La Faglia di Silfra: nuotare tra due continenti

Snorkeling nella Faglia di Silfra

Viaggiando si portano a termine mille esperienze, e questo viaggio in Islanda ce l’ha ricordato per l’ennesima volta, ma di nuotare nella Faglia di Silfra, tra due continenti, quello americano e quello europeo, proprio non ce lo saremmo aspettati.

Il nostro terzo giorno in Islanda, però, l’abbiamo fatto. Questa spaccatura della terra si trova ad ovest dell’isola, non lontana da Reykjavik. Siamo all’interno del Thingvellir National Park, e la faglia è localizzata nella valle del lago Tingvallavatn. Pensate che è l’unico luogo al mondo dove è possibile fare immersioni, o snorkeling, tra la placca euroasiatica e quella nordamericana. La fenditura si è formata a causa della deriva delle placche che si allontanano di due o tre centimetri l’anno. Oltre all’importante interesse geologico, l’afflusso turistico è dato anche dalle acque cristalline. La visibilità è di oltre cento metri.

Fatta questa breve, ma doverosa, premessa desideriamo raccontarvi la nostra esperienza per filo e per segno. Desideriamo aiutarvi a togliervi di dosso qualche timore, sicuramente comprensibile.

L’escursione ha inizio nel parcheggio che si trova nei pressi della faglia di Silfra. Noi abbiamo scelto il Tour Operator The Diving Island. Qui abbiamo incontrato la nostra guida Einar, che ci ha spiegato brevemente come comportarci durante il nostro snorkeling. A questo punto abbiamo iniziato l’opera di vestizione. Non la descriviamo in maniera pomposa per caso, pensate che Einar ci ha fornito talmente tante protezioni, mute ed aggeggi vari, che siamo usciti dall’acqua puliti ed asciutti. Come se ci fossimo appena svegliati! Eravamo partiti da casa con la certezza matematica che saremmo usciti fradici dalla faglia e che ci saremmo presi un bel malanno. La sorpresa, quindi, è stata tantissima!

Dopo esserci messi le pinne, iniziamo ad incamminarci (vi lasciamo immaginare con quali assurde movenze), verso la scala che darà il via al nostro snorkeling. Einar ci controlla le maschere ed i boccagli. Ci fa segno di entrare in acqua. Noi lo ascoltiamo e ci immergiamo. Siamo elettrizzati! Ma la vera sorpresa arriva nel momento in cui, muniti di maschera, ammiriamo la faglia così vicina ai nostri occhi. L’acqua è di un blu intenso. Trasparentissima, con qualche alga dai colori brillanti e tante fessure dalle forme particolari e buffe. Andando avanti a nuotare ci si rende conto delle varie profondità alle quali si può assistere. Ci sono punti in cui il fondale finisce per essere quasi a perdita d’occhio. Altri in cui addirittura si tocca con i piedi, un’infinita riserva di colori brillanti.

Il fondale di Silfra è meraviglioso e secondo noi quest’escursione merita. Le opzioni sono due con The Diving Island:

Snorkeling nella Faglia di Silfra

1 . Snorkeling: quest’esperienza è esattamente quella che abbiamo scelto noi. Non necessita di brevetti o certificazioni PADI, né di una forma fisica da atleti olimpionici. Ogni tipo di attrezzatura, sia per quanto riguarda la muta, che le protezioni impermeabili, fino ad arrivare a pinne, maschera e boccaglio sono forniti dalle guide. Il vostro accompagnatore vi seguirà senza abbandonarvi nelle gelide acque islandesi. Quindi niente paura, sarà tutto sotto controllo.

2 . Immersione subacquea: in questo caso avrete la possibilità di scendere nelle profondità della faglia. Il che dev’essere davvero emozionante. Per ovvio motivi, però, è necessario che voi abbiate la certificazione PADI, quindi un brevetto per immersioni che vi dia la possibilità e le capacità di affrontare l’escursione. Anche in questo caso non sarete soli. Verrete accompagnati dalle guide che si accerteranno che tutto prosegua per il meglio.

Noi ci siamo trovati molto bene, soprattutto per quanto riguarda le attrezzature. Sono assolutamente consone ed adeguate alle esigenze di ognuno di noi, senza contare che il buon Einar ci ha offerto una cioccolata calda a termine del nostro snorkeling. Nuotare nella Faglia di Silfra, tra due continenti, è stata una delle più belle esperienze vissute in Islanda.

Gullfoss: una delle più belle cascate d’Islanda

Gullfoss

Buongiorno lettori, oggi vi parleremo di Gullfoss, una delle più belle cascate d’Islanda. Come avrete notato dai precedenti racconti di viaggio, i nostri ultimi giorni sono stati impegnativi. Abbiamo visto la nostra prima cascata islandese. Siamo arrivati alle pendici di un vulcano. Siamo entrati nella sua coloratissima camera magmatica e, infine, l’ultimo giorno ci siamo immersi tra due continenti.

Oggi, però, il riposo è ancora un miraggio. La sveglia suona un po’ più tardi del solito, verso le nove e trenta del mattino. Facciamo colazione. Lasciamo la nostra camera e procediamo verso la nostra prossima destinazione: Haukadalur. Un centro abitato vicinissimo ai geyser. Nonostante l’enorme impazienza da cui eravamo guidati, non avremmo mai potuto tralasciare una tappa importante. La maestosa, titanica, monumentale cascata di Gullfoss. Questa è una delle cascate più famose d’Islanda, complice la vicinanza alle altre attrazioni del Circolo d’Oro, come il Parco Thingvellir ed i geyser.

Una delle peculiarità di Gullfoss sono i due gradoni che l’acqua percorre, il primo alto undici metri, ed il secondo ventuno, ed i meravigliosi giochi di luce che è possibile ammirare a causa dell’umidità. Visitare questa cascata è semplicissimo e, anche in questo caso, totalmente gratuito, non possiamo dire la stessa cosa dei negozi nei pressi del parcheggio dell’attrazione, ricolmi di oggetti inutilmente ed eccessivamente costosi.

Ma torniamo a Gullfoss. Una volta giunti al parcheggio, ci siamo muniti di protezioni impermeabili e ci siamo avviati verso un sentiero. Qui dominava l’insegna relativa alla cascata. Percorrendo man mano la strada designata, non solo si sente cambiare l’aria, che diventa più umida e bagnata, ma si comincia a scorgere, sempre più chiaramente il rumore dell’acqua scrosciante. Paradigmatico indizio di ciò che, da lì a breve, avremmo avuto davanti. Giunti sul ciglio di una scalinata, ci apprestiamo a scendere gli scalini con particolare attenzione a non scivolare. Tenendo le mani attaccate come francobolli ai sostegni, ma con gli occhi rivolti verso Gullfoss, una delle più belle cascate d’Islanda.

Gullfoss

Nei giorni precedenti alla partenza per l’Islanda, abbiamo pensato che visitare Gullfoss sarebbe potuto essere superfluo. L’idea è stata quella che fosse una sorta di trappola per turisti. Il fatto che facesse parte del Circolo d’Oro, non ha fatto che aumentare i nostri sospetti, portandoci a pensare che se l’Islanda è il paese delle cascate, sarebbe stato impossibile non trovare da altre parti qualcosa di simile. Ad oggi possiamo dirvi con certezza che il fatto che Gullfoss sia una meta turistica molto gettonata, non la rende di certo una copia di altre cascate islandesi. La sua unicità è visibile non appena la si intravede tra la nebbia. Il fatto che vi sarà necessario percorrere un sentiero per arrivare il più vicino possibile non deve spaventarvi. La pendenza è minima, basterà prestare attenzione a dove mettere i piedi e non inciampare tra un sasso e l’altro.

La nostra visita è durata circa un’ora. Un po’ per percorrere il sentiero, un po’ perché arrivati proprio davanti alla cascata, sarebbe stato stupido scattare qualche foto ed andarsene. Ogni angolazione è speciale. La forza della natura di Gullfoss ha dell’incredibile. Abbiamo voluto goderci ogni minuto di questa splendida tappa del Circolo d’Oro.

Il tragitto di ritorno è stato un susseguirsi di torsioni per guardarla un’ultima volta. Ma il nostro pensiero, a quel punto, erano i geyser che eravamo impazienti di ammirare. Nonostante ciò, abbiamo deciso di fare tappa in hotel. Ci siamo cambiati ed asciugati, viste le condizioni in cui possono ridurre moltissimi punti d’interesse islandesi 🙂

Come vi dicevamo, Haukadalur è il posto perfetto per vistare i geyser ed il nostro hotel era a meno di cinque minuti a piedi. Nel prossimo articolo vi racconteremo il nostro pomeriggio tra i geyser e le emozioni che ci hanno regalato.

Gullfoss

Geysir e Strokkur: geyser e vapori

Sorgenti nei pressi di Geysir

Buongiorno lettori, oggi passeggeremo insieme tra Geysir e Strokkur, tra geyser e vapori della terra. Ci siamo lasciati con il racconto della bellissima cascata di Gullfoss e con un’irrefrenabile voglia di assistere ad uno dei più affascinanti fenomeni al mondo. I geyser! Dopo la nostra tappa alla cascata, dire che fossimo bagnati fradici è un eufemismo. Quindi la prima destinazione per cambiarci e asciugarci un po’ era il nostro hotel. Finalmente abbiamo posato le valigie. Ci siamo rimessi in sesto e siamo usciti. Fortunatamente il nostro albergo era a due minuti a piedi dai geyser, quindi è stato molto facile e veloce raggiungerli.

Anche per quanto riguarda quest’attrazione, non dovrete tirar fuori il vostro portafogli. L’ingresso è libero e gratuito per tutti, e questo è un altro buon motivo per non perdersi quest’esperienza. D’altra parte, avrete la possibilità di lasciare un’offerta a vostro piacimento e giudizio. Non appena ci si avvicina al sito, l’odore di zolfo prende il sopravvento. I vapori si fanno man mano più vicini e facili da vedere. Se visitate i geyser durante una fredda giornata, come è capitato a noi, non appena vi troverete davanti ad una fonte di vapore, avrete una sensazione di calore estremamente piacevole. All’ingresso del parco troverete un cartello che vi spiegherà come comportarvi in quest’area. Soprattutto, vi consiglierà di non avvicinarvi troppo e di prestare attenzione all’acqua bollente che fuoriesce dalle sorgenti.

Fatte queste precisazioni, entriamo nel vivo della visita e parliamo meglio dei geyser. Principalmente ne troverete due. Geysir e Strokkur. Il primo è il geyser conosciuto più antico di tutti. Si è formato in seguito all’attività vulcanica del 1294. Il suo record di eruzione è di 170 metri nel 1845. Purtroppo, però, ad oggi la sua attività è saltuaria. Non c’è modo di sapere quando e se erutterà. Questo fatto è dovuto alla noncuranza dei turisti che, per cercare di “svegliare” il geyser, hanno lanciato terra e pietre al suo interno, “intoppando” la sua attività. A questo proposito, per non peggiorare la situazione, vi consigliamo di evitare questi atteggiamenti, sia per quanto riguarda Geysir, che per quanto concerne Strokkur, il suo fratello minore che vanta, ancora adesso, un’assidua attività.

Strokkur

Veniamo quindi a lui, Strokkur. Un geyser dal getto sicuramente meno potente di Geysir, ma comunque estremamente spettacolare, che erutta almeno due volte nel giro di dieci minuti. Questo significa che avrete praticamente la certezza matematica di poter vedere questo meraviglioso fenomeno. La sua origine risale al 1789 e raggiunge picchi di trenta metri. Vi consigliamo di stare a guardarlo per un po’. Non accontentatevi di una sola eruzione. Non tutte sono potenti ed alte allo stesso modo, quindi vale la pena fermarsi qualche minuto in più per vederne le differenze. Proseguendo sul percorso delineato, vedrete anche delle più piccole pozze d’acqua. Queste non eruttano, ma hanno la bella peculiarità di avere un’acqua di un blu intenso, estremamente affascinante e senza dubbio imperdibile. Tutti questi colori sono dovuti a batteri ed alghe presenti al loro interno. Anche in questo caso i vapori saranno sulfurei, molto caldi ed estremamente umidi.

Sorgenti nei pressi di Geysir

Dopo aver camminato per almeno un’ora tra Geysir, Strokkur, geyser, vapori ed odore di zolfo, abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa al bar di fronte. Un grande complesso che contiene, oltre che una caffetteria, un grandissimo negozio di souvenir. La giornata si è quasi conclusa, ed ancora non riusciamo ad immaginare di aver visto un geyser eruttare per la prima volta proprio davanti a noi 🙂

Cascate islandesi: Gljúfrabúi e Seljalandsfoss

Gljúfrabúi

Buongiorno lettori, oggi esploreremo le più particolari cascate islandesi, Gljúfrabúi e Seljalandsfoss. Come avete letto nell’ultimo articolo, ci siamo addormentati in una delle zone più suggestive di questo paese. La Valle di Haukadalur. Proprio davanti al parco che ospita i più antichi geyser islandesi. La mattina dopo, però, è già tempo di ripartire. Salutiamo le calde sorgenti geotermali e ci dirigiamo verso due delle più belle e particolari cascate islandesi, Gljúfrabúi e Seljalandsfoss .

Dopo una ricca colazione saliamo in camera a radunare le poche cose tirate fuori dalle valigie e partiamo. Direzione Gljúfrabúi. La prima cascata di oggi non è così famosa e questo, se da una parte è un vero peccato, dall’altra è uno dei motivi per i quali l’atmosfera è serena e rilassante. Si tratta di una cascata più piccola rispetto alla vicina Seljalandsfoss, sia per portata d’acqua, che per altezza. Nonostante ciò, ha una peculiarità a renderla estremamente straordinaria. Si trova quasi totalmente oscurata dalle rocce. Tant’è che se ci si passa davanti senza conoscerne l’ubicazione precisa, si rischia di perdersela. L’unico indizio è il piccolo ruscello che raccoglie l’acqua della cascata. Seguendolo, si arriva ad una fenditura tra le rocce e solo qui, avrete il secondo indizio. Il rumore dell’acqua.

Ora non potete più confondervi. Gljúfrabúi si trova lì dentro, a pochi passi da voi. Consigliamo un abbigliamento tecnico o quantomeno impermeabile, ma anche scarpe comode e da trekking. Dovrete addentrarvi tra rocce umide e muschiose, sarete quindi facili prede di scivolate mirabolanti! Una volta entrati, avrete davanti a voi uno scenario da favola. L’acqua che scroscia a pochi metri da voi. Un microclima totalmente diverso da quello esterno e tanta, anzi tantissima acqua che vi arriverà addosso. Avvicinatevi il più possibile, ovviamente con le dovute attenzioni, e guardate in sù. Vedrete il cielo da una prospettiva mai vista prima.

Gljúfrabúi

Noi abbiamo scattato centinaia di foto. Fate attenzione alle macchine fotografiche, qui è tutto completamente bagnato, quindi abbiate cura dei vostri dispositivi, anche in vista della prossima cascata che visiterete. La maestosa Seljalandsfoss, è molto più alta della precedente, ed anche lei ad alto rischio infradiciatura!

Seljalandsfoss

Questa seconda cascata si trova solo ad un chilometro di distanza dalla precedente, circa due minuti in macchina. In questo caso, una volta giunti al parcheggio, non farete alcuna fatica a scorgerla. Qui l’acqua cade da più di sessanta metri. Vivrete un’esperienza indimenticabile grazie alla particolare conformazione di Seljalandsfoss. Avrete infatti la possibilità di aggirare la cascata e vederla da dietro il getto. Vi troverete tra la roccia ed una potentissima cascata che si staglia davanti ai vostri occhi. E’ possibile ammirarla da questo punto di vista solo durante l’estate. D’inverno il percorso è, comprensibilmente, chiuso ai turisti a causa della pericolosità data da neve o ghiaccio.

Nonostante ciò, non preoccupatevi. Il sentiero è assolutamente fattibile, ben segnalato e percorribile senza grande dispendio d’energia, ma solo con un po’ di attenzione alle irregolarità del terreno. Potrete arrivare fino a dove la cascata si conclude, toccando l’acqua e, anche qui, bagnandovi ben bene. Entrambe queste attrazioni non sono a pagamento. Vi basterà arrivare in loco, scendere dalla vostra auto e fare qualche metro a piedi, stupendovi davanti alla straordinaria bellezza della natura.

Seljalandsfoss

Reynisfjara Beach e Laufskalavarda

Reynisfjara Beach

Buongiorno lettori, le mete di oggi sono Reynisfjara Beach e Laufskalavarda. Sia Reynisfjara Beach, la Spiaggia Nera, che Laufskalavarda, sono posti molto particolari. Anche questa volta ci svegliamo con la prospettiva di guidare per poco più di due ore e fermarci qua e là per scattare foto alle meravigliose strade islandesi. La sveglia non suona prestissimo, del resto due ore di auto non sono troppe. Possiamo prendercela con comodo. Ma la sorpresa di questa giornata è un’altra. Sì, perché oggi ci siamo svegliati con il sole. E’ stato davvero stupendo aprire gli occhi e non sentire il ticchettio della pioggia sulle finestre o il vento muovere i fili d’erba. Questo giorno ha sancito il nostro proclama di pace con l’Islanda, che fino a quel giorno non ci aveva dato tregua a livello metereologico. Con questa nuova consapevolezza e, soprattutto, questa nuova luce che rende tutto migliore, facciamo colazione.

Ci vestiamo ed usciamo dal nostro alloggio, pronti per la prima tappa di oggi. La Spiaggia Nera. Questa spiaggia, chiamata dagli islandesi Reynisfjara Beach, si trova sulla costa sud e dista pochi chilometri da Vik, il luogo dove vi consigliamo di soggiornare per visitarla.

La sua particolarità sta nella presenza di una meravigliosa scogliera basaltica. Una grande grotta rocciosa e due straordinarie formazioni rocciose sorgono poco lontano dalla riva e rendono la spiaggia una perfetta location per i viaggiatori e per i fotografi. Nonostante il nostro suggerimento comprenda la visita a Reynisfjara Beach, vorremmo fare alcune precisazioni. Questa spiaggia è stata spesso teatro di tremendi incidenti. Anche mortali. La sua pericolosità si articola in fattori come le colonne basaltiche, molto scivolose e da scalarsi solo in sicurezza, la corrente dell’oceano che alcuni temerari sfidano, sottovalutandola, e le rocce che talvolta si staccano dalla loro origine. Il nostro consiglio è quello di visitarla con attenzione. Evitate di entrare in acqua, di scalare le scogliere con poca accortezza e di mettervi in situazioni pericolose.

Reynisfjara Beach

Fatte queste brevi precisazioni, non perdetevi Reynisfjara Beach. E’ un luogo che porta con se una meravigliosa atmosfera e degli scenari da cartolina. Inoltre è possibile scattare foto estremamente suggestive. Arrivarci da Vik è molto semplice ed impiegherete pochi minuti d’auto. Vi basterà parcheggiare al punto di ristoro e seguire le indicazioni. La spiaggia, come ormai avrete intuito, è molto scura, formata da sassolini di piccole dimensioni, una stupenda scogliera basaltica ed una grotta dalla quale cadono goccioline che vi bagneranno la testa. Purtroppo è anche un luogo molto turistico.

Sarà quindi difficile non trovare altre persone oltre a voi. Armatevi di santa pazienza ed aspettate che l’ambiente si svuoti un po’ per godervi il luogo e scattare qualche foto ricordo. Il consiglio principale che possiamo darvi per trovare la spiaggia deserta, o quasi, è la classica sveglia prestissimo ed un appostamento nelle prime ore del mattino. Solo in questo caso avrete la libertà di vagare in totale serenità.

Reynisfjara Beach

La nostra visita si è svolta, prima di tutto, davanti alla scogliera. Qui la natura ha fatto davvero un bel lavoro. Sembra che sia tutto costruito con righello e taglierino. Le rocce sono di una regolarità quasi disarmante, capace di stupire anche i più scettici tra noi. In seguito ci siamo diretti verso la grotta. Anch’essa è di formazione basaltica ed anch’essa è meritatamente fotografata da chiunque. Non è per nulla facile catturare la vera bellezza di questi luoghi, né con le foto né con le parole. Infine abbiamo deciso di avvicinarci al mare (non troppo!) per ammirare le due mastodontiche formazioni che fanno capolino in acqua. Se proverete a spegnere il cervello ed a tapparvi le orecchie per un attimo, proverete un’immensa malinconia. Questa è Reynisfjara.

La visita alla spiaggia nera ci ha lasciato un meraviglioso ricordo, ma il tempo scorre e noi dobbiamo rimetterci in marcia. Questa parte dell’Islanda è davvero molto bella da percorrere in auto, complice sicuramente il bel tempo, ma anche qualche piccola deviazione lungo la strada, come Laufskalavarda. Questo posto è stato per noi una sorpresa. Non era infatti nei nostri progetti, ma abbiamo intravisto dall’auto qualche cartello ed abbiamo deciso di fermarci. Se non conoscete la storia, come noi, non riuscirete a capire di cosa si tratti, ma basta avvicinarsi e leggere ciò che raccontano i cartelli.

Laufskalavarda è una grandissima distesa di piccole montagnette di sassi, ma è il motivo di costruzione di queste montagnette ad essere curioso ed anche molto carino. Nel 894 una forte eruzione del vicino Vulcano Katla distrusse completamente il circondario, compresa una fattoria che si trovava proprio qui. Dopo l’esplosione, gli abitanti chiaramente provarono a ricostruire tutto. Per questo motivo i civili cominciarono a lasciare dei piccoli sassolini ed a metterli impilati in segno di incoraggiamento. Da quel momento in poi, tanti viaggiatori che passano da qui fanno la stessa cosa, come abbiamo fatto noi dopo aver saputo la vicenda. Ogni sassolino è di buon auspicio. E’ proprio vero che, nonostante Reynisfjara Beach fosse in programa, mentre Laufskalavarda no, i viaggi si fanno sul posto. Sempre.

Laufskalavarda

Un tramonto da favola

Tramonto Islandese

Buongiorno lettori, “Un tramonto da favola” è il titolo che abbiamo scelto per quest’articolo. Ma prima, vediamo insieme cos’è successo. Il meteo continua ad essere dalla nostra parte. Il sole splende ed il cielo è azzurrissimo! Vi preannunciamo che la giornata di oggi, seppur partita molto bene, ha subìto un grande intoppo. Vi raccontiamo tutto per evitare che anche voi possiate incorrere nello stesso pericolo. Ma torniamo un po’ indietro. Vi dicevamo. Il cielo è blu e la giornata che ci aspetta è per lo più di guida. Da sud, dopo aver visitato la Glacier Lagoon, ci sposteremo ad est per visitare qualche attrazione il giorno dopo. Lasciamo la nostra camera d’albergo e partiamo accompagnati dallo stereo a tutto volume.

Qui i paesaggi sono verdi e rilassanti. Non vi annoierete, nonostante le ore di guida. Ammirerete un’Islanda un po’ diversa. Quella del Sud, della costa che si bagna nell’Oceano Atlantico e delle meravigliose scogliere a picco sul mare. Per goderci appieno il clima ed il sole, abbiamo scelto la contea di Austur-Skaftafellssýsla. Non ci siamo fermati a dormire per questioni di tempo, ma abbiamo comunque trovato meravigliosi promontori e straordinarie formazioni rocciose da ammirare in tutta la loro bellezza. Durante il tragitto ci siamo fermati più volte. Credeteci, sarà la stessa cosa per voi. Tutta la strada è costellata da visuali pazzesche ed il blu del mare vi obbligherà a sostare per scattare qualche foto.

Scogliere a picco sul mare

Il problema, e parlare di problema è un eufemismo, si è palesato nei pressi di Djúpivogur, un comune abitato da poco meno di 500 persone a sud-est dell’isola. Attirati da un faro e vedendo una stradina solcata da ruote d’auto, abbiamo pensato di addentrarci in un piccolo sentiero secondario. E’ vero che la strada era composta perlopiù da erba e terriccio, ma è anche vero i segni di pneumatici ed il fatto che non ci fosse nessun divieto, ci ha fatto sentire tranquilli nell’attraversarla. Dopo qualche centinaia di metri, in sostanza, ci siamo affossati nel fango. La macchina ha smesso di stare dalla nostra parte ed è iniziata la giornata più snervante del nostro on the road. L’auto si è inclinata. Le ruote posteriori, non avendo un 4×4, non aiutavano. Quelle davanti giravano a vuoto.

Dopo vari tentativi, un quad si è avvicinato a noi ed abbiamo sperato che il signore che lo guidava sarebbe venuto a darci una mano. Purtroppo, però, ci ha semplicemente detto che non avremmo potuto entrare nell’area e ce la saremmo dovuti cavare da soli. Insomma, diciamo che non è stato in alcun modo d’aiuto. Le abbiamo provate tutte. Abbiamo cercato di spingere l’auto, di farla partire più volte. Abbiamo cercato di utilizzare vari oggetti per far leva ed infine, abbiamo provato a scavare in prossimità delle ruote. Nulla sembrava migliorare la situazione. Dopo ore ed ore di tentativi, lo stesso signore che nel pomeriggio si era avvicinato a noi in quad, è tornato con un trattore e, finalmente, ci ha tirati fuori dal pantano, dicendoci che ha volontariamente aspettato a darci una mano per “punirci”.

Dobbiamo dire che ci siamo rimasti particolarmente male. Abbiamo capito che non saremmo dovuti entrare, però non c’era assolutamente nessuna indicazione ad impedircelo e, soprattutto, non abbiamo violato alcuna proprietà privata. Di conseguenza abbiamo capito la sua arrabbiatura, ma non abbiamo condiviso la modalità secondo la quale dovesse “farcela pagare”. Non vi raccontiamo quest’episodio per incolpare qualcuno, ma per avvisarvi del fatto che la vostra macchina, in Islanda, sarà la vostra migliore amica. Dovete evitare in tutti i modi di metterla in pericolo. Evitate, quindi, strade non battute, a patto che non abbiate noleggiato un 4×4. Prestate molta attenzione al terreno dentro al quale vi state inoltrando.

Insomma, nonostante tutto, è bene tutto quel che finisce bene. Ci siamo rimessi in marcia con nuova linfa ed abbiamo continuato sulla nostra strada ripensando all’accaduto. Per fortuna, la natura, a differenza del signore di prima, ha deciso di regalarci qualcosa di meraviglioso. Ormai erano le 8 di sera passate ed il sole ha cominciato a tramontare, regalandoci un tramonto da favola. Abbiamo scovato un bel posticino dove ci siamo fermati, questa volta lasciando l’auto in sicurezza. Poco dopo una grande curva, abbiamo notato una deliziosa casetta in legno adibita, secondo ciò che c’era scritto dentro, al bird watching. La struttura era molto piccola. Tenuta egregiamente e con il tetto completamente coperto d’erba. Abbiamo quindi deciso di goderci un po’ di tranquillità al tramonto, dopo la disperazione del pomeriggio appena trascorso.

Cabina per il Bird Watching

Studlagil Canyon, Hverir ed arrivo a Myvatn

Studlagil Canyon

Buongiorno lettori, il nostro viaggio on the road continua verso Studlagil Canyon, Hverir e Myvatn. Nonostante l’imprevisto di ieri pomeriggio, siamo pronti ad una nuova giornata all’insegna della natura. Oggi cambieremo nuovamente hotel e la destinazione finale sarà Myvatn. Di buon mattino facciamo colazione in una tavola calda in stile America anni ’50. Poi cominciamo a guidare in direzione Studlagil Canyon. Inizialmente questa spaccatura nella roccia non faceva parte dei nostri piani, ma dopo aver visto delle meravigliose foto durante le nostre ricerche pre-partenza, abbiamo deciso che non ci saremmo potuti perdere questa deviazione. La strada che porta a Studlagil non è propriamente in buone condizione. Si tratta di una strada sterrata a strapiombo, quindi vi consigliamo di limitare la velocità e non esagerare con l’acceleratore.

Ci troviamo nella Jokuldalur Valley, una meravigliosa vallata che nasconde preziosità di ogni genere. A partire proprio da Studlagil. Una volta conclusa la strada dissestata e giunti al parcheggio dell’attrazione, il canyon sarà ormai vicino. Nonostante ciò, la discesa verso il punto panoramico non è particolarmente sicura. Anche qui dovrete prestare un po’ di attenzione a dove mettete i piedi. Finalmente, dopo qualche passo lungo una ripida discesa, vedrete Studlagil. Una delle più monumentali formazioni di rocce basaltiche di tutta l’Islanda. Questo posto rimase sconosciuto per lungo tempo. Questo avvenne a causa del livello del fiume Jokla, ancora troppo alto perché le formazioni fossero visibili. Quando, però, il livello si abbassò, Studlagil apparve in tutta la sua bellezza, stregando milioni di visitatori all’anno.

E’ inoltre importante parlare del turchese intenso di queste acque, estremamente brillante ed affascinante, soprattutto nei giorni più limpidi. Purtroppo, nonostante sia assolutamente vietato, molti turisti si armano di drone e provano a riprendere il canyon dall’alto. Vi diamo quest’informazione più che altro per questioni di sicurezza. Il canyon è molto profondo ed i droni, con i loro rumori molesti, rischiano di spaventare gli altri turisti che potrebbero accidentalmente perdere l’equilibrio. Tenetevi sempre stretti ai sostegni e prestate attenzione per tutta la durata della visita. Nonostante questa piccola postilla, il canyon è magnifico. Noi siamo stati molto fortunati ed abbiamo avuto l’opportunità di vederlo con un sole meraviglioso che ha contribuito a rendere la nostra visita, se possibile, ancora più bella ed emozionante. E’ possibile, con un trekking di media lunghezza, giungere sull’altra sponda del fiume e fotografare Studlagil da varie angolazioni.

Studlagil Canyon

Il tempo, però, non è mai abbastanza, quindi dopo circa un’oretta, ci rimettiamo in marcia verso Myvant, certi di arrivare in hotel in poco meno di un’ora. L’Islanda, però, è una continua scoperta ed ecco che lungo la strada cominciamo ad intravedere qualche fumo proveniente da un luogo che non avremmo pensato di visitare. Si tratta di Hverir. Un’area geotermale di cui non avevamo mai sentito parlare. Qui il paesaggio è lunare e nel giro di pochi metri vi troverete nel bel mezzo di soffioni, pozze di fango e fumarole. Anche qui l’odore di zolfo è forte e pervasivo. Nonostante ciò, sarete davvero stupiti dai colori di questa zona.

Fate molta attenzione alle pozze. All’interno l’acqua è bollente e pericolosa. Seguite il percorso indicato e non prendete l’iniziativa. Ammirate i depositi sulfurei ed il fumo che ne fuoriesce in quantità ingenti e spettacolari. Vi sentirete davvero su un altro pianeta. La nostra giornata si conclude con l’arrivo a Myvatn e con il bel ricordo di Hverir e Studlagil Canyon.

Hverir

Whale Watching ad Husavik

Il porto di Husavik, da dove partono i tour di Whale Watching

Buongiorno lettori, è finalmente giorno di Whale Watching ed Husavik è il posto perfetto per vivere quest’esperienza. Le mani ancora ci tremano mentre scriviamo questo articolo. Vedere le balene nuotare a pochi metri da noi è stata un’emozione mai provata prima. Qualcosa di immensamente bello ed appassionante. Immaginarle nuotare sotto la propria imbarcazione, pensarle mentre si dimenano in mare pronte per essere fotografate è stata una delle esperienze più belle mai vissute. Ma partiamo dal principio, in modo da potervi dare tutte le informazioni necessarie per vivere questa meraviglia nel migliore dei modi.

Perché fare tappa ad Husavik per vedere le balene

Come ormai sapete, ci piace raccontarvi per filo e per segno le nostre esperienze. Desideriamo essere chiari e precisi in modo che possiate valutare tutte le opzioni possibili e scegliere quella che fa al caso vostro. Husavik è senza dubbio il punto più favorevole per avvistare questi meravigliosi cetacei. Non è un caso, infatti, che la baia che si affaccia su Husavik sia ricca di nutrimento per questi giganti e che costituisca, perciò, l’habitat perfetto per le balene.

Un’altra informazione utilissima perché il vostro viaggio non sia da considerarsi inutile è il periodo. Il lasso di tempo in cui è più probabile avvistarle va da giugno ad agosto. Se quindi visitate l’Islanda durante l’inverno, anche se avrete la possibilità di vedere questo paese cosparso di ghiaccio e, se sarete fortunati, vedere l’aurora boreale, le balene saranno molto più difficili da avvistare. Come nella vita di tutti i giorni, anche nei viaggi ci sono delle scelte da fare ed è proprio questo il caso. Se desiderate informarvi riguardo i periodi e le relative attrazioni, ecco il nostro articolo a riguardo.

Agenzie che organizzano tour di Whale Watching ad Husavik

Ora che abbiamo assodato che Husavik è il posto giusto per avvistare le balene, vi spieghiamo come funziona il processo di prenotazione dei tour, quali sono le agenzie che lo propongono e qualche altro consiglio. Ad Husavik ci sono due agenzie che offrono tour di Whale Watching. Sono Gentle Giants e North Sailing. Noi abbiamo scelto la seconda e ci siamo trovati bene, ma considerate che le due offerte sono del tutto equivalenti. I prezzi sono pressoché gli stessi e l’esperienza dura il medesimo numero di ore.

Il costo per il tour, che dura tre ore, è di circa €80. L’equipaggio è preparato e le imbarcazioni sono assolutamente sicure. Noi abbiamo prenotato online circa dieci giorni prima. Al momento eravamo già in Islanda, ma temiamo di aver trovato posto anche a causa della situazione Covid. Vi consigliamo di prenotare con un po’ più di anticipo, magari qualche settimana prima della partenza.

Whale Watching

Il Whale Watching

Il nostro tour è partito alle 14.00. Abbiamo fatto colazione la mattina appena svegli, ma non abbiamo più mangiato nulla fino a dopo l’escursione per evitare di non sentirci bene durante l’esperienza. Non sottovalutate questa possibilità. Considerate di trovarvi nell’Oceano Atlantico. Essere abituati a navigare non è necessariamente una garanzia. Le onde, seppur non altissime, vi provocheranno un po’ di nausea. Al momento della prenotazione l’agenzia vi scriverà di arrivare al porto una decina di minuti prima dell’orario da voi scelto. Questo avviene per far sì che tutti vengano radunati e portati insieme davanti all’imbarcazione di competenza.

Una volta saliti a bordo, avrete la possibilità di indossare un impermeabile fornito dall’agenzia, che vi eviterà di tornare a casa bagnati fradici. Le onde si infrangono spesso sulla barca durante il tour e questo comporterà degli schizzi d’acqua salata molto forti. All’inizio sicuramente avvertirete un senso di sconforto. La prima ora serve, in sostanza, per spostarsi il più possibile a largo e cercare di giungere nei punti dove solitamente si avvistano gli esemplari. Per voi, invece, costituirà il momento in cui sentirvi annoiati e sconfitti, convinti di aver fatto un buco nell’acqua. Questa sensazione non vi abbandonerà fino a quando qualcuno sull’imbarcazione, forse il capitano, griderà “WHAAALEEE”. Qui inizia il bello. Comincerete a scorgere in lontananza la vostra prima balena, probabilmente vedrete subito lo spruzzo proveniente dallo sfiatatoio, quella fessura dalla quale i cetacei immettono aria ricca di ossigeno nel loro organismo, per poi espellerla spettacolarmente davanti a voi.

Da questo momento in poi il tempo comincerà a volare. Potreste vedere la stessa balena più volte, o tante altre che si avvicinano. Lo spettacolo è assicurato. Purtroppo molto spesso vengono mostrate foto spettacolari in cui le balene saltano fuori, facendosi vedere quasi per metà. Considerate che questa possibilità è davvero un po’ remota, vedrete però le code, la parte centrale riconoscibile dalla pinna dorsale e forse anche qualche muso 🙂 Ci è stato chiesto quanto effettivamente ne valga la pena. Dobbiamo dirvi onestamente che, nonostante la nausea che si è fatta sentire, rifaremmo quest’esperienza altre mille volte!

Whale Watching