria del Mistero, all’Esposizione centennale di Jonglor. Per l’occasione festosa, era stato progettato l’impensabile, l’incubo terrificante che fa tremare i polsi ad ogni abitante di Kalgash: il BUIO. Una possibilità inimmaginabile, uno spauracchio agitato per intimorire i bambini poco disciplinati, infatti il buio non era possibile, se non tramite l’artifizio, per un pianeta perennemente coccolato dalle braccia di bagliori intrecciati dei sei soli che disconoscono dal loro cospetto la notte. Sorta come sfida goliardica per il coraggio dei turisti, riuscendo a polarizzare la fantasia di questi, la trovata commerciale non ha generato i risultati di stupore sperati. Nonostante le precauzioni ed i dispositivi luminosi di emergenza alla portato di dito in caso di panico, per dissipare l’annerito mostro che è il buio, il deleterio antro ha mietuto vittime. Nel frattempo, l’archeologa Sifferra, recatasi sulla penisola di Sagikan, trova sul sito di Beklimot dove era all’opera, e sull’ignorata collina di Thombo, i resti stratificati e disvelati dalla tempesta, di città cadute ciclicamente in rovina e disperse dal fuoco in unità di tempo che, incredibilmente, sembrano coincidere, fino a rasentare, forse, l’uguaglianza totale. Una scoperta davvero sensazionale, quanto inquietante. Potrebbe essersi abbattuta sulle civiltà del passato una qualche punizione divina per i peccati dell’umanità, come redarguiscono gli adepti della setta degli Apostoli della Fiamma capeggiati da Mondior, che continuamente parlano della punizione imminente? E con tutti questi avvenimenti che sembrano slegati gli uni dagli altri, come possono integrarsi le scoperte del giovane e talentuoso fisico Beenay sulla possibilità, quasi blasfema, di un’eclissi? Onos, il grande e dorato, Dovim, piccolo e rosso, i gemelli Trey e Patru ed i freddi Tano e Sitha come potranno scomparire tutti d’un tratto dalla volta celeste? Ma la vera domanda a cui dovrà rispondere assieme al giornalista Theremon, del SaroCity Chronicle sarà: “Che ne sarà di noi all’albeggiar della notte?”

Pubblicato per la prima volta in italiano con il titolo di “Notturno” nel 1990, anche se a dire il vero, sarebbe stato più corretto tradurre “Cade la Notte” (Nightfall), fu scritto a quattro mani dai maestri della fantascienza internazionale Isaac Asimov e Robert Silverberg, come riadattazione ampliata di un precedente racconto di Asimov, pubblicato nel 1941, all’interno di una raccolta antologica di brevi storie di diversi scrittori del genere. Breve aneddoto sulla formazione dell’opera miliare qui di sopra anticipata: si narra che un giorno John Campbell Jr., datore di lavoro ed amico di un Asimov ancora molto giovane, gli domandò: “Cosa accadrebbe se gli uomini potessero vedere le stelle una sola volta ogni mille anni?” Egli, prontamente, rispose: “Impazzirebbero!” Poi se ne andò di tutta fretta, per portare su carta, attraverso la macchina da scrivere, le vicende che avevano iniziato a generarsi nella sua mente.

Al̩xandros РValerio Massimo Manfredi

“Io sono Alessandro, e come il cielo non contiene due soli, l’Asia non conterrà due Re”

Alessandro Magno  in risposta alla richiesta di pace di Dario III

Battaglia di Isso par.
Mosaico della Battaglia di Isso, Museo Archeologico di Napoli. (Foto dal Web)

“Aléxandros” non è un solo libro, bensì una trilogia ideata da Valerio Massimo Manfredi, uno scrittore, ma soprattutto uno storico ed un archeologo. Questo aspetto non è per nulla trascurabile, il fatto che l’autore sia un conoscitore di storia, oltre che di archeologia classica, conferisce un tono diverso alla vicenda, narrata con grazia, educazione, maestria ed attenzione ai dettagli, raccontando fatti della quotidianità con un realismo senza eguali. Tutti e tre i libri raccontano la storia di Alessandro di Macedonia, poi divenuto “Alessandro Magno”, figlio di Filippo II di Macedonia, inventore della falange macedone, ed Olimpiade d’Epiro. Sostanzialmente le narrazioni dei libri sono divise in fanciullezza (Il Figlio del Sogno), viaggi di conquista (Le Sabbie di Amon), e la morte (I Confini del Mondo).  Alessandro Magno possiede il primato di essere arrivato fino ai limiti del mondo conosciuto, e di averli superati, grazie alla sua avidità ed allo spirito di squadra creatosi tra i suoi compagni. Primo tra tutti questi è Efestione, migliore amico e, si narra, anche amante, di Alessandro il Grande. Il loro rapporto, seppur ambiguo, racchiude in se un amore incondizionato, dimostrato più volte nel corso delle vicende, un’amicizia sincera, priva da scopi personali ed interessi altri, a differenza dei rapporti che, talvolta, Alessandro sosteneva con altri personaggi. Efestione fu suo amico dall’età più acerba a quella più matura, condividendo con lui dapprima gli insegnamenti del famoso Aristotele, precettore di una parte degli studenti della città, ed infine la guerra, le conquiste, l’arrivo in Oriente e Babilonia, la città dei Giardini. Si narra che Alessandro nacque con un’eterocromia oculare (occhi di colore differente l’uno dall’altro), a simboleggiare la sua natura duplice: da una parte quella che si dedica allo studio, alla conoscenza, alle storie impartite dai maestri ed alle leggende che la madre Olimpiade narra al piccolo Alessandro, influenzando la sua formazione, la sua mente e le sue idee. Dall’altra la sua natura di conquistatore, tramandatogli dal padre Filippo, guerriero eccelso e uomo di grandi battaglie. I tre libri raccontano magistralmente tutto questo, Alessandro non è solo un guerriero, ma un uomo sfaccettato, che ama sua madre, ma non la capisce; stima suo padre, ma talvolta lo disprezza, vuole un erede, ma lo troverà solo poco prima della morte con una donna con la quale ha vissuto solo un’avventura. Riecheggia da secoli il nome Alessandro Magno, ma della persona conosciamo ben poco, della quotidianità e delle abitudini allo stesso modo, siamo quasi digiuni. Manfredi è riuscito nell’intento di raccontare la storia di un mito, il più grande del suo tempo, partendo dai dettagli, dai rapporti, dalle frustrazioni e dalle emozioni del protagonista, facendolo scendere per un attimo dal trono di Re, riportandolo vicino a noi, per rialzarlo infine verso la gloria.