Il Regno della Tortura-San Gimignano

Il Regno della Tortura

Buongiorno lettori, in occasione della festa di Halloween, abbiamo deciso di raccontarvi qualcosa riguardo alcuni metodi di tortura. La maggior parte delle informazioni che troverete in seguito, provengono dal Museo della Tortura e dal Museo della Pena di Morte di San Gimignano, e tutto il materiale è stato raccolto durante la nostra visita nel bellissimo borgo toscano.

Il Marchio Rovente

Sistema punitivo in uso fino al secolo scorso, impresso a “zingari”, disturbatori abituali della celebrazione della Sacra Messa, a ladri, a bestemmiatori… In talune sentenze si poteva leggere l’eufemismo “è stato condannato al bacio del ferro rovente”. Quest’ultimo lasciava impresso sulla vittima una cicatrice a forma di B per i bestemmiatori, in fronte o sul petto, in quanto anche il luogo del corpo in cui veniva inflitto il marchio, si differenziava a seconda della colpa. I ladri venivano deturpati sulle guance dalla lettera M, e la A veniva utilizzata per segnare i colpevoli di  adulterio. Lo stesso Dio Biblico nella Genesi apporrà su Caino un marchio, benché con uno scopo assolutamente differente (protettivo), ma non ci è dato sapere di che natura fosse questo segno distintivo. 

Marchiatura

La Veglia o Culla di Giuda

Con un sistema di corde ed anelli, la vittima era legata in modo da essere sollevata e poter assumere forzatamente una posizione raccolta e costretta. La sventurata vittima, assicurata in tale postura, si trovava a far corrispondere le proprie zone intime alla cuspide di una seduta a forma di piramide. A decisione del carnefice, il condannato poteva venir lasciato penzolare, facendone solamente sfregare la punta su di esso, oppure essere calato violentemente, maciullandone di conseguenza le carni, lì dove si conficcava l’acme della piramide: genitali od ano (talvolta si sceglieva di far penetrare lo strumento alla base della colonna vertebrale). Codesto strumento obbligava ad una vigilanza forzata il condannato, una continua e terribile tensione del corpo senza posa, che riusciva nell’intento di aumentare la crudeltà della pena. Le venne pertanto dato il nome di Veglia. Esiste anche un nome alternativo di questa tortura “Culla di Giuda”, ma quest’ultimo non trova riferimenti storici accreditati. Esso potrebbe essere stato attribuito al supplizio in ambienti carcerari, per la sua grande capacità di far confessare chiunque, e quindi tradire, proprio come Giuda, il traditore per eccellenza nella tradizione occidentale.

Sandali del Servo

In passato furono adoperati per punire i servitori che si erano dimostrati maldestri e, per tale mancanza di grazia, venivano puniti. Questi aggeggi infernali si costituivano di ferri modellati come mocassini, serrati sul piede del servo. Il padrone poteva modulare l’intensità del castigo con semplici giri di vite, capaci di stringere dolorosamente il metallo sulla carne. Di queste calzature sono riportate notizie di diverse fatture, qui in foto è mostrata una tipologia con annessa una campanella dallo scopo piuttosto sadico: ad ogni tintinnio della stessa, il padrone accorreva a stringere ulteriormente la vite, tutto ciò costringeva il lavoratore a profondere tutto il suo impegno nelle mansioni con un’accuratezza felpata e disumana, oltre che dolorosa. Si è a conoscenza di varianti in cui il ferro veniva arroventato, e calzato il sandalo, attraverso di esso si conficcavano chiodi incandescenti in modo tale da ferrare i piedi del disgraziato, similmente alle bestie da soma. Altri ancora si munivano di punte nella suola, in particolare sulla zona del tallone, in modo tale che, ad ogni piè sospinto, il peso del corpo configgesse più profondamente gli aculei.

Sandali del Servo

Tortura del Goccia a Goccia

Tortura solitamente concretizzata in anfratti naturali, ove il capo del condannato veniva serrato con un anello di ferro, tale per cui gli fosse impossibile sfuggire al logorio del gocciolamento. Con il sommarsi del tempo, qualora non avesse confessato, la vittima si sarebbe addentrata sempre più nella pazzia, se non addirittura, secondo le credenze del popolo, nella morte per perforazione del cranio.

Tortura del Goccia a Goccia

Ragni Spagnoli

I Ragni Spagnoli o Ragni della Strega, erano degli enormi artigli metallici a quattro punte, incernierati come tenaglie. Adoperati sia freddi che arroventati, essi servivano per sollevare la vittima, che poteva essere afferrata in molteplici punti: natiche, mammelle, pancia o testa. Per quanto riguarda quest’ultima, spesso il trattamento prevedeva di conficcare delle punte nelle orecchie o negli occhi. Tale tortura è tristemente ancora in uso in molte parti del terzo mondo.

Ragno Spagnolo

San Gimignano: architettura medievale e buona cucina

Buongiorno lettori, dopo il nostro breve viaggio in Toscana non possiamo non parlarvi di San Gimignano. Entrambi avevamo visitato la Toscana, ma nessuno dei due aveva mai avuto la fortuna di vedere San Gimignano. Questo comune in provincia di Siena rappresenta uno dei migliori esempi di città comunale risalenti al 1300, un gioiello che non passa inosservato, soprattutto per quanto riguarda il suo meraviglioso centro storico, dichiarato patrimonio dell’UNESCO.

Siamo stati a San Gimignano il giorno stesso in cui siamo arrivati in Toscana, siamo giunti in città verso le quattro di pomeriggio ed abbiamo trascorso le ore seguenti ad esplorarla, godendoci ogni piccolo scorcio di questo luogo indimenticabile. Qui il medioevo si sente eccome, pensate che un tempo San Gimignano era costellata di torri, esattamente settantadue, che stavano a rappresentare simbolicamente le famiglie abbienti, oggi ne sono rimaste poco più di dieci ad ergersi in città. Vogliamo darvi un consiglio: entrate in questo borgo e passeggiate, non cercate da subito attrazioni particolari, ma nutritevi di stradine, archi sotto i quali camminare, grandi piazze monumentali e torri di pietra. Sedetevi ed ammirate i fantastici panorami toscani, cenate in uno dei ristoranti tipici e non perdetevi le salite e le discese, che vi regaleranno foto da custodire gelosamente. Vi suggeriamo di fermarvi nelle piccole botteghe che abitano le vie principali, nelle quali troverete moltissimi prodotti tipici, come la Vernaccia, un vino bianco tipico della zona, o i salumi ed i formaggi toscani. Non trascurate le ceramiche, straordinariamente colorate ed immensamente rustiche, daranno senza dubbio un tocco di originalità a casa vostra.

Ora, dopo aver passeggiato per ore col naso all’insù, canalizzate le vostre energie verso le attrazioni principali, di seguito, ciò che non potete assolutamente perdervi durante una visita a San Gimignano.

Qui le piazze sono una delle maggiori attrazioni, sarà impossibile quindi non visitare Piazza del Duomo e Piazza della Cisterna, la stessa cosa vale per la Rocca di Montestaffoli, dalla quale potrete godere di vedute straordinarie affacciati sulla campagna. Inoltre, anche a San Gimignano troverete parecchi musei, come il Museo Civico. Abbiamo una particolarità da raccontarvi, una di quelle che rappresentano l’unicità della visita a questa città, ovvero la presenza di due piccoli musei, uno dedicato alla tortura, e l’altro dedicato alla pena di morte. Siamo rimasti sinceramente stupiti dalle particolarità che vengono raccontate tramite le insegne, dalla bellezza e dalla fedeltà delle riproduzioni e dall’atmosfera, sicuramente inquietante, che si respira in questi due piccoli angoli di storia. All’interno delle strutture non troverete nulla fuori posto, ogni oggetto di scena è accompagnato da una targhetta che spiega per filo e per segno ogni dettaglio della tortura, il peccato di cui ci si doveva macchiare per esserne vittime ed il funzionamento della stessa.

San Gimignano

A San Gimignano non troverete bellezza solo all’interno, ma anche all’esterno delle mura, concedetevi quindi una passeggiata attorno alla città, non è obbligatorio fare tutto il giro, ma percorrete almeno un quarto delle mura esterne per rendervi conto di quanto le fortificazioni abbiamo subito davvero poche modifiche rispetto ai tempi antichi. E voi, siete mai stati a San Gimignano?

Dove mangiare a San Gimignano: Ristorante “Le vecchie Mura”

Buongiorno lettori, oggi vogliamo parlarvi del ristorante “Le Vecchie Mura”, uno dei ristoranti dove poter gustare cucina tipica toscana. Dobbiamo essere sinceri, arrivati a San Gimignano nel pomeriggio, non vedevamo l’ora di cenare, un po’ perché avevamo molta fame, ed un po’ perché amiamo assaggiare i prodotti tipici, se poi questi prodotti tipici sono quelli toscani, la voglia aumenta ancor di più.

Ristorante “Le Vecchie Mura”

Dopo aver passeggiato per la città, tra Piazza della Cisterna, botteghe di ceramiche e meravigliosi scorci sulla campagna, abbiamo preso coraggio ed abbiamo chiesto a dei ragazzi in piazza dove poter cenare senza spendere troppo, ma entrando davvero nel vivo della cucina del posto. Dopo aver parlottato tra loro, ricercando nella mente alcuni ristoranti, ce ne hanno consigliati due: La Mandragola e Le Vecchie Mura. Inizialmente la nostra scelta era ricaduta sulla Mandragola, un po’ per vicinanza, un po’ per il nome che ci ispirava parecchio. Purtroppo, però, arrivati sul posto abbiamo scoperto che sarebbe stato meglio prenotare, il ristorante era infatti al completo, complici le distanze di sicurezza dovute al Covid.

A quel punto, senza disperarci troppo, abbiamo optato per Le Vecchie Mura. Non appena abbiamo intravisto il ristorante, ci siamo subito convinti che questo non sarebbe stato solo un piano B. Ci ha colpito molto la posizione, leggermente spostata rispetto al centro storico, ma facilmente raggiungibile in cinque minuti a piedi. Il giardino è fantastico, affacciato sulla campagna circostante e circondato dal verde. Anche in questo caso, avremmo fatto bene a prenotare in anticipo, ma fortunatamente, ci hanno fatto accomodare ai tavoli presenti in giardino, in attesa che un posto per due si liberasse.

Una volta accomodati, prese le ordinazioni e sistemate bene le sedie sotto il tavolo, ci siamo girati ad ammirare il panorama: dobbiamo sinceramente dirvi che è stato uno dei più bei momenti di tutto il viaggio. Un istante di tranquillità, circondati da bellezze naturali, un sole che tramonta pian piano ed il profumo di prodotti tipici sullo sfondo.

Qui alle Vecchie Mura mangerete toscano a tutti gli effetti, noi abbiamo optato per i pici, una pasta tipica, conditi con il ragù di Chianina, mentre per secondo abbiamo assaggiato la fiorentina con le patate al forno. La cena è stata ottima, tutto è andato alla perfezione e la serata è stata magica. Stranamente, questa volta, non abbiamo ordinato il dolce, probabilmente eravamo un po’ stanchi. Il menu è comunque molto vario, e se ancora non l’avete assaggiata, non perdetevi un calice di Vernaccia di San Gimignano, un vino prodotto in zona.