On the road in Islanda: cosa vedere tra fuoco e ghiacco

Thingvellir National Park

Buongiorno lettori, e benvenuti nel nostro on the road in Islanda. Ogni viaggio su strada che si rispetti, ha bisogno di un’organizzazione certosina. Un’attenzione particolare alle tappe ed ai tempi di percorrenza, e sarà proprio questo il focus di questo articolo.

Quest’anno, dopo tanti giri tutti italiani, abbiamo optato per un agosto in Islanda. Una meta estrema, fatta di natura e paesaggi sconfinati. Una destinazione che ha ispirato autori come Jules Verne, con il suo “Viaggio al Centro della Terra”.

Ecco a voi il nostro itinerario.

Reykjavik – 2 notti: la capitale islandese non è una di quelle città che lascia sbigottiti. Non che sia brutta o poco piacevole da esplorare, ma l’Islanda è molto altro. Due notti saranno quindi bastevoli per ambientarvi. Farete qualche giro e poi vi perderete tra le strade islandesi. Qui trovate l’articolo dedicato. Reykjavik, però, ha avuto un ruolo importante. E’ stato il punto da cui è iniziato il nostro on the road in Islanda.

Reykjavik

Hveragerdi – 2 notti: questo piccolo paesino è l’ideale per esplorare il poco lontano Thingvellir National Park. Qui dentro troverete la Faglia di Silfra e la Cascata Oxararfoss.

Haukadalur – 1 notte: anche in questo caso, sarete in un piccolo centro abitato. E’ vicinissimo alla maggior attrazione della zona: i geyser! Inoltre, vi troverete a soli 9 minuti dalla maestosa cascata Gullfoss.

Geysir

Vik – 2 notti: ormai ci troviamo a Sud, e Vik costituisce uno dei migliori punti d’appoggio per visitare delle bellissime cascate. Seljalandsfoss, Gljufrabui, Skogafoss e Reynisfjara Beach, la spiaggia nera costituita da formazioni basaltiche.

Hnappavellir – 2 notti: non potete dire di essere stati in Islanda senza trascorrere una giornata a Jokusarlon Lake ed alla vicina Diamond Beach. I paesaggi qui sono letteralmente polari. Gli iceberg che scorrono sull’acqua vi affascineranno come non mai.

Eidar – 1 notte: questa notte è stata più che altro strategica. Eidar si trova ad est, in una zona abbastanza isolata. Abbiamo utilizzato questa località per una semplice sosta di una notte, evitando di guidare 8 ore, ma dividere in due viaggi il tragitto.

Myvatn – 2 notti: qui a Myvatn avrete a disposizione varie attrazioni. Tra queste, le omonime sorgenti termali, il labirinto di formazioni laviche di Dimmuborgir, le fumarole di Hverir e la grotta Grjotagja. Qui sono state girate alcune scene di Game of Thrones.

Husavik – 2 notti: questo piccolo paese a nord dell’Islanda è famoso, soprattutto nei mesi estivi, per essere uno dei migliori punti di avvistamento delle balene. L’escursione, che vi consigliamo senza dubbio di fare, dura circa tre ore. Noi abbiamo deciso di fermarci due giorni in caso di avvistamento fallito. Le compagnie offrono la possibilità di fare nuovamente l’escursione il giorno dopo, in caso non abbiate avuto l’opportunità di vedere i cetacei al primo tentativo.

Hvammstangi – 2 notti (ma ve ne consigliamo una sola): questo piccolo paesino sul mare è famoso per la presenza dei leoni marini. Purtroppo, nonostante vari tentativi, non abbiamo avuto la fortuna di avvistarli. Inoltre, si trova vicino ad uno dei più suggestivi luoghi della zona, il faraglione oceanico di Hvitserkur. Per il resto, però, non c’è assolutamente null’altro da vedere. Una notte può bastare.

Reykholt – 1 notte: anche in questo caso, una notte vi basterà per visitare le vicine sorgenti geotermali di Deildartunguhver.

Penisola di Snaefellsness – 4 notti: questa penisola viene definita “Piccola Islanda”. Sarebbe l’ideale, oltre al super inflazionato Circolo d’Oro, per chi non ha molto tempo, ma vuole godersi un’Islanda in miniatura, fatta di prati verdi e scogliere a picco sul mare.

Sorgenti geotermali di Landbrotalaug

Il nostro viaggio è durato circa tre settimane. Esattamente dal 5 agosto al 26 dello stesso mese. Questo non significa che l’Islanda necessiti di un tempo così lungo per essere esplorata. Basterà organizzarsi in base ai propri interessi e, in caso, tornare una seconda volta!

Cosa vedere a Reykjavik in un giorno

In aereo verso Reykjavik

Buongiorno lettori, l’argomento di oggi è cosa vedere a Reykjavik in un giorno.

Il nostro volo per l’Islanda, come quasi sempre accade, è atterrato a Reykjavik. Siamo arrivati il 5 agosto intorno alle 18.00 e dopo aver sbrigato tutte le pratiche aeroportuali, abbiamo deciso di prendere un taxi e posare i bagagli in hotel. Il nostro albergo si trovava tra le vie Hlemmur e Laugavegur. Una zona davvero ottima, in quanto centrale, sicura e piena di posti carini dove mangiare qualcosa. A questo proposito, abbiamo scovato un ristorante, di nome Hlemmur Matholl. Qui abbiamo ordinato due pizze assolutamente nella media e due Pepsi. Abbiamo avuto, inoltre, la fortuna di alloggiare proprio davanti ad un supermercato aperto 24h. Questo ci ha permesso di rifornirci, a prezzi molto onesti, per il nostro on the road. Un po’ provati dal volo, dall’eccitazione per l’imminente inizio del viaggio, ma soprattutto dalla voglia di svegliarci pronti per visitare Reykjavik il giorno seguente, siamo andati a letto presto.

Per le vie di Reykjavik

La mattina dopo ci siamo svegliati con una grande voglia di colazione! Dopo esser stati soddisfatti da quella offerta dal nostro alloggio, siamo usciti allo scoperto sotto una lieve pioggerellina. La prima tappa del nostro cammino è stata dedicata alla famosa Chiesa di Hallgrimskirkja. Questa chiesa è una delle maggiori attrazioni della capitale, complice la sua strana architettura. Alloggiando in centro, ci siamo arrivati in una decina di minuti di cammino. Gli esterni della struttura, in effetti, non ci hanno deluso. Questo luogo di culto luterano è, con i suoi 74 metri e mezzo, la quinta struttura architettonica più alta d’Islanda. Ma la cosa che più ci ha colpito è stata proprio la sua forma.

Hallgrimskirkja

La chiesa appartiene allo stile nazionale islandese basaltico. Ricorda infatti le bellissime formazioni di origine basaltica che troverete sull’isola durante il vostro viaggio. Sia a Reynisfjara Beach che a Studlagil Canyon. Dobbiamo dirvi, con tutta onestà, che la struttura è molto più impressionante ed esteticamente bella da fuori. Al contrario, gli interni, non sono particolarmente ornamentali, in linea con l’estetica della professione luterana.

Una volta conclusa la visita a Hallgrimskirkja, abbiamo deciso di non programmare nulla del resto della giornata, ma semplicemente di passeggiare per la città. Siamo partiti dal viale davanti alla chiesa, lasciandocela alle spalle. La giornata è proseguita tra i negozi. Mattia ha acquistato un bell’impermeabile blu, per ripararsi dal meteo che ci avrebbe aspettato nei prossimi giorni. Abbiamo poi deciso di entrare da Jolahusid, un negozio dedicato interamente al Natale, dove abbiamo optato per una decorazione da albero molto carina. Infine abbiamo comprato qualche tazza per arricchire la nostra collezione! La giornata è stata un susseguirsi di passi, entrate ed uscite dai negozi, foto e tanta voglia di scoprire l’Islanda. Si è conclusa nei pressi del nostro hotel con un piatto di noodles al pollo.

Reykjavik

Tra le attrazioni che si possono vedere a Reykjavik in un giorno, potremmo annoverare anche l’Harpa Concert Hall, una grande struttura che si trova sul porto.

In viaggio verso il Vulcano Thríhnúkagígur

Interno della camera magmatica del Vulcano Thríhnúkagígur

Buongiorno lettori, oggi faremo la nostra prima esperienza nella natura islandese, andremo in viaggio verso il Vulcano Thríhnúkagígur. La giornata inizia prestissimo. Sono le quattro di mattina quando ci alziamo e le cinque quando lasciamo la nostra camera. Destinazione aeroporto, o meglio, autonoleggio nel pressi dell’aeroporto! Oggi inizia il nostro vero on the road. Inizia con una delle esperienze più emozionanti che si possano vivere in Islanda. La discesa nella camera magmatica del Vulcano Thríhnúkagígur. Pensate che è l’unica camera magmatica all’interno della quale noi turisti possiamo scendere!

C’è un’unica agenzia in Islanda, dal nome paradigmatico Inside the Volcano, che promuove questo tour. A questo proposito vi consigliamo di prenotare direttamente sul loro sito in modo da evitare prezzi più alti. L’escursione solitamente inizia a Reykjavik, il vulcano infatti si trova appena fuori dalla città. Di conseguenza gli organizzatori scelgono un punto di ritrovo dove vi verrano a prendere la mattina e vi riporteranno una volta conclusa l’escursione. Nel caso in cui, come noi, non doveste tornare a Reykjavik dopo l’esperienza, potete tranquillamente raggiungere il punto d’incontro in autonomia con la vostra auto. In questo modo, la avrete disponibile a fine giornata per spostarvi verso la vostra prossima meta.

Una volta giunti a destinazione, troverete un cottage. Dovrete aspettare gli altri partecipanti e le guide. Un ragazzo ed una ragazza molto carini e sorridenti vi accompagneranno durante la vostra esperienza e si assicureranno che tutto proceda per il meglio. Dopo qualche breve presentazione ed una spiegazione veloce, scenderete al piano sottostante del cottage. Vi verrà data la possibilità di munirvi di un impermeabile lungo e coprente, in modo da non bagnarvi in caso di pioggia. Durante i primi giorni di viaggio il meteo non è stato clemente con noi. Quindi siamo stati obbligati a prendere l’impermeabile, ma vi consigliamo di non disdegnarlo anche se la pioggia è lieve. In Islanda i cambiamenti di clima sono da considerarsi repentini ed improvvisi!

Nella vallata del Vulcano Thríhnúkagígur

Siamo pronti. Inizia l’escursione! Ci aspetta un trekking di circa tre chilometri all’andata e tre chilometri al ritorno. La camminata è del tutto fattibile, ma nel nostro caso è stata un po’ più complicata causa freddo e pioggia incessanti! Durante la passeggiata abbiamo avuto il nostro primo incontro con la natura islandese. Caratterizzata da paesaggi brulli ed ostili e lunghe distese di rocce laviche dalle forme bizzarre. L’unica parte del trekking leggermente più faticosa si concentra negli ultimi pochi metri, un po’ in pendenza.

A questo punto, siete arrivati quasi a destinazione. Vi troverete davanti ad un rifugio in legno, pronto ad ospitarvi con una zuppa calda e delle bevande una volta esplorata la camera magmatica. Siamo stati divisi in gruppi più piccoli ed abbiamo fatto gli ultimi cinquanta metri per arrivare al cratere. Il cuore ha iniziato a palpitare non appena abbiamo visto l’ascensore con la quale saremmo dovuti scendere. Dobbiamo dire che, nonostante le precauzioni, le cinte di sicurezza ed i caschi di cui siamo stati provvisti, l’effetto è comunque molto emozionante!

Ci siamo. Stiamo scendendo. Una volta messa in moto l’ascensore, che vi porterà quasi 200 metri sotto terra, davanti ai vostri occhi vedrete il vulcano. Nel vero senso della parola! Non sarà la classica gita ai piedi della montagna, al limite del cratere. Sarete dove l’attività vulcanica è intensa, forte e potente come solo quella di un vulcano può essere. Le pareti vi sembreranno dipinte dai più bravi artisti al mondo che si litigano il pezzo più grande da decorare. Il giallo sulfureo. Il rosso del ferro ed il verde del rame daranno vita ad un’opera d’arte meravigliosa, che gli artisti hanno composto per voi oltre quattromila anni fa, ai tempi dell’ultima eruzione del Vulcano Thríhnúkagígur.

Usciti dall’ascensore potrete camminare tra le rocce magmatiche. Ad ogni passo vi sembrerà di stare in un posto diverso. Quindi camminate con il naso all’insù, ma non staccate mai la mano dai sostegni che si snodano lungo la camera. Abbiamo apprezzato molto la durata della visita. Non abbiamo ricevuto pressioni dalle guide, che ci hanno lasciato in libertà a godere di questa esperienza. Dura circa mezz’ora, ma se anche doveste dilungarvi un po’, saranno molto comprensivi, vista l’esclusività dell’escursione.

Una volta concluso, salirete nuovamente sull’ascensore. Vi metteranno in sicurezza e vi riporteranno in cima. Sarete ora pronti per tornare al rifugio e godervi un po’ di calore grazie ad una zuppa calda, di carne o verdure, e ad alcune bevande tra cui the, caffè e cioccolata calda. Ora rilassatevi. La vista dall’interno del rifugio sulla vallata dove sorge il vulcano è molto suggestiva e, soprattutto, dopo tanto freddo, sarete finalmente nel comfort più assoluto. Mettersi in viaggio verso il Vulcano Thríhnúkagígur è stata una delle esperienze più belle della nostra vita. La sua camera magmatica ci ha affascinati moltissimo e vorremmo rivederla tante, tantissime volte.

Vulcano Thríhnúkagígur

Cosa fare al Thingvellir National Park

Faglia di Silfra

Buongiorno lettori, oggi parleremo di cosa fare al Thingvellir National Park. Ormai ci siamo abituati alla natura islandese, ma anche alle condizioni meteorologiche non troppo favorevoli. Dopo l’escursione al Vulcano Thrihnukagigur di cui vi abbiamo parlato nell’ultimo articolo, ci siamo spostati nei pressi del Thingvellir National Park. Uno dei più suggestivi parchi nazionali islandesi, che vanta attrazioni maestose e paesaggi mozzafiato.

Anche oggi la sveglia suona presto. Usciamo di casa facendo una colazione molto leggera per motivi che vi spiegheremo a breve. Ci mettiamo in macchina e guidiamo per una mezz’ora abbondante. Le indicazioni sono chiare. Al Thingvellir National Park non manca molto, i paesaggi diventano man mano primordiali, ricordano una terra in fase embrionale. Senza nemmeno accorgercene, siamo all’interno del parco.

La Faglia di Silfra: la nostra prima tappa è stata Silfra perché avevamo in programma una straordinaria escursione. Faremo snorkeling tra due continenti. Silfra è infatti una spaccatura che divide la placca euroasiatica da quella nordamericana. Ci è bastata questa informazione per comprendere appieno il valore di ciò che avremmo vissuto da lì a breve! Se lo snorkeling è un’esperienza dal sapore più temerario, nulla vi vieta di visitare la faglia a piedi, costeggiando i confini tra la terra e l’acqua. Vi emozionerete al pensiero di trovarvi tra due continenti e scorgerete cime montuose americane da una parte, ed europee dall’altra. Non correte. Godetevi ogni scorcio di questi luoghi, ma soprattutto, guardate bene l’acqua trasparente di Silfra. La visibilità è estremamente favorevole, quindi non sarà difficile meravigliarsi davanti alle parti più superficiali del fondale.

Dettaglio Faglia di Silfra

Oxararfoss: questa cascata ha costituito la nostra seconda tappa all’interno del Thingvellir National Park. A riguardo ci piacerebbe fare una precisazione che non vale solo per questa, ma per tutte le cascate islandesi, soprattutto le più famose. Non credete di poterle visitare in pochi minuti. Ogni cascata ha i suoi punti panoramici, conviene mettere in conto almeno mezz’ora, se non di più. Oxararfoss è una cascata davvero suggestiva. L’acqua che scroscia dai suoi venti metri d’altezza vi regalerà una sensazione di meravigliosa freschezza. Avvicinatevi quanto possibile, a costo di bagnarvi un po’. Inizierete a mettere in conto che l’Islanda non è un paese da visitare con i capelli appena phonati ed i vestiti asciutti, ma con i piedi bagnati ed i capelli al vento!

Oxararfoss

Lago Thingvallavatn: questo lago è il più grande d’Islanda, ed è puntellato di alcune isole vulcaniche. E’ davvero molto bello da vedere e la sua temperatura è mite durante tutto il corso dell’anno. Questo aspetto, che sembra paradossale, è possibile grazie alle sorgenti calde sotterranee. Chi vuole, ed è in grado, può addirittura immergercisi e nuotare in uno dei laghi più belli del mondo.

Informazioni utili per visitare il parco

1 . il Parco è ad ingresso libero, non dovrete fare alcun biglietto per entrare

2 . gli orari sono i seguenti:

1 aprile-1 novembre 9.00-18.00, giugno e luglio fino alle 19.00

1 novembre-1 aprile 9.00-17.00

3 . l’unica spesa da sostenere è quella dei parcheggi che si differenzia in base ai posti della vostra vettura, il biglietto è valido tutto il giorno e potrete pagare con carta di credito o di debito:

autovettura da 5 posti o meno: 750 ISK (circa €5)

autovettura da 6 a 8 posti: 1.000 ISK (circa €6)

minivan o piccolo autobus da 9 a 19 posti: 1.800 ISK (circa €10)

La Faglia di Silfra: nuotare tra due continenti

Snorkeling nella Faglia di Silfra

Viaggiando si portano a termine mille esperienze, e questo viaggio in Islanda ce l’ha ricordato per l’ennesima volta, ma di nuotare nella Faglia di Silfra, tra due continenti, quello americano e quello europeo, proprio non ce lo saremmo aspettati.

Il nostro terzo giorno in Islanda, però, l’abbiamo fatto. Questa spaccatura della terra si trova ad ovest dell’isola, non lontana da Reykjavik. Siamo all’interno del Thingvellir National Park, e la faglia è localizzata nella valle del lago Tingvallavatn. Pensate che è l’unico luogo al mondo dove è possibile fare immersioni, o snorkeling, tra la placca euroasiatica e quella nordamericana. La fenditura si è formata a causa della deriva delle placche che si allontanano di due o tre centimetri l’anno. Oltre all’importante interesse geologico, l’afflusso turistico è dato anche dalle acque cristalline. La visibilità è di oltre cento metri.

Fatta questa breve, ma doverosa, premessa desideriamo raccontarvi la nostra esperienza per filo e per segno. Desideriamo aiutarvi a togliervi di dosso qualche timore, sicuramente comprensibile.

L’escursione ha inizio nel parcheggio che si trova nei pressi della faglia di Silfra. Noi abbiamo scelto il Tour Operator The Diving Island. Qui abbiamo incontrato la nostra guida Einar, che ci ha spiegato brevemente come comportarci durante il nostro snorkeling. A questo punto abbiamo iniziato l’opera di vestizione. Non la descriviamo in maniera pomposa per caso, pensate che Einar ci ha fornito talmente tante protezioni, mute ed aggeggi vari, che siamo usciti dall’acqua puliti ed asciutti. Come se ci fossimo appena svegliati! Eravamo partiti da casa con la certezza matematica che saremmo usciti fradici dalla faglia e che ci saremmo presi un bel malanno. La sorpresa, quindi, è stata tantissima!

Dopo esserci messi le pinne, iniziamo ad incamminarci (vi lasciamo immaginare con quali assurde movenze), verso la scala che darà il via al nostro snorkeling. Einar ci controlla le maschere ed i boccagli. Ci fa segno di entrare in acqua. Noi lo ascoltiamo e ci immergiamo. Siamo elettrizzati! Ma la vera sorpresa arriva nel momento in cui, muniti di maschera, ammiriamo la faglia così vicina ai nostri occhi. L’acqua è di un blu intenso. Trasparentissima, con qualche alga dai colori brillanti e tante fessure dalle forme particolari e buffe. Andando avanti a nuotare ci si rende conto delle varie profondità alle quali si può assistere. Ci sono punti in cui il fondale finisce per essere quasi a perdita d’occhio. Altri in cui addirittura si tocca con i piedi, un’infinita riserva di colori brillanti.

Il fondale di Silfra è meraviglioso e secondo noi quest’escursione merita. Le opzioni sono due con The Diving Island:

Snorkeling nella Faglia di Silfra

1 . Snorkeling: quest’esperienza è esattamente quella che abbiamo scelto noi. Non necessita di brevetti o certificazioni PADI, né di una forma fisica da atleti olimpionici. Ogni tipo di attrezzatura, sia per quanto riguarda la muta, che le protezioni impermeabili, fino ad arrivare a pinne, maschera e boccaglio sono forniti dalle guide. Il vostro accompagnatore vi seguirà senza abbandonarvi nelle gelide acque islandesi. Quindi niente paura, sarà tutto sotto controllo.

2 . Immersione subacquea: in questo caso avrete la possibilità di scendere nelle profondità della faglia. Il che dev’essere davvero emozionante. Per ovvio motivi, però, è necessario che voi abbiate la certificazione PADI, quindi un brevetto per immersioni che vi dia la possibilità e le capacità di affrontare l’escursione. Anche in questo caso non sarete soli. Verrete accompagnati dalle guide che si accerteranno che tutto prosegua per il meglio.

Noi ci siamo trovati molto bene, soprattutto per quanto riguarda le attrezzature. Sono assolutamente consone ed adeguate alle esigenze di ognuno di noi, senza contare che il buon Einar ci ha offerto una cioccolata calda a termine del nostro snorkeling. Nuotare nella Faglia di Silfra, tra due continenti, è stata una delle più belle esperienze vissute in Islanda.

Gullfoss: una delle più belle cascate d’Islanda

Gullfoss

Buongiorno lettori, oggi vi parleremo di Gullfoss, una delle più belle cascate d’Islanda. Come avrete notato dai precedenti racconti di viaggio, i nostri ultimi giorni sono stati impegnativi. Abbiamo visto la nostra prima cascata islandese. Siamo arrivati alle pendici di un vulcano. Siamo entrati nella sua coloratissima camera magmatica e, infine, l’ultimo giorno ci siamo immersi tra due continenti.

Oggi, però, il riposo è ancora un miraggio. La sveglia suona un po’ più tardi del solito, verso le nove e trenta del mattino. Facciamo colazione. Lasciamo la nostra camera e procediamo verso la nostra prossima destinazione: Haukadalur. Un centro abitato vicinissimo ai geyser. Nonostante l’enorme impazienza da cui eravamo guidati, non avremmo mai potuto tralasciare una tappa importante. La maestosa, titanica, monumentale cascata di Gullfoss. Questa è una delle cascate più famose d’Islanda, complice la vicinanza alle altre attrazioni del Circolo d’Oro, come il Parco Thingvellir ed i geyser.

Una delle peculiarità di Gullfoss sono i due gradoni che l’acqua percorre, il primo alto undici metri, ed il secondo ventuno, ed i meravigliosi giochi di luce che è possibile ammirare a causa dell’umidità. Visitare questa cascata è semplicissimo e, anche in questo caso, totalmente gratuito, non possiamo dire la stessa cosa dei negozi nei pressi del parcheggio dell’attrazione, ricolmi di oggetti inutilmente ed eccessivamente costosi.

Ma torniamo a Gullfoss. Una volta giunti al parcheggio, ci siamo muniti di protezioni impermeabili e ci siamo avviati verso un sentiero. Qui dominava l’insegna relativa alla cascata. Percorrendo man mano la strada designata, non solo si sente cambiare l’aria, che diventa più umida e bagnata, ma si comincia a scorgere, sempre più chiaramente il rumore dell’acqua scrosciante. Paradigmatico indizio di ciò che, da lì a breve, avremmo avuto davanti. Giunti sul ciglio di una scalinata, ci apprestiamo a scendere gli scalini con particolare attenzione a non scivolare. Tenendo le mani attaccate come francobolli ai sostegni, ma con gli occhi rivolti verso Gullfoss, una delle più belle cascate d’Islanda.

Gullfoss

Nei giorni precedenti alla partenza per l’Islanda, abbiamo pensato che visitare Gullfoss sarebbe potuto essere superfluo. L’idea è stata quella che fosse una sorta di trappola per turisti. Il fatto che facesse parte del Circolo d’Oro, non ha fatto che aumentare i nostri sospetti, portandoci a pensare che se l’Islanda è il paese delle cascate, sarebbe stato impossibile non trovare da altre parti qualcosa di simile. Ad oggi possiamo dirvi con certezza che il fatto che Gullfoss sia una meta turistica molto gettonata, non la rende di certo una copia di altre cascate islandesi. La sua unicità è visibile non appena la si intravede tra la nebbia. Il fatto che vi sarà necessario percorrere un sentiero per arrivare il più vicino possibile non deve spaventarvi. La pendenza è minima, basterà prestare attenzione a dove mettere i piedi e non inciampare tra un sasso e l’altro.

La nostra visita è durata circa un’ora. Un po’ per percorrere il sentiero, un po’ perché arrivati proprio davanti alla cascata, sarebbe stato stupido scattare qualche foto ed andarsene. Ogni angolazione è speciale. La forza della natura di Gullfoss ha dell’incredibile. Abbiamo voluto goderci ogni minuto di questa splendida tappa del Circolo d’Oro.

Il tragitto di ritorno è stato un susseguirsi di torsioni per guardarla un’ultima volta. Ma il nostro pensiero, a quel punto, erano i geyser che eravamo impazienti di ammirare. Nonostante ciò, abbiamo deciso di fare tappa in hotel. Ci siamo cambiati ed asciugati, viste le condizioni in cui possono ridurre moltissimi punti d’interesse islandesi 🙂

Come vi dicevamo, Haukadalur è il posto perfetto per vistare i geyser ed il nostro hotel era a meno di cinque minuti a piedi. Nel prossimo articolo vi racconteremo il nostro pomeriggio tra i geyser e le emozioni che ci hanno regalato.

Gullfoss

Geysir e Strokkur: geyser e vapori

Sorgenti nei pressi di Geysir

Buongiorno lettori, oggi passeggeremo insieme tra Geysir e Strokkur, tra geyser e vapori della terra. Ci siamo lasciati con il racconto della bellissima cascata di Gullfoss e con un’irrefrenabile voglia di assistere ad uno dei più affascinanti fenomeni al mondo. I geyser! Dopo la nostra tappa alla cascata, dire che fossimo bagnati fradici è un eufemismo. Quindi la prima destinazione per cambiarci e asciugarci un po’ era il nostro hotel. Finalmente abbiamo posato le valigie. Ci siamo rimessi in sesto e siamo usciti. Fortunatamente il nostro albergo era a due minuti a piedi dai geyser, quindi è stato molto facile e veloce raggiungerli.

Anche per quanto riguarda quest’attrazione, non dovrete tirar fuori il vostro portafogli. L’ingresso è libero e gratuito per tutti, e questo è un altro buon motivo per non perdersi quest’esperienza. D’altra parte, avrete la possibilità di lasciare un’offerta a vostro piacimento e giudizio. Non appena ci si avvicina al sito, l’odore di zolfo prende il sopravvento. I vapori si fanno man mano più vicini e facili da vedere. Se visitate i geyser durante una fredda giornata, come è capitato a noi, non appena vi troverete davanti ad una fonte di vapore, avrete una sensazione di calore estremamente piacevole. All’ingresso del parco troverete un cartello che vi spiegherà come comportarvi in quest’area. Soprattutto, vi consiglierà di non avvicinarvi troppo e di prestare attenzione all’acqua bollente che fuoriesce dalle sorgenti.

Fatte queste precisazioni, entriamo nel vivo della visita e parliamo meglio dei geyser. Principalmente ne troverete due. Geysir e Strokkur. Il primo è il geyser conosciuto più antico di tutti. Si è formato in seguito all’attività vulcanica del 1294. Il suo record di eruzione è di 170 metri nel 1845. Purtroppo, però, ad oggi la sua attività è saltuaria. Non c’è modo di sapere quando e se erutterà. Questo fatto è dovuto alla noncuranza dei turisti che, per cercare di “svegliare” il geyser, hanno lanciato terra e pietre al suo interno, “intoppando” la sua attività. A questo proposito, per non peggiorare la situazione, vi consigliamo di evitare questi atteggiamenti, sia per quanto riguarda Geysir, che per quanto concerne Strokkur, il suo fratello minore che vanta, ancora adesso, un’assidua attività.

Strokkur

Veniamo quindi a lui, Strokkur. Un geyser dal getto sicuramente meno potente di Geysir, ma comunque estremamente spettacolare, che erutta almeno due volte nel giro di dieci minuti. Questo significa che avrete praticamente la certezza matematica di poter vedere questo meraviglioso fenomeno. La sua origine risale al 1789 e raggiunge picchi di trenta metri. Vi consigliamo di stare a guardarlo per un po’. Non accontentatevi di una sola eruzione. Non tutte sono potenti ed alte allo stesso modo, quindi vale la pena fermarsi qualche minuto in più per vederne le differenze. Proseguendo sul percorso delineato, vedrete anche delle più piccole pozze d’acqua. Queste non eruttano, ma hanno la bella peculiarità di avere un’acqua di un blu intenso, estremamente affascinante e senza dubbio imperdibile. Tutti questi colori sono dovuti a batteri ed alghe presenti al loro interno. Anche in questo caso i vapori saranno sulfurei, molto caldi ed estremamente umidi.

Sorgenti nei pressi di Geysir

Dopo aver camminato per almeno un’ora tra Geysir, Strokkur, geyser, vapori ed odore di zolfo, abbiamo deciso di prenderci una piccola pausa al bar di fronte. Un grande complesso che contiene, oltre che una caffetteria, un grandissimo negozio di souvenir. La giornata si è quasi conclusa, ed ancora non riusciamo ad immaginare di aver visto un geyser eruttare per la prima volta proprio davanti a noi 🙂

Cascate islandesi: Gljúfrabúi e Seljalandsfoss

Gljúfrabúi

Buongiorno lettori, oggi esploreremo le più particolari cascate islandesi, Gljúfrabúi e Seljalandsfoss. Come avete letto nell’ultimo articolo, ci siamo addormentati in una delle zone più suggestive di questo paese. La Valle di Haukadalur. Proprio davanti al parco che ospita i più antichi geyser islandesi. La mattina dopo, però, è già tempo di ripartire. Salutiamo le calde sorgenti geotermali e ci dirigiamo verso due delle più belle e particolari cascate islandesi, Gljúfrabúi e Seljalandsfoss .

Dopo una ricca colazione saliamo in camera a radunare le poche cose tirate fuori dalle valigie e partiamo. Direzione Gljúfrabúi. La prima cascata di oggi non è così famosa e questo, se da una parte è un vero peccato, dall’altra è uno dei motivi per i quali l’atmosfera è serena e rilassante. Si tratta di una cascata più piccola rispetto alla vicina Seljalandsfoss, sia per portata d’acqua, che per altezza. Nonostante ciò, ha una peculiarità a renderla estremamente straordinaria. Si trova quasi totalmente oscurata dalle rocce. Tant’è che se ci si passa davanti senza conoscerne l’ubicazione precisa, si rischia di perdersela. L’unico indizio è il piccolo ruscello che raccoglie l’acqua della cascata. Seguendolo, si arriva ad una fenditura tra le rocce e solo qui, avrete il secondo indizio. Il rumore dell’acqua.

Ora non potete più confondervi. Gljúfrabúi si trova lì dentro, a pochi passi da voi. Consigliamo un abbigliamento tecnico o quantomeno impermeabile, ma anche scarpe comode e da trekking. Dovrete addentrarvi tra rocce umide e muschiose, sarete quindi facili prede di scivolate mirabolanti! Una volta entrati, avrete davanti a voi uno scenario da favola. L’acqua che scroscia a pochi metri da voi. Un microclima totalmente diverso da quello esterno e tanta, anzi tantissima acqua che vi arriverà addosso. Avvicinatevi il più possibile, ovviamente con le dovute attenzioni, e guardate in sù. Vedrete il cielo da una prospettiva mai vista prima.

Gljúfrabúi

Noi abbiamo scattato centinaia di foto. Fate attenzione alle macchine fotografiche, qui è tutto completamente bagnato, quindi abbiate cura dei vostri dispositivi, anche in vista della prossima cascata che visiterete. La maestosa Seljalandsfoss, è molto più alta della precedente, ed anche lei ad alto rischio infradiciatura!

Seljalandsfoss

Questa seconda cascata si trova solo ad un chilometro di distanza dalla precedente, circa due minuti in macchina. In questo caso, una volta giunti al parcheggio, non farete alcuna fatica a scorgerla. Qui l’acqua cade da più di sessanta metri. Vivrete un’esperienza indimenticabile grazie alla particolare conformazione di Seljalandsfoss. Avrete infatti la possibilità di aggirare la cascata e vederla da dietro il getto. Vi troverete tra la roccia ed una potentissima cascata che si staglia davanti ai vostri occhi. E’ possibile ammirarla da questo punto di vista solo durante l’estate. D’inverno il percorso è, comprensibilmente, chiuso ai turisti a causa della pericolosità data da neve o ghiaccio.

Nonostante ciò, non preoccupatevi. Il sentiero è assolutamente fattibile, ben segnalato e percorribile senza grande dispendio d’energia, ma solo con un po’ di attenzione alle irregolarità del terreno. Potrete arrivare fino a dove la cascata si conclude, toccando l’acqua e, anche qui, bagnandovi ben bene. Entrambe queste attrazioni non sono a pagamento. Vi basterà arrivare in loco, scendere dalla vostra auto e fare qualche metro a piedi, stupendovi davanti alla straordinaria bellezza della natura.

Seljalandsfoss

Reynisfjara Beach e Laufskalavarda

Reynisfjara Beach

Buongiorno lettori, le mete di oggi sono Reynisfjara Beach e Laufskalavarda. Sia Reynisfjara Beach, la Spiaggia Nera, che Laufskalavarda, sono posti molto particolari. Anche questa volta ci svegliamo con la prospettiva di guidare per poco più di due ore e fermarci qua e là per scattare foto alle meravigliose strade islandesi. La sveglia non suona prestissimo, del resto due ore di auto non sono troppe. Possiamo prendercela con comodo. Ma la sorpresa di questa giornata è un’altra. Sì, perché oggi ci siamo svegliati con il sole. E’ stato davvero stupendo aprire gli occhi e non sentire il ticchettio della pioggia sulle finestre o il vento muovere i fili d’erba. Questo giorno ha sancito il nostro proclama di pace con l’Islanda, che fino a quel giorno non ci aveva dato tregua a livello metereologico. Con questa nuova consapevolezza e, soprattutto, questa nuova luce che rende tutto migliore, facciamo colazione.

Ci vestiamo ed usciamo dal nostro alloggio, pronti per la prima tappa di oggi. La Spiaggia Nera. Questa spiaggia, chiamata dagli islandesi Reynisfjara Beach, si trova sulla costa sud e dista pochi chilometri da Vik, il luogo dove vi consigliamo di soggiornare per visitarla.

La sua particolarità sta nella presenza di una meravigliosa scogliera basaltica. Una grande grotta rocciosa e due straordinarie formazioni rocciose sorgono poco lontano dalla riva e rendono la spiaggia una perfetta location per i viaggiatori e per i fotografi. Nonostante il nostro suggerimento comprenda la visita a Reynisfjara Beach, vorremmo fare alcune precisazioni. Questa spiaggia è stata spesso teatro di tremendi incidenti. Anche mortali. La sua pericolosità si articola in fattori come le colonne basaltiche, molto scivolose e da scalarsi solo in sicurezza, la corrente dell’oceano che alcuni temerari sfidano, sottovalutandola, e le rocce che talvolta si staccano dalla loro origine. Il nostro consiglio è quello di visitarla con attenzione. Evitate di entrare in acqua, di scalare le scogliere con poca accortezza e di mettervi in situazioni pericolose.

Reynisfjara Beach

Fatte queste brevi precisazioni, non perdetevi Reynisfjara Beach. E’ un luogo che porta con se una meravigliosa atmosfera e degli scenari da cartolina. Inoltre è possibile scattare foto estremamente suggestive. Arrivarci da Vik è molto semplice ed impiegherete pochi minuti d’auto. Vi basterà parcheggiare al punto di ristoro e seguire le indicazioni. La spiaggia, come ormai avrete intuito, è molto scura, formata da sassolini di piccole dimensioni, una stupenda scogliera basaltica ed una grotta dalla quale cadono goccioline che vi bagneranno la testa. Purtroppo è anche un luogo molto turistico.

Sarà quindi difficile non trovare altre persone oltre a voi. Armatevi di santa pazienza ed aspettate che l’ambiente si svuoti un po’ per godervi il luogo e scattare qualche foto ricordo. Il consiglio principale che possiamo darvi per trovare la spiaggia deserta, o quasi, è la classica sveglia prestissimo ed un appostamento nelle prime ore del mattino. Solo in questo caso avrete la libertà di vagare in totale serenità.

Reynisfjara Beach

La nostra visita si è svolta, prima di tutto, davanti alla scogliera. Qui la natura ha fatto davvero un bel lavoro. Sembra che sia tutto costruito con righello e taglierino. Le rocce sono di una regolarità quasi disarmante, capace di stupire anche i più scettici tra noi. In seguito ci siamo diretti verso la grotta. Anch’essa è di formazione basaltica ed anch’essa è meritatamente fotografata da chiunque. Non è per nulla facile catturare la vera bellezza di questi luoghi, né con le foto né con le parole. Infine abbiamo deciso di avvicinarci al mare (non troppo!) per ammirare le due mastodontiche formazioni che fanno capolino in acqua. Se proverete a spegnere il cervello ed a tapparvi le orecchie per un attimo, proverete un’immensa malinconia. Questa è Reynisfjara.

La visita alla spiaggia nera ci ha lasciato un meraviglioso ricordo, ma il tempo scorre e noi dobbiamo rimetterci in marcia. Questa parte dell’Islanda è davvero molto bella da percorrere in auto, complice sicuramente il bel tempo, ma anche qualche piccola deviazione lungo la strada, come Laufskalavarda. Questo posto è stato per noi una sorpresa. Non era infatti nei nostri progetti, ma abbiamo intravisto dall’auto qualche cartello ed abbiamo deciso di fermarci. Se non conoscete la storia, come noi, non riuscirete a capire di cosa si tratti, ma basta avvicinarsi e leggere ciò che raccontano i cartelli.

Laufskalavarda è una grandissima distesa di piccole montagnette di sassi, ma è il motivo di costruzione di queste montagnette ad essere curioso ed anche molto carino. Nel 894 una forte eruzione del vicino Vulcano Katla distrusse completamente il circondario, compresa una fattoria che si trovava proprio qui. Dopo l’esplosione, gli abitanti chiaramente provarono a ricostruire tutto. Per questo motivo i civili cominciarono a lasciare dei piccoli sassolini ed a metterli impilati in segno di incoraggiamento. Da quel momento in poi, tanti viaggiatori che passano da qui fanno la stessa cosa, come abbiamo fatto noi dopo aver saputo la vicenda. Ogni sassolino è di buon auspicio. E’ proprio vero che, nonostante Reynisfjara Beach fosse in programa, mentre Laufskalavarda no, i viaggi si fanno sul posto. Sempre.

Laufskalavarda

Un tramonto da favola

Tramonto Islandese

Buongiorno lettori, “Un tramonto da favola” è il titolo che abbiamo scelto per quest’articolo. Ma prima, vediamo insieme cos’è successo. Il meteo continua ad essere dalla nostra parte. Il sole splende ed il cielo è azzurrissimo! Vi preannunciamo che la giornata di oggi, seppur partita molto bene, ha subìto un grande intoppo. Vi raccontiamo tutto per evitare che anche voi possiate incorrere nello stesso pericolo. Ma torniamo un po’ indietro. Vi dicevamo. Il cielo è blu e la giornata che ci aspetta è per lo più di guida. Da sud, dopo aver visitato la Glacier Lagoon, ci sposteremo ad est per visitare qualche attrazione il giorno dopo. Lasciamo la nostra camera d’albergo e partiamo accompagnati dallo stereo a tutto volume.

Qui i paesaggi sono verdi e rilassanti. Non vi annoierete, nonostante le ore di guida. Ammirerete un’Islanda un po’ diversa. Quella del Sud, della costa che si bagna nell’Oceano Atlantico e delle meravigliose scogliere a picco sul mare. Per goderci appieno il clima ed il sole, abbiamo scelto la contea di Austur-Skaftafellssýsla. Non ci siamo fermati a dormire per questioni di tempo, ma abbiamo comunque trovato meravigliosi promontori e straordinarie formazioni rocciose da ammirare in tutta la loro bellezza. Durante il tragitto ci siamo fermati più volte. Credeteci, sarà la stessa cosa per voi. Tutta la strada è costellata da visuali pazzesche ed il blu del mare vi obbligherà a sostare per scattare qualche foto.

Scogliere a picco sul mare

Il problema, e parlare di problema è un eufemismo, si è palesato nei pressi di Djúpivogur, un comune abitato da poco meno di 500 persone a sud-est dell’isola. Attirati da un faro e vedendo una stradina solcata da ruote d’auto, abbiamo pensato di addentrarci in un piccolo sentiero secondario. E’ vero che la strada era composta perlopiù da erba e terriccio, ma è anche vero i segni di pneumatici ed il fatto che non ci fosse nessun divieto, ci ha fatto sentire tranquilli nell’attraversarla. Dopo qualche centinaia di metri, in sostanza, ci siamo affossati nel fango. La macchina ha smesso di stare dalla nostra parte ed è iniziata la giornata più snervante del nostro on the road. L’auto si è inclinata. Le ruote posteriori, non avendo un 4×4, non aiutavano. Quelle davanti giravano a vuoto.

Dopo vari tentativi, un quad si è avvicinato a noi ed abbiamo sperato che il signore che lo guidava sarebbe venuto a darci una mano. Purtroppo, però, ci ha semplicemente detto che non avremmo potuto entrare nell’area e ce la saremmo dovuti cavare da soli. Insomma, diciamo che non è stato in alcun modo d’aiuto. Le abbiamo provate tutte. Abbiamo cercato di spingere l’auto, di farla partire più volte. Abbiamo cercato di utilizzare vari oggetti per far leva ed infine, abbiamo provato a scavare in prossimità delle ruote. Nulla sembrava migliorare la situazione. Dopo ore ed ore di tentativi, lo stesso signore che nel pomeriggio si era avvicinato a noi in quad, è tornato con un trattore e, finalmente, ci ha tirati fuori dal pantano, dicendoci che ha volontariamente aspettato a darci una mano per “punirci”.

Dobbiamo dire che ci siamo rimasti particolarmente male. Abbiamo capito che non saremmo dovuti entrare, però non c’era assolutamente nessuna indicazione ad impedircelo e, soprattutto, non abbiamo violato alcuna proprietà privata. Di conseguenza abbiamo capito la sua arrabbiatura, ma non abbiamo condiviso la modalità secondo la quale dovesse “farcela pagare”. Non vi raccontiamo quest’episodio per incolpare qualcuno, ma per avvisarvi del fatto che la vostra macchina, in Islanda, sarà la vostra migliore amica. Dovete evitare in tutti i modi di metterla in pericolo. Evitate, quindi, strade non battute, a patto che non abbiate noleggiato un 4×4. Prestate molta attenzione al terreno dentro al quale vi state inoltrando.

Insomma, nonostante tutto, è bene tutto quel che finisce bene. Ci siamo rimessi in marcia con nuova linfa ed abbiamo continuato sulla nostra strada ripensando all’accaduto. Per fortuna, la natura, a differenza del signore di prima, ha deciso di regalarci qualcosa di meraviglioso. Ormai erano le 8 di sera passate ed il sole ha cominciato a tramontare, regalandoci un tramonto da favola. Abbiamo scovato un bel posticino dove ci siamo fermati, questa volta lasciando l’auto in sicurezza. Poco dopo una grande curva, abbiamo notato una deliziosa casetta in legno adibita, secondo ciò che c’era scritto dentro, al bird watching. La struttura era molto piccola. Tenuta egregiamente e con il tetto completamente coperto d’erba. Abbiamo quindi deciso di goderci un po’ di tranquillità al tramonto, dopo la disperazione del pomeriggio appena trascorso.

Cabina per il Bird Watching