Viaggio in camper: le Dolomiti

Buongiorno lettori, oggi abbiamo il piacere di presentarvi un viaggio tutto on the road in camper tra le Dolomiti, gioiello italiano di infinita bellezza.

Dolomiti

Perché le Dolomiti in camper?

Vi starete forse chiedendo perché abbiamo scelto proprio le Dolomiti. L’Italia è un paese meraviglioso, ma un viaggio in camper richiede qualcosa in più, in primis, una buona dose di paesaggi da cartolina, e quale territorio se non le Dolomiti possono regalare questo tipo di esperienza? Altro punto importante è la “solitudine”. Un camper è una casa a quattro ruote, l’atmosfera che si crea su questo mezzo è riflessiva, emozionante, immersiva. Riteniamo che le Dolomiti, con le loro splendide cime, accompagnino benissimo un viaggio di questo genere.

L’itinerario

1° Tappa: le Cime di Lavaredo

Un viaggio in camper tra le Dolomiti non può dirsi completo se non tocca le Tre Cime di Lavaredo, uno spettacolo naturalistico senza eguali. Il simbolo, forse più iconico, di questa meravigliosa zona del mondo.

2° Tappa: il Lago di Sorapis

Come dimenticare gli splendidi colori del Lago di Sorapis? Un azzurro intenso immerso in una cornice montuosa davvero suggestiva.

Lago di Sorapis

3° Tappa: Cortina d’Ampezzo

Cortina è spesso presa d’assalto durante le vacanze invernali, è considerata una meta lussuosa e d’elite, ma sapete che, non appena si svuota, anche lei è in grado di regalare la tranquillità tipica delle Dolomiti?

4° Tappa: il Lago di Braies

Il Lago di Braies, tanto quanto Cortina, è diventato meta imperdibile di appassionati di fotografia. Come biasimarli… si tratta di un luogo magico, incastonato tra una natura rigogliosa e lussureggiante ed un’atmosfera davvero particolare.

5° Tappa: Lago di Dobbiaco

Il Lago di Dobbiaco è molto meno conosciuto rispetto al vicino Braies, ma sapevate che con la metà del prezzo si riesce a fare un giro in barca favoloso e pranzare davanti ad un territorio magico?

6° Tappa: Marmolada

La Marmolada è il gruppo montuoso più alto delle Dolomiti, e già per questo motivo, merita una visita! Qui si trova anche il ghiacciaio più alto delle Dolomiti, motivo per cui non mancano escursioni, trekking ed attività all’insegna della natura.

Dolomiti

Ma… come lo noleggio un camper?

Ed ecco la domanda delle domande. Ma come lo noleggio un camper?

Riteniamo che viaggiare in camper sia una delle esperienze che, almeno una volta nella vita, ogni viaggiatore dovrebbe vivere. La serenità, il senso di libertà ed il romanticismo di un viaggio in camper, meglio se tra le Dolomiti, non ha eguali. Qui, ci viene in soccorso Goboony, sul loro sito potrete scegliere il camper perfetto per voi.

Troverete camper di tutti i tipi, adatti per un viaggio in solitaria, in coppia, o in gruppo e potrete affidarvi a loro anche per qualche consiglio riguardo “la vita da camper”. Goboony, infatti, mette a disposizione vari articoli che consigliano ai viaggiatori come risparmiare sul carburante, come trovare il camper più semplice da guidare, ma anche vari itinerari possibili sulla nostra meravigliosa Penisola.

Che dire, vi abbiamo convinti a provare per la prima volta un viaggio in camper?

Escursioni fuori Atene: le più interessanti

Buongiorno lettori, oggi vorremmo consigliarvi alcune escursioni a cui prendere parte poco fuori Atene.

Atene

Siamo appena tornati da questa bellissima città e, per quanto Atene sia bella e interessante, fare qualche escursione anche nei dintorni può rendere il vostro viaggio ancora più bello.

Le seguenti escursioni sono poco fuori Atene e questi luoghi possono essere raggiunti in due modi. O con la vostra auto a noleggio, oppure con un autobus.

Capo Sounion

A circa 70 chilometri a Sud della città, si trova Capo Sounion, un luogo di straordinaria bellezza dove sorge il tempio dedicato a Poseidone, il Dio del Mare. Noi abbiamo scelto di utilizzare i bus della compagnia Ktel. Purtroppo, se all’andata ci siamo trovati bene, al ritorno non è stato così. Il pullman è partito 5 minuti prima dell’orario pattuito, e ci ha lasciato sul luogo!

Abbiamo risolto facendoci riportare ad Atene da un altro pullman, ma non vi nascondiamo che è stato parecchio fastidioso.

Capo Sounion

Nonostante questo piccolo problema, l’escursione è stata molto carina. Il tempio è veramente spettacolare, a picco sul mare! Oltre alla bellezza indiscutibile, c’è dell’altro che ha a che fare con la leggenda. Pare che qui sia nato il nome del Mar Egeo, poiché è proprio da qui che si sarebbe lanciato Egeo, Re di Atene, colto dalla disperazione per la morte di Teseo.

Oracolo di Delfi

Un’altra tra le bellissime escursioni fuori Atene, è quella che si spinge fino a Delfi. Anche in questo caso, la portata storica, archeologica e culturale del luogo è enorme. L’Oracolo di Delfi è uno dei maggiori siti religiosi del periodo arcaico.

Per intenderci, parliamo del luogo dove nacque il famoso adagio “Conosci Te Stesso”.

Ma cos’è esattamente un oracolo? Un oracolo è un luogo sacro che, ai tempi, forniva responsi importantissimi riguardo vicende politiche, guerre, decisioni di alto interesse. Il concetto dell’oracolo ha un’importanza estrema nel mondo antico, si tratta di un luogo il cui vengono decise le sorti di città o di persone illustri.

Oracolo di Delfi

A nostro avviso, visitare l’Oracolo di Delfi richiede un minimo di conoscenza del mondo antico, o meglio, bisognerebbe essere al corrente di quanto questo posto fosse importante per poterlo apprezzare, nonostante il passare degli anni.

Meteore

Se Delfi e Capo Sounion distano circa due ore da Atene, le Meteore sono almeno il doppio più distanti. Anche in questo caso possono essere raggiunte con la propria auto da Atene o con un tour organizzato, a voi la scelta.

In caso foste con la vostra auto, vi consigliamo di dormire in uno dei deliziosi hotel in zona, in modo da godervi le Meteore senza fretta.

La parola Meteora significa “in mezzo all’aria” e, dobbiamo dire, che questa definizione è estremamente puntuale. Le Meteore si trovano a Nord di Atene, molto a Nord, nella pianura della Tessaglia. Si tratta di formazioni rocciose davvero particolari che fanno capolino su un paesaggio che ha dell’onirico, caratterizzato da fitta vegetazione e cieli tersi.

Meteora

Sulle Meteore sono state costruite tante chiesette estremamente suggestive e troverete molte grotte, meravigliose vedute ed un po’ di pace dopo la visita alla festosa Atene.

Bene amici, questa era la nostra personale lista di escursioni poco fuori Atene, fateci sapere cosa ne pensate.

Turismo spaziale. Cos’è?

Turismo spaziale. Sembra qualcosa di lontanissimo e di estremamente irrealistico… e invece ci stiamo avvicinando sempre di più a questa possibilità.

C’è un aspetto che ci ha sempre affascinato tantissimo del turismo spaziale, ovvero la possibilità di vedere la Terra da fuori! Immaginate l’emozione di vedere il nostro pianeta da lontano, come forse, siamo abituati ad immaginarlo attraverso i libri di scuola. Per noi, questo sarebbe sicuramente il motivo principale che ci spingerebbe verso il turismo spaziale.

Cos’è il turismo spaziale?

Il turismo spaziale è un tipo di turismo che, come si evince dal nome, ha luogo proprio nello spazio. Pensate che, già ad oggi, ci sono stati alcuni viaggi spaziali a solo scopo di intrattenimento e piacere finanziati proprio da coloro che volevano fare quest’esperienza.

Ma ci pensate a dire “sì, io domani parto per lo spazio!”

Come funziona?

Crediamo che nessuno di voi possa pensare sia facile. Ed in effetti, non lo è per niente. Partiamo dal presupposto che volare nello spazio non è cosa da tutti.

Ci vuole una grande preparazione. Pensate che, gli astronauti stessi, che sono persone che hanno studiato per anni, affrontano prove difficili prima di una missione. Bisogna abituarsi a moltissime cose, il cibo, l’atmosfera, i vuoti d’aria, ma soprattutto, la salita verso lo spazio.

Avete presente le turbolenze in aereo che tanto ci spaventano? Beh, questo in confronto è niente.

Inoltre, almeno per il momento, i viaggi non hanno una durata molto lunga, anzi, potrebbero essere costosissimi e magari durare meno di un’ora!

Quanto costa andare nello spazio?

Come potete immaginare, i prezzi sono da capogiro. I primi viaggi spaziali per turismo, quelli di cui vi abbiamo parlato poche righe fa, sono stati finanziati dai diretti interessati per milioni di dollari.

Nonostante ciò, si stima che i prezzi si abbasseranno sempre di più nei prossimi decenni. Un po’ come viaggiare negli anni ’70 andando dall’altra parte del mondo costava molto di più rispetto ad oggi!

Pensate che, già in questo momento, sul sito di Virgin Galactic, si può prenotare quest’esperienza a prezzi a partire da 450.000$!

Ma voi lo fareste mai?

Nonostante, almeno ad oggi, i costi siano altissimi, immaginiamo che nei prossimi anni l’esperienza diventasse “alla portata di tutti”, o quasi.

Ma voi lo fareste?

Ci abbiamo pensato e riflettuto negli ultimi giorni. Nonostante sia qualcosa di assolutamente assurdo e, sicuramente, estremamente emozionante, noi non siamo sicuri di potercela fare! Abbiamo già qualche problema in aereo, figuriamoci a salire su una navicella spaziale e visitare lo spazio!

Siamo, però, sicuri che tra voi ci sarà qualche impavido… ora la palla passa a voi! Intraprendereste mai un viaggio di turismo spaziale?

Come lavorare bene da casa

Buongiorno lettori, oggi vorremo darvi qualche consiglio sul come lavorare bene ed in modo produttivo anche da casa, magari, anche mentre si viaggia.

La pandemia ha costretto tante, anzi, tantissime persone a lavorare da casa. Questa nuova modalità, però, per qualcuno è rimasta tale ancora adesso e, si pensa, possa addirittura diventare definitiva.

Noi, in primis, che prima lavoravamo un po’ a casa ed un po’ fuori, abbiamo totalmente rivoluzionato le nostre giornate, portando tutto il “portabile” a casa.

Ma come si fa a lavorare bene anche da casa?

1. Darsi degli orari

E’ difficilissimo, o almeno, per noi lo è davvero tanto. Darsi degli orari e rispettarli è forse la sfida più grande. Se si lavora per un ufficio, o comunque, come dipendente, bisognerebbe cercare di mantenere immutati gli orari d’ufficio.

Non esagerate con le ore di lavoro. Non perché non si possa lavorare 10 minuti in più, ma perché il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di fermarsi!

Se, come nel nostro caso, si lavora in proprio, gli orari non vengono decisi da “esterni”, bisogna quindi provvedere da soli a darsi delle regole e cercare, in qualche modo, di rispettare gli orari imposti.

2. Tenere a mente che non tutto è urgente

Viviamo in un mondo e in una società in cui tutto sembra essere urgente. Beh, non è assolutamente così. Lavorare da casa, spesso, ci fa dimenticare questo aspetto.

Pensiamo “beh, tanto sono a casa, rispondo solo ad una mail!”.

Impariamo che se una mail arriva alle 21.00 ed abbiamo appena finito di cenare, quella mail può aspettare il giorno dopo, a patto che non sapessimo che sarebbe arrivata a quell’ora e non rispondere causerebbe disastri naturali senza precedenti!

3. Creare uno spazio di lavoro sano

Cerchiamo, per quanto possibile, di creare uno spazio di lavoro sano. Come in tutte le cose, lavorare bene da casa dipende anche dall’ambiente in cui ci troviamo.

Cerchiamo un luogo tranquillo, una scrivania abbastanza ampia, una stanza luminosa, ma anche un posto che, una volta chiuso, rimanga fuori dalle attività che facciamo normalmente, come mangiare, guardare la TV e via dicendo.

Non è semplicissimo, anche in questo caso, per noi è molto complicato poiché viviamo in un monolocale, quindi dividere gli ambienti è poco possibile. Se, però, avete la fortuna di vivere in una casa più grande della nostra, abbiate attenzione per questo punto.

4. Spegnere i dispositivi quando si conclude

Evitate di vivere con il pc acceso che si illumina ad ogni mail ricevuta. Accendetelo quando iniziate a lavorare, e spegnetelo quando avete finito. Se le mail di lavoro arrivano anche sul telefono, disattivate l’opzione, oppure, semplicemente disattivate le notifiche di sera oppure durante le pause.

5. Prendersi delle brevi pause

Cercate di ascoltarvi e non andare oltre i vostri limiti. Prendetevi qualche breve pausa, anche di pochi minuti, credeteci, fanno miracoli!

6. Non esagerare con le pause

L’altra faccia della medaglia. Cercate di darvi un equilibrio anche sotto questo punto di vista. Fate una pausa solo quando ne avete effettivamente bisogno, altrimenti, rischiereste di non concludere nulla!

7. Attenzione al cibo

Non staremo certo a dirvi di rimanere in linea perfetta e di non perdere il peso forma. Ognuno conosce il proprio corpo e nessuno ha diritto di dirvi come dovete essere.

Bisogna, però, fare attenzione a quello che si mangia. Cercate un ordine, dedicate il giusto tempo ai pasti, non mangiate con l’imbuto per rimettervi a lavorare dopo 10 minuti. Insomma, trovate ciò che vi fa stare bene.

8. Circondarsi di cose che ci piacciono

Sembra futile, forse inutile, ma possiamo assicurarvi che stare in un ambiente che ci piace ci aiuta moltissimo. Cerchiamo di decorare il nostro spazio di lavoro con qualche piantina, magari affianchiamoci una bevanda calda d’inverno e qualcosa di rinfrescante nel periodo estivo. Rendiamo l’ambiente di lavoro confortevole e comodo, ma soprattutto, scegliamo una seduta che ci sostenga e che sia adatta alle tante ore di lavoro passate davanti al pc.

9. Curare il proprio corpo

Prendiamoci tempo per un po’ di esercizio fisico, una passeggiata, un po’ di pilates o di yoga.

Stare tutto il giorno seduti ha i suoi contro e dobbiamo cercare di contrastarli al meglio. Ogni tanto alziamoci e prendiamo una boccata d’aria, usciamo in balcone, affacciamoci al davanzale. Apriamo la finestra ed arieggiamo l’ambiente in modo da cambiare l’aria, questo vi aiuterà anche a svegliarvi un po’ se il lavoro che state facendo vi annoia momentaneamente.

Bene amici, abbiamo concluso i nostri consigli su come lavorare bene ed in modo produttivo anche da casa. Fateci sapere cosa ne pensate!

La differenza tra Travel blogger e Instagrammer

Buongiorno lettori, oggi vogliamo chiarire insieme a voi la differenza tra travel blogger e instagrammer. Ma perché, vi chiederete, vogliamo fare questa distinzione?

Il motivo è molto semplice. Ogni lavoro è dignitoso, ma online c’è troppa confusione tra queste figure, ed è bene fare chiarezza.

Chi è il travel blogger?

La vera differenza tra travel blogger e instagrammer non è tanto l’argomento di cui il professionista tratta, quanto la modalità di comunicazione.

Il travel blogger, per definizione, ha un blog. Un blog, come questo per esempio, è un sito online con un dominio che ha il suo spazio sul Web. Il travel blogger, quindi, non racconta le sue esperienze solo tramite Instagram o altri canali social, ma anche tramite un blog, sul quale scrive e sviscera in modo più preciso le sue competenze di viaggio.

Pensate che, ad oggi, la maggior parte delle persone che intendono partire per un viaggio, si informano sui blog online, piuttosto che sulle guide cartacee. Questo, chiaramente, porta i blog di viaggi ad essere un punto di riferimento molto importante per il mondo travel.

Chi è l’instagrammer?

L’instagrammer, ovviamente, può riferirsi a qualunque nicchia, esattamente come il blogger. Può parlare di cibo, di beauty, di marketing, di viaggi e via dicendo.

La differenza tra il travel blogger e l’instagrammer risiede nel fatto che l’instagrammer lavora su Instagram. Ha quindi la sua pagina in cui racconta le proprie esperienze tramite Stories, Post, Reel e contenuti di vario genere.

Le due figure che si fondono

Spesso e volentieri, come nel nostro caso, si lavora in entrambi i modi. Nel nostro caso, per esempio, c’è un blog, che è questo che state leggendo, ed un pagina Instagram dedicata al nostro lavoro. In questo caso, il blog e la pagina Instagram hanno due funzioni differenti.

Noi utilizziamo Instagram come canale per farci conoscere e come strumento per portare chi ci segue ad appassionarsi anche al nostro blog. Instagram è una vetrina, di tipo emozionale, che porta i seguaci sui nostri articoli. Usiamo, invece, il blog per scrivere in maniera più specifica delle destinazioni che visitiamo, cosa che, in effetti, su Instagram potrebbe risultare complicato.

I contenuti su Instagram hanno una durata di diffusione inferiore rispetto al blog, che è un canale che, se usato bene, può essere utile addirittura per anni.

Per farvi un esempio.

Un contenuto su Instagram esaurisce il suo “potere” di diffusione in poche ore. Un articolo sul blog, invece, se scritto bene e in ottica SEO, può essere trovato anche a distanza di anni da quando è stato scritto.

Conclusione e riflessione finale

Vogliamo essere chiari. Entrambe le figure di cui abbiamo parlato hanno pari dignità, questo articolo non è stato scritto per denigrare una parte o l’altra, ma semplicemente per chiarire un aspetto che spesso viene confuso.

Non è obbligatorio possedere entrambi i canali, soprattutto se non si ha voglia e tempo di portarli avanti con costanza.

Bisogna sapere le lingue per viaggiare?

Buongiorno lettori, oggi vorremmo rispondere ad una delle domande più inflazionate di sempre… “bisogna per forza sapere le lingue per viaggiare?”.

La risposta, sebbene possa sembrare scontata, è sicuramente un sì, non bisogna sapere necessariamente tutte le lingue del mondo conosciuto, ma indubbiamente, avere un minimo di padronanza aiuta.

Questa domanda ci viene posta molto spesso, in particolare, ci viene chiesto quale lingua bisognerebbe conoscere maggiormente.

Per ovvi motivi, la lingua che vi porterà ovunque senza (quasi) mai problemi, è l’inglese.

La lingua inglese si studia a scuola, addirittura, già dalla scuola materna. Questo, sicuramente, ci aiuta a familiarizzare con essa ed a capirla… anche solo a grandi linee.

Ci siamo resi conto di quanto conti sapere l’inglese almeno in una manciata di situazioni. Per esempio, quando ci hanno clonato la carta di credito in Namibia ed avevamo bisogno di un telefono fisso per chiamare a casa.

Oppure, quando, in Islanda, ci siamo impantanati con l’auto in mezzo al nulla e, dopo qualche ora, è arrivato un signore burbero ad aiutarci che parlava solo inglese.

O ancora quando, in Sudafrica, abbiamo dovuto fare vari tamponi Covid per prendere il volo che, da lì, ci avrebbe portato in Namibia.

Insomma, dirvi che sapere l’inglese non abbia i suoi pro, sarebbe una bugia.

Oltre all’inglese, l’ideale sarebbe riuscire a capire anche un po’ di spagnolo, in particolare se si viaggia sulla Penisola Iberica o in Sud America.

Ci sono, poi, lingue che in poco tempo hanno preso piede e sono diventate super utili, ma che rimangono ancora molto difficili, in particolare per noi italiani che parliamo una lingua neolatina. Ci riferiamo al cinese o all’arabo, che in poco tempo, si sono diffuse a macchia d’olio, complice il continuo aumento della quantità di parlanti.

Poi, però, c’è e persiste un grosso problema, problema che si chiama Asia.

Se nel Sud Est Asiatico è più semplice trovare persone che parlino inglese, pensiamo all’India, all’Indonesia o alla Thailandia, la stessa cosa non può dirsi per il Giappone o per la Cina.

Immaginiamo il Giappone come un paese al passo coi tempi, moderno ed ordinato, ed in effetti, questa è la verità. Nonostante ciò, in Giappone sono poche le persone che sanno l’inglese.

C’è da dire che i giapponesi sono un popolo estremamente accogliente e che, anche non sapendo la lingua, cercheranno di aiutarvi. Rimane, comunque, la grande barriera della lingua.

Lo stesso vale per la Cina, un paese immenso che non dobbiamo ridurre solo alle grandi città.

Pare, infatti, che solo in queste grandi metropoli i cittadini parlino inglese, mentre nel resto del paese (che è quasi un continente), riuscire a comunicare sia estremamente difficile.

In definitiva, sicuramente per viaggiare bisogna sapere qualche parola d’inglese, ma certamente, non ci aspettiamo che ogni viaggiatore conosca tutte le lingue del mondo!

Cosa fare in questi casi?

Abbiamo qualche consiglio da darvi a riguardo. Vediamoli insieme.

1. Documentarsi prima sugli usi e costumi

Giocare d’anticipo è un ottimo modo per evitare di chiedere in loco. Se avete poca dimestichezza con le lingue, provate ad informarvi sulle semplici cose della vita quotidiana del paese che intendete visitare.

2. Imparare frasi base per domande o risposte semplici

Cercate online le frasi e le formule più comuni ed imparatele, oppure, scrivetele da qualche parte. Scoprite come si dice “Dov’è …” e poi aggiungete il nome del posto che state cercando. Imparate a dire “buongiorno” e “buonasera” ed a ringraziare.

3. Utilizzate Google Translate

Utilizzate il traduttore di Google ed attivate il vocale. Così facendo, oltre a tradurre dalla vostra alla loro lingua, l’apparecchio “parlerà” al posto vostro.

4. Fate un corso intensivo pre partenza

Attenzione, non stiamo parlando di ore ed ore di studio, ma semplicemente di qualche lezione che possa fungere da vademecum per le frasi e le formule più utilizzate. Se l’insegnante che vi segue è molto appassionato, saprà darvi qualche dritta anche su usi e costumi, che non guasta mai.

5. Usare i gesti

E’ vero che sapere le lingue per viaggiare vi aiuterà, ma non per questo, bisogna evitare qualunque altro tipo di comunicazione. Non sarà il modo migliore per comunicare e potrebbe risultare, forse, un po’ goffo. Ma alla fine, che vi importa?

Usate i gesti! Non vergognatevi e cercate di farvi capire. Spesso ci si capisce anche più facilmente e senza nemmeno dire una parola.

6. Buttatevi!

Questo sarà il nostro ultimo consiglio, ma anche il più importante! Buttatevi. Non pensate di risultare ridicoli e non vergognatevi. Pensate che, se in questo caso siete voi ad essere all’estero, la prossima volta, magari sarete voi ad essere a casa vostra e potreste trovarvi davanti una persona che non sa la lingua.

Come reagireste? Siamo certi che gli dareste l’aiuto e necessario. Vedrete, sarà lo stesso per voi.

INDICE NAMIBIA

Itinerario di viaggio in Namibia

Buongiorno lettori, oggi vedremo per filo e per segno l’itinerario di viaggio che abbiamo percorso in Namibia.

Kalahari Desert

Organizzare tappe e percorso non è semplice, la Namibia è un paese impervio ed arido, le distanze sono ampie, quindi organizzarsi in modo adeguato è importantissimo.

Prima tappa – Windhoek

Nel nostro caso, Windhoek, la capitale della Namibia, non è stata esplorata a fondo. Siamo atterrati qui, ma non avevamo interesse nel visitare la città.

Considerate, però, che noi siamo arrivati a Windhoek da Cape Town, con un volo molto breve, quindi non avevamo necessità di riposarci. In caso in cui arrivaste dall’Italia, il vostro volo sarà parecchio lungo, quindi almeno una notte in città per riposarvi e ritirare l’auto a noleggio è d’obbligo.

Seconda tappa – Deserto del Kalahari

Il tragitto da Windhoek al Deserto del Kalahari, fortunatamente, non è lunghissimo. Si tratta di circa 3 ore di guida. Noi abbiamo alloggiato al Kalahari Anib Lodge, un posto veramente spettacolare che ci ha regalato una meravigliosa prima notte in Namibia.

Nel Deserto del Kalahari abbiamo fatto un Safari e la Scorpion Walk, due esperienze che vi consigliamo senza riserve.

Alba nel Deserto del Kalahari

Terza tappa – Fish River Canyon

Dopo la nostra sosta nel Kalahari, ci siamo spinti fino al Fish River Canyon in circa 4 ore di guida. La zona è estremamente desertica e la strada è totalmente sterrata.

I paesaggi che si susseguono sembrano quasi marziani, potrete avvistare anche qualche animale qua e là… sarà comunque l’unica presenza che troverete lungo il tragitto.

Fish River Canyon

Noi abbiamo alloggiato al Canyon Roadhouse, un posto totalmente isolato ma molto, molto carino che dista meno di mezz’ora dal canyon.

Quarta tappa – Kolmanskop

Kolmanskop è un posto che non potete assolutamente perdervi se visitate la Namibia. Si tratta di una vecchia città mineraria, ad oggi abbandonata, che è letteralmente immersa e “mangiata” dal deserto.

Il sito è visitabile in mezza giornata, ma rimaneteci quanto vi aggrada… non vi stancherete facilmente.

Anche questa volta, le ore di guida saranno circa 4.

Kolmanskop

In questo caso avete varie possibilità di alloggio. Potete dormire a Luderitz, sulla costa, oppure ad Aus, come abbiamo fatto noi. Su Luderitz non abbiamo informazioni, l’abbiamo visitata in poche ore e non l’abbiamo trovata particolarmente interessante.

Ad Aus, invece, possiamo consigliarvi di dormire al Desert Horse Inn o all’Eagle’s Nest. Ci sono piaciuti entrambi, ma l’Eagle’s Nest è un sogno. Se avete un budget adeguato, fateci un pensierino. Vi godrete una notte stellata mai vista prima.

Quinta tappa – Deadvlei e Sossusvlei

In questo caso le ore di guida sono variabili, dipende da dove decidete di alloggiare per visitare il Naukluft National Park, Deadvlei e Sossusvlei. Per noi, il tragitto è stato di poco più di 4 ore ed abbiamo dormito al Desert Hills Lodge, tra Maltahohe e Sesriem.

Deadvlei

Un consiglio: sarete circa a metà viaggio e questa zona è una delle più iconiche della Namibia. Fermatevi nell’area per 2 o 3 notti e rilassatevi un po’.

Sesta tappa – Swakopmund

Swakopmund è la prima cittadina vera e propria che troverete dopo Windhoek, quindi, approfittatene. Troverete negozi, ristoranti e piccoli centri commerciali, quindi se vi serve qualcosa, siete nel posto giusto. Dalla zona del Naukluft National Park dista 4/5 ore, in base a dove alloggiate.

Swakopmund

Anche le strutture sono diverse, non si tratta più di lodge, ma di hotel tradizionali, noi abbiamo alloggiato al The Delight Swakopmund.

La principale attività da fare a Swakopmund è l’escursione sulle Dune di Sandwich Harbour e la Crociera a Walvis Bay, entrambe meritano moltissimo.

Settima tappa – Damaraland

Il Damaraland è una zona molto ampia, noi abbiamo deciso di alloggiare a Palmwag, al Palmwag Lodge&Camp. Siamo a circa 5 ore da Swakopmund, ma possiamo assicurarvi che il tragitto in auto vale ogni minuto.

Damaraland

Qui, volendo, potete visitare le tribù di Himba ed Herero, e passare le giornate ammirando paesaggi davvero mozzafiato.

Ottava tappa – Etosha National Park

Per noi è stata l’ultima tappa del nostro itinerario di viaggio in Namibia e abbiamo adorato ogni piccola parte di questo parco. Abbiamo alloggiato all’Etosha Safari Lodge, a circa 5 minuti dal parco ed è stata indubbiamente una scelta azzeccata.

Trascorrete qui almeno due giorni pieni in modo da godervi l’Etosha National Park il più possibile, pensate che, dopo un mese in Africa, tra Sudafrica e Namibia, non avevamo ancora visto i leoni. Per fortuna, qui all’Etosha, si sono palesati!

Etosha National Park

L’Etosha National Park dista poco meno di 4 ore da Palmwag e poco più di 4 ore da Windhoek.

Considerazioni finali

Noi abbiamo fatto questo itinerario di viaggio in Namibia nel giro di circa 2 settimane e l’abbiamo trovato adeguato, sia a livello di ore di guida, sia a livello di attrazioni che desideravamo visitare.

Vi consigliamo di prestare molta attenzione alle distanze tra le varie tappe. Ovviamente, il vostro viaggio non dev’essere esattamente come il nostro, ma ricordate che le 4 ore tra una tappa e l’altra sono 4 ore su strade sterrate che stancano parecchio.

Non sottovalutate nemmeno la possibilità di fare qualche tappa in più solo per riposarvi, non è detto che non ne abbiate bisogno. Mettete sempre la sicurezza al primo posto!

INDICE NEW YORK

Visita ad Himba ed Herero

Buongiorno lettori, oggi vi parleremo della nostra visita ai popoli Himba ed Herero, in Namibia. Come sempre, ci teniamo a raccontarvi tutto per filo e per segno, senza tralasciare nulla, ma soprattutto, dicendovi tutta la verità.

Himba incontrate nel Villaggio Herero

In realtà, non volevamo andare a visitare Himba ed Herero

Negli ultimi anni, la Namibia è sempre stata una meta da noi desiderata. Erano secoli che cercavamo di approcciarci a lei.

Nonostante ciò, spesso ci hanno fermato i costi, altre volte, la complessità nell’organizzare un viaggio come questo.

In questi ultimi anni, però, c’è sempre stata una costante nel corso della ricerca di informazioni. Ogni volta che leggevamo un articolo, online ed offline, ci veniva presentata l’occasione di fare visita ai popoli Himba ed Herero.

Onestamente, l’opzione non ci ha mai entusiasmato.

Nonostante l’interesse forte che ci spinge verso culture e paesi differenti, non abbiamo mai amato le attività che pongono come “attrazione” delle persone. Lo stesso è valso per le Town Ship di Cape Town. Vogliamo essere molto chiari.

Himba

Questa è una nostra opinione personale e, come tale, prendetela come soggettiva.

Nulla vi vieta una visita ad Himba ed Herero, né alle Town Ship di Cape Town. Per fortuna, ognuno è libero di fare ciò che vuole e, né l’una né l’altra scelta vi renderà più o meno buoni. E’ semplicemente una scelta personale.

Perché, alla fine, li abbiamo visitati

Il nostro incontro con gli Himba

Eravamo in viaggio verso il Damaraland, quando ci siamo resi conto di avere poca benzina. Tanto per cambiare.

Ci siamo fermati alla prima stazione di servizio, molto stanchi di guidare, nonostante avessimo ancora parecchie ore di tragitto davanti a noi. Abbiamo fatto benzina abbastanza velocemente e ci siamo rimessi in marcia. Non conosciamo il nome della cittadina, abbastanza anonima, in cui eravamo finiti.

Dopo pochi chilometri, al massimo due, vediamo in lontananza delle bancarelle. Se avete letto la nostra presentazione, sapete che adoriamo i souvenir. Amiamo portarci a casa qualcosa dalle destinazioni che visitiamo, ed in quella giornata, che sarebbe dovuta essere dedicata solo alla guida da una tappa all’altra, una bancarella era proprio quello che ci serviva.

Freniamo e scendiamo dall’auto.

D’un tratto, senza che nemmeno ce ne accorgessimo, è arrivato un gruppo di persone non troppo numeroso ad accoglierci. Erano Himba.

Al momento di scendere dall’auto, non ci eravamo nemmeno preoccupati di controllare di chi fosse la bancarella, siamo semplicemente scesi dall’auto. Fatto sta, che ormai eravamo lì. In un men che non si dica siamo stati portati sotto un gazebo con bancarella annessa ed abbiamo cominciato ad osservare i manufatti in legno e in pietra.

Himba incontrate nel Villaggio Herero

O meglio, questo era quello che avremmo voluto fare.

Non abbiamo avuto tempo per guardare con calma ciò che poteva essere di nostro interesse, siamo stati tirati di qua e di là (letteralmente) da una decina di donne della tribù, ognuna delle quali aveva l’obiettivo di venderci la sua merce, arrivando addirittura a litigare, non poco veementemente, con la sua rivale.

Inutile dirvi che l’esperienza è stata stressante e poco memorabile.

Un po’ perché avevamo trovato qualcosa di nostro interesse, ed un po’ perché non sapevamo che sorte ci sarebbe aspettata se fossimo tornati in macchina a mani vuote, abbiamo acquistato qualcosa e ce ne siamo andati.

Il nostro incontro con gli Herero

Un po’ infastiditi dall’accaduto e parecchio interdetti per non aver trovato nulla a riguardo su Internet, proseguiamo sul nostro tragitto.

Tra una curva e l’altra riflettiamo riguardo a quanta paura, talvolta, ci sia nel dire la verità. Non possiamo credere di essere stati gli unici a ricevere un trattamento di questo genere, eppure, sugli Himba si trovano solo parole di forte emozione e grande ammirazione per la loro vita a contatto con la natura e con le tradizioni.

Herero

“Poco male”, abbiamo pensato, ne parleremo noi a tempo debito.

Nel giro, anche questa volta, di pochi chilometri, scorgiamo un’altra fila di bancarelle. In questo caso ci siamo guardati bene dal fermarci senza sapere chi ci fosse ad aspettarci. Abbiamo rallentato di proposito e, d’un tratto, abbiamo visto una signora che, salutandoci, ci ha rivolto un dolce sorriso.

A quel punto, abbiamo deciso di fermarci!

Siamo scesi, un po’ timidamente dall’auto, e ci siamo diretti verso le bancarelle. La signora che avevamo intravisto ci ha salutati ed invitati educatamente ad entrare tra i suoi oggetti.

Abbiamo apprezzato molto la tranquillità della signora, ed in seguito, delle sue “colleghe” nelle bancarelle poco lontano. Abbiamo acquistato, anche qui, alcuni oggetti ed abbiamo conversato del più e del meno con le donne Herero.

Riflessione finale in base alla nostra esperienza

Abbiamo avuto due esperienze totalmente opposte. In un caso, con gli Himba, ci siamo sentiti sostanzialmente dei bancomat dotati di piedi, nel secondo caso, invece, ci siamo trovati molto a nostro agio.

Gli Himba e gli Herero sono, in realtà, della stessa etnia, non sono quindi popoli totalmente differenti, nonostante negli anni abbiamo sviluppato delle differenze culturali e di costumi, differenze di cui ci siamo accorti nel corso della visita.

Come sempre, però, seppur nello stesso popolo, c’è chi si comporta in un modo e chi in un altro. Nulla di nuovo, succede ovunque.

Herrero

Nonostante ciò, abbiamo fatto una riflessione.

Per quale motivo su Internet non si trova nemmeno un articolo in cui si leggano parole simili alle nostre?

Abbiamo tentato di darci una risposta.

Solitamente la visita nei villaggi Himba ed Herero, si fa con delle escursioni organizzate. Queste escursioni, ovviamente, si pagano. Il denaro che viene ricavato, presumibilmente, andrà sia alla guida che porta i turisti nei villaggi, sia nei villaggi stessi.

Avendo, quindi, già ricevuto un “compenso”, il popolo non ha necessità di comportarsi come si è comportato con noi, poiché sono già stati corrisposti loro dei guadagni per mantenersi, mangiare e via dicendo.

Noi, in visita ai villaggi degli Himba e degli Herero, ci siamo capitati. Non abbiamo pagato alcuna escursione, né eravamo obbligati ad acquistare nulla e, abbiamo ragione di pensare, che questo sia stato il motivo per cui la nostra visita non è stata del tutto piacevole.

Speriamo che tra voi ci sia qualcuno che, essendo stato in Namibia, possa raccontarci la sua esperienza, ci farebbe piacere approfondire 🙂